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Un dolore cronico quotidiano, il sollievo della cannabis terapeutica… e il rifiuto della cassa malati. È la situazione che vive Gennaro Ausiello, 44 anni, affetto da una malattia neurologica. «Assumere cannabis ogni giorno comporta una spesa di centinaia di franchi. Non posso permettermelo, ed è umiliante», racconta.
🇨🇭Dal 2022 in Svizzera la cannabis può essere prescritta legalmente e acquistata in farmacia, ma ottenere il rimborso dall’assicurazione è complicato. Ausiello ha fornito alla cassa malati il rapporto del medico, ma la risposta è stata chiara: l’efficacia dei fiori di cannabis non è sufficientemente dimostrata e la sostanza non figura nell’elenco dei medicinali rimborsabili.
Ma perché non ricorrere a farmaci tradizionali riconosciuti dalla cassa malati? «Non è evidente trovare la medicina giusta», risponde Ausiello. «Non è scontato che i farmaci tradizionali abbiano l’effetto sperato e in alcuni casi, come il mio, comportano effetti collaterali pesanti. Ci vorrebbe un approccio caso per caso. Bisognerebbe valutare quale cura offra il miglior beneficio e poi seguire quella via».
«Si crea una medicina a due velocità – continua Ausiello – chi può permettersela ottiene benefici, chi non può resta nel dolore». L’uomo ha quindi fondato CanMed Ticino, associazione che sostiene l’uso medico della cannabis e vuole dare voce ai pazienti sul territorio.
Secondo la professoressa Barbara Broers, esperta di medicina e cannabis terapeutica, ottenere il rimborso rimane un ostacolo frequente. L’unico farmaco pienamente rimborsato è lo spray Sativex per la spasticità grave nella sclerosi multipla. Per altri preparati a base di cannabis, il rimborso è possibile solo convincendo la cassa malati del reale beneficio per il paziente, una procedura complessa e non sistematica.
📰 Testo estrapolato dall’articolo di Giacomo Agosta