Ieri, 22:192017-12-16 22:19:13
Christian Solari @laRegione

Secondo le prime informazioni,...

Secondo le prime informazioni, fortunatamente per l'attaccante zurighese del Lugano (vittima di una bastonata nel finale di partita) non dovrebbe trattarsi di nulla di serio

Secondo le prime informazioni, fortunatamente per l'attaccante zurighese del Lugano (vittima di una bastonata nel finale di partita) non dovrebbe trattarsi di nulla di serio

Ieri, 21:562017-12-16 21:56:56
Marco Maffioletti @laRegione

Bastano 16‘‘ a Blum per conseg...

Bastano 16‘‘ a Blum per consegnare la vittoria al Berna. Il difensore, ben imbeccato da Haas, non dà scampo a Conz. L‘Ambrì porta a casa 1 punto, ma davanti Losanna e Langnau vincono e la classifica piange sempre di più.

Bastano 16‘‘ a Blum per consegnare la vittoria al Berna. Il difensore, ben imbeccato da Haas, non dà scampo a Conz. L‘Ambrì porta a casa 1 punto, ma davanti Losanna e Langnau vincono e la classifica piange sempre di più.

Ieri, 21:042017-12-16 21:04:12
@laRegione

Il Lugano chiude in bellezza il 2017

Si è concluso con una vittoria alla Stockhorn Arena di Thun il 2017 del Lugano. Un successo che permette ai bianconeri di chiudere la prima parte della stagione con cinque punti...

Si è concluso con una vittoria alla Stockhorn Arena di Thun il 2017 del Lugano. Un successo che permette ai bianconeri di chiudere la prima parte della stagione con cinque punti di vantaggio sull'ultima della classifica (il Sion). Nel canton Berna a decidere la sfida sono stati Junior e Gerndt. Il primo è andato in gol al 58' con una splendida deviazione volante, il secondo ha messo il sigillo alla vittoria a con un'azione personale al 95.

Ieri, 17:402017-12-16 17:40:17
Prisca Colombini @laRegione

Mendrisio, il sindaco Carlo Croci annuncia le sue dimissioni. ‘Scendo dall’autobus’

È iniziata con una sorpresa la cerimonia dello scambio degli auguri di Mendrisio. Il sindaco Carlo Croci ha infatti...

È iniziata con una sorpresa la cerimonia dello scambio degli auguri di Mendrisio. Il sindaco Carlo Croci ha infatti annunciato le sue dimissioni per i primi mesi del 2018.

parlando ai suoi cittadini, Croci ha annunciato che “scenderà dall’autobus partito alcuni decenni fa” in quanto i progetti che sono iniziati nel suo sindacato sono stati avviati, in via di realizzazione o portati a termine. Toccherà ora al suo successore - la scelta spetterà al municipio, ma stando alle prime informazioni raccolte in sala un ballottaggio non è da escludere - avviarne dei nuovi.

A subentrare in Municipio sarà Paolo Danielli, attuale capogruppo in Consiglio comunale.


Sci
Ieri, 13:302017-12-16 13:30:29
@laRegione

Svindal trionfa in Val Gardena, sorpresa Roulin

Aksel Lund Svindal ha conquistato la discesa della Val Gardena. Il fuoriclasse norvegese, con una prestazione praticamente perfetta, ha spazzato via la concorrenza. L...

Aksel Lund Svindal ha conquistato la discesa della Val Gardena. Il fuoriclasse norvegese, con una prestazione praticamente perfetta, ha spazzato via la concorrenza. L'unico a tenere in parte testa a Svindal è stato il connazionale Jansrud, secondo con un distacco di 59 centesimi. A completare il podio c'è l'austriaco Max Franz a 85 centesimi. Splendido quarto, a 1'', Gilles Roulin, sceso con il pettorale numero 32. Per il 23enne zurighese è il miglior risultato della carriera. Beat Feuz, ottavo, e Mauro Caviezel, decimo, completano la buona prestazione di squadra dei rossocrociati. 

Sci
Ieri, 11:362017-12-16 11:36:26
@laRegione

La Vonn torna alla vittoria

Lindsey Vonn ha vinto il super G di Val d'Isère, disputato con una partenza abbassata e contraddistinto da diverse piccole interruzioni a causa della nebbia e del nevischio. Per la...

Lindsey Vonn ha vinto il super G di Val d'Isère, disputato con una partenza abbassata e contraddistinto da diverse piccole interruzioni a causa della nebbia e del nevischio. Per la fuoriclasse statunitense è la 78esima vittoria della sua incredibile carriera. L'ultimo trionfo risaliva allo scorso  21 gennaio, quando la 33enne vinse la discesa di Garmisch. Dietro a lei l'italiana Sofia Goggia e la norvegese Ragnhild Mowinckel. Ottima quinta Joana Hählen, la migliore delle elvetiche. 

Lara Gut ha terminato al nono posto. Decima Michelle Gisin, più attardate le altre ragazze rossocrociate. 

Ieri, 11:222017-12-16 11:22:00
@laRegione

BMW M4 CS

Dopo la GTS, dedicata ai più puristi, la BMW M4 è ora disponibile nella versione CS, acronimo di Competition Sport. Che sia in effetti il compromesso ideale tra l’impiego stradale e quello tra i cordoli?...

Dopo la GTS, dedicata ai più puristi, la BMW M4 è ora disponibile nella versione CS, acronimo di Competition Sport.
Che sia in effetti il compromesso ideale tra l’impiego stradale e quello tra i cordoli? Scopritelo nella nostra prova su strada!

Nel 2014 la BMW M4, e rispettivamente la M3, non hanno avuto un compito tra i più facili in occasione del loro debutto. Non tanto per la numerazione che nel caso della Coupé è passata dal 3 al 4, quanto per essere state equipaggiate per la prima volta con un motore turbo – sebbene dal V8 si ritornasse alla più classica configurazione con i sei cilindri in linea.
Nonostante ciò la bontà del prodotto è stata ampiamente riconosciuta e la M4 si è guadagnata il rispetto che meritava. Anche perché la resa prestazionale ha saputo convincere anche i più scettici. La sua “cattiveria” in effetti non è nemmeno tanto celata: basta un veloce sguardo alle linee pronunciate e ai suoi fianchi larghi per capire che è pronta all’attacco.
La CS di cui scriviamo in questa pagina è tutto ciò, ma ancora più estremo. Il pronunciato spoiler in fibra di carbonio all’estremità della coda, il nuovo cofano e le appendici aerodinamiche aggiuntive anch’esse in fibra di carbonio sono lì a testimoniarlo. Tutto ciò ovviamente appaga l’occhio ma svolge pure una specifica funzione aerodinamica e/o di raffreddamento. Il motore da 3 litri di cilindrata, la cui potenza sale da 431 a 460 cavalli, beneficia di un maggiore apporto di aria fresca; pure l’assetto è stato rivisto per una maggiore sportività. Ciò che fa però realmente comprendere le intenzioni della CS sono gli pneumatici semislick con cui è equipaggiata per ottenere maggiore grip. Il clima tardo autunnale, caratterizzato da strade a volte umide e soprattutto fredde, non è stato ovviamente il terreno di prova ideale per questo pneumatico: se nelle partenze al semaforo il pedale destro non veniva calibrato con attenzione, ecco che le ruote posteriori si mettevano alla disperata ricerca di una motricità che, purtroppo, non c’era. La soluzione? Portare pazienza e aspettare una bella giornata di sole che consenta alla colonnina di mercurio di salire sopra i dieci gradi centigradi e alle strade di asciugarsi per bene. Dopodiché la CS è davvero pronta per far vedere di che pasta è fatta.
Rispetto ad una M4 tradizionale, la CS segna ben 35 kg in meno sulla bilancia. Un risultato ottenuto non solo con l’impiego della fibra di carbonio all’esterno ma anche con una dieta più o meno drastica all’interno. I pannelli porta sono realizzati in plastica rinforzata con fibra di carbonio (CFRP), non hanno alcun vano e devono essere chiusi tirando un laccio di stoffa, il che contribuisce non poco alla creazione di un ambiente corsaiolo. Proprio come il volante rivestito in Alcantara e, non da ultimo, la colonna sonora più intimidatoria che proviene dai quattro terminali di scarico.
A piacerci della M4 CS è stata in particolare la possibilità di poter creare un Set-Up su misura in base al tipo di percorso, alle condizioni dello stesso e allo spirito con cui vogliamo affrontarlo. I tempi di cambiata del doppia frizione, la risposta del propulsore, lo sterzo, la rigidità dell’assetto e pure il controllo di stabilità possono essere regolati indipendentemente in più livelli. Va in ogni caso anticipato che anche la CS resta, con le opportune regolazioni, piuttosto fruibile quotidianamente, pur mostrando tramite la rigidità dell’assetto che questo non è il suo contesto preferito. Se inizialmente alle velocità più basse l’assetto può in effetti sembrare troppo rigido pure per un impiego stradale più ‘brillante’, quando si inizia a spremerla a dovere risulta molto più armoniosa rispetto alla vettura da cui deriva. Più cresce il ritmo e più il reparto sospensioni viene messo sotto torchio, maggiori sono le qualità che emergono – curva dopo curva. La M4 CS mantiene infatti sempre un bel contatto con l’asfalto e convince per la fluidità con cui si lascia guidare; il che non solo la rende più veloce ma anche più soddisfacente, dato che le prestazioni oltre ad essere migliorate (0-100 km/h in 3,9 secondi) sono anche sfruttabili con un maggiore coinvolgimento e divertimento.
Un vero peccato che questo valore aggiunto venga monetizzato con un sovrapprezzo di 40’000 franchi. La magra consolazione è che i consumi restano comunque accettabilmente bassi, con medie autostradali sotto i 10 l/100 km ed una media combinata attorno ai 13 l/100 km. Anche se va detto che, quando spremuta, il suo talento sembra non avere prezzo.

Scheda Tecnica

ModelloBMW M4 Coupé
VersioneCS
Motore6 cilindri in linea, 3 litri,
turbo-benzina
Potenza, coppia460 cv, 600 Nm
Trazioneposteriore
    Cambiodoppia frizione a 7 rapporti
    Massa a vuoto1’580 kg
0-100 km/h3,9 secondi
Velocità massima280 km/h
(limitata elettronicamente)
    Consumo medio8,4 l/100 km (omologato)
    Prezzo139’900 franchi
La compri se…ti sei fatto sfuggire la GTS,
dato che era una versione limitata in pochi esemplari


 

Ieri, 10:052017-12-16 10:05:00
Beppe Donadio @laRegione

What a wonderful sport

Mettiamo il caso che la prossima settimana un distinto ottantenne americano - una vita dignitosa da cameraman – si presenti in tv con prove inconfutabili che il 20 luglio del 1969 l’Apollo 11 non...

Mettiamo il caso che la prossima settimana un distinto ottantenne americano - una vita dignitosa da cameraman – si presenti in tv con prove inconfutabili che il 20 luglio del 1969 l’Apollo 11 non si sia mai staccato da terra. Per la gioia dei sostenitori della teoria che l’allunaggio fu soltanto una geniale messa in scena hollywoodiana per vincere la corsa allo spazio contro i russi, cadrebbe il mito di Neil Armstrong e con lui un punto fermo del progresso scientifico. Perso definitivamente per motivi non spaziali (ma di uxoricidio) O.J. Simpson, ex giocatore di football divenuto attore in “Capricorn One” (film nel film che vorrebbe il modulo lunare atterrato in uno studio televisivo), si direbbe che di eroi ne siano rimasti pochi.

Senza andare sulla Luna. La buonanima di mia nonna soggiornava ogni anno a Chianciano, uno di quei borghi d’Italia appoggiati su dolci colline a un tiro di schioppo da Montepulciano, rima che fa vicinanza. In un pomeriggio di primavera di un non precisato giorno degli anni 90, condotta nella sua stanza d’albergo, nonna aprì il frigorifero e tirò un urlo: dentro, al posto delle bibite fresche, c’erano siringhe, medicinali e lacci emostatici in quantità. Preso atto che i Sex Pistols si erano sciolti da tempo e non risulta abbiano mai pernottato in Toscana, tutto quel bendidìo stipato nel frigo non sembrò lo sballo di gruppo di una notte, ma qualcosa di più professionale. Fornite, con genuflessione, le scuse per l’imperdonabile distrazione del servizio di pulizia, lo scaricabarile dell’albergatore sul noto evento sportivo transitato il giorno prima resta ancora oggi una mera e forse squallida supposizione di famiglia (se non fosse per quel vecchio proverbio che dice che a pensare male ci si azzecca).

Il capitolo dei ricordi intitolati ‘Innocenza rubata’ include pure il doping rudimentale nel calcio italiano degli anni 70, ricostruito dal defunto e mai smentito attaccante Carlo Petrini, Ben Johnson nel suo record olimpico durato mezz’ora e – con tutte le attenuanti per la genialità – John McEnroe, che nel libro ‘On being John McEnroe’ racconta a Tim Adams degli ormoni di cavallo (particolare che in ‘You cannot be serious’, scritto con James Kaplan, sparisce). Più recentemente, Maria Sharapova, bella come una Bond-girl e dallo strano legame con il Meldonium (nome che pare un capitolo della saga di 007). Il 2017 è stato l’anno dei tortellini al ripieno di letrozolo, delle biciclette che non sono biciclette ma motorini, e del 4 volte vincitore di Vuelta con l’asma.

Di che parlavamo? Già, dell’Apollo 11. Quando il campione dello sport è preso con le provette nel sacco, la mente va al Re dei Furbetti, l’Armstrong in bicicletta, il San Giorgio che aveva sconfitto il drago (un cancro ai testicoli) e che alla fine si giocò tutto in bicicletta, causando imbarazzo al Gigante Giallo americano. Magra consolazione: almeno per una volta, “The Italian Job” è coinciso con “The American Way”. Concludendo. C’è un Armstrong (Neil) che potrebbe essere atterrato a Hollywood, e un altro Armstrong (Lance) con l’hobby del piccolo chimico. Continuo a riporre una certa fiducia - fino a che non si dimostrerà che ha suonato tutta la vita in playback – in Louis, il trombettista.

Ieri, 09:092017-12-16 09:09:00
Susanna Petrone

Arriva “Green the city”!

Hai tra i 14 e i 25 anni? Ne hai abbastanza del cemento e dell’inquinamento della tua città? Vuoi rendere il posto dove abiti un po’ più verde e vivibile? Allora passa all’azione e...

Hai tra i 14 e i 25 anni? Ne hai abbastanza del cemento e dell’inquinamento della tua città? Vuoi rendere il posto dove abiti un po’ più verde e vivibile? Allora passa all’azione e unisciti a noi: giovani di diverse città ticinesi si sfideranno per aumentare gli spazi naturali tra strade e case, garantendo così la biodiversità urbana. Ma facciamo un passo indietro: le aree cittadine edificate sono in continuo aumento e, di conseguenza, gli spazi naturali e la varietà paesaggistica sono in diminuzione. Ma cosa si può fare per contrastare la cementificazione? Ci sono varie alternative: una di queste è valorizzare gli spazi naturali e – così facendo – favorire la creazione di nicchie per piante ed animali in queste realtà urbane. A livello mondiale questa corrente di pensiero si sta consolidando sempre di più. In Ticino ci sono varie organizzazioni che hanno fatto i primi passi in questa direzione, creando progetti per aumentare la biodiversità in città. Green the city ha un obiettivo: migliorare la vita degli abitanti, aumentando gli spazi verdi.

Grazie ad una collaborazione tra il WWF Svizzera e l’Alleanza Territorio e Biodiversità, è nata l’idea di lanciare una sfida tra giovani, con lo scopo di aumentare gli spazi naturali nelle rispettive città.

Chi sono i protagonisti del progetto “Green the city”?

Gli attori principali saranno ragazze e ragazzi di tutto il Ticino che hanno tra i 14 e i 25 anni.

La sfida: lo scopo del progetto è valorizzare uno spazio pubblico – può essere un muro, un’isola spartitraffico, l’angolo di una piazza – che sia accogliente per piante ed animali, ma che allo stesso tempo dia alla popolazione la possibilità di riappropriarsi di angoli cementificati e di trasformarli in isole verdi. I risultati? La qualità di vita migliora e la città si veste di un abito più green. I giovani, più che sfidarsi, avranno la possibilità di far parte di un progetto ampio a favore della natura e che li stimolerà ad avere un occhio di riguardo nei confronti della propria città. Impareranno a conoscersi tra loro così come a conoscere gli spazi cittadini e i delicati equilibri della natura nella realtà urbana.

Il progetto: i ragazzi verranno seguiti da esperti di giardinaggio, di progettazione urbana e di biologia, che daranno ai giovani consigli e l’opportunità di scambio d’idee. L’obiettivo è ricreare dei luoghi adatti alle nostre piante e animali. Saranno gli stessi giovani a pianificare e poi realizzare il proprio progetto in modo indipendente. 
Due le città coinvolte nel progetto: Lugano e Bellinzona. In queste due realtà urbane, verranno messi a disposizione spazi che possono variare da un’aiuola a un muro e a tanti altri luoghi che potranno rappresentare una sfida, piccola o grande, per elaborare il proprio progetto.

Lo svolgimento: nei mesi di febbraio e marzo verranno organizzate delle giornate per conoscersi, vedere i potenziali luoghi nei quali saranno ambientate le creazioni e scambiarsi varie idee. Ci saranno anche dei work-shop, durante i quali i gruppi di ragazze e ragazzi riceveranno consigli e spunti per realizzare i rispettivi progetti. Tra marzo e aprile verrà dato il via alla realizzazione dei progetti che dovranno essere pronti per il 21 aprile.

La premiazione: nelle settimane a seguire una giuria valuterà il lavoro dei ragazzi e sceglierà il vincitore della prima edizione. La premiazione e la presentazione dei progetti avranno luogo durante il Festival della Natura che si terrà dal 14 al 27 maggio 2018.

Ieri, 08:552017-12-16 08:55:00
Luca Berti @laRegione

Internet come lo vogliono loro

Adesso che Ajit Pai ce l’ha detto siamo tutti più tranquilli: potremo continuare a pubblicare foto di cibo e gattini sul web. Quello che il presidente dell’autorità americana delle...

Adesso che Ajit Pai ce l’ha detto siamo tutti più tranquilli: potremo continuare a pubblicare foto di cibo e gattini sul web. Quello che il presidente dell’autorità americana delle telecomunicazioni si è dimenticato di dire nel video pubblicato alla vigilia dell’abolizione della ‘net neutrality’ è che per farlo si potrebbe dover pagare di più. O che, magari, si potrà fare solo quello.

Non basta vestirsi da Babbo Natale e fare umorismo di basso livello su YouTube per cambiare il fatto che con la propria decisione la Federal Communication Commission – al netto della battaglia legale e politica che si sta scatenando e che potrebbe ancora cambiare le carte in tavola – darebbe facoltà alle compagnie di telecomunicazioni americane di decidere unilateralmente quali siti e app privilegiare (perché pagano), quali rallentare artificialmente (perché della concorrenza) e quali eventualmente bloccare. Così in futuro potrebbe accadere che Facebook non funzioni sulla rete di un fornitore, a meno che la compagnia di Zuckerberg non sborsi quattrini per avere una corsia preferenziale. Oppure potrebbe succedere che per utilizzare Instagram gli utenti di un’altra compagnia debbano acquistare un pacchetto dati che sblocchi l’app. E così potrà essere per qualsiasi sito o applicazione là fuori: una sorta di censura cinese, dove invece della politica è il denaro a decidere.

Ben inteso, lo scenario è temporaneamente limitato agli Stati Uniti. Nulla cambierà per ora in Svizzera, dove esiste un accordo tra gli operatori per evitare uno scenario del genere e dove la banda disponibile è tanto ampia da non generare pressioni. È però pacifico che un cambiamento al di là dell’Atlantico può aprire nuovi fronti anche nel Vecchio Continente, con le compagnie telecom che potrebbero voler approfittare del nuovo, lucroso, corso. E allora vale la pena andare fino al nocciolo della questione, al concetto di neutralità della rete, ovvero internet come lo conosciamo oggi, dove tutti i tipi di dati – video, messaggi, foto, audio – transitano alla stessa velocità. Un principio di estrema libertà, dove la connessione è un puro mezzo di accesso alle mille sfaccettature del web e dove portali di grande successo hanno la stessa dignità di servizi di nicchia. Caduto questo paletto, a vincere potrebbero essere unicamente i colossi dei contenuti a pagamento, pronti a sborsare un sacco di quattrini (storcendo il naso) per le corsie preferenziali. Rimarrebbero invece fuori i piccoli, le start-up e chi non può permettersi la prima classe. A rimetterci sarebbero pure gli utenti, costretti a pagare, oltre all’abbonamento, anche il fornitore di internet per riuscire a vedere un film. In questo contesto, internet sarebbe sicuramente meno democratico, meno libero. Di certo non morto come vorrebbero certe iperbole. A preoccupare per la salute della rete è semmai il fatto che Pai, massima istanza nel settore negli Usa, tra le sette cose che si potranno continuare a fare senza ‘net neutrality’ includa ai primi posti banalità come le foto di cibo, gli acquisti natalizi e i meme. Perché, francamente, internet è tanto di più. E dei gattini possiamo fare a meno. Del resto no.

Ieri, 08:112017-12-16 08:11:10
Alfonso Reggiani @laRegione

Fallimenti Darwin, Lasa vuol vederci chiaro mentre emergono alcune cifre

Nessuna segnalazione al Ministero pubblico per i sospetti di bancarotta fraudolenta di Darwin Airline. Per ora. Prima si vuole conoscere...

Nessuna segnalazione al Ministero pubblico per i sospetti di bancarotta fraudolenta di Darwin Airline. Per ora. Prima si vuole conoscere il parere dell’Ufficio fallimenti. È questo il passo deciso ieri pomeriggio dal Consiglio di amministrazione di Lugano Airport Sa (Lasa) a cui ha partecipato anche il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali. In ballo ci sono infatti una dozzina di milioni di franchi che erano nella cassa della compagnia ticinese al momento delle vendita.

«È giusto vederci più chiaro per tutelare gli interessi della società – dichiara il sindaco di Lugano Marco Borradori -. Vogliamo capire, da un profilo di interesse pubblico, cosa sia successo in meno di quattro mesi, dal momento in cui la società è stata venduta». Si, perché è emerso ieri che, prosegue il sindaco, «Darwin quando è stata ceduta aveva una liquidità di alcuni milioni di franchi, almeno una decina. Ma, per poter fare qualsiasi passo non improvvisato, dobbiamo capire dall’Ufficio fallimenti o dal commissario Turati, che ha avuto la pratica fino a qualche giorno fa, gli elementi che ancora ci sfuggono. A entrambi scriveremo una lettera» chiedendo a Turati il rapporto stilato per la Pretura di Lugano.

Prima della cessione Darwin aveva una decina di milioni di debiti ma possedeva beni per circa 23 milioni. Etihad coprì i buchi lasciati scoperti in gran parte da Alitalia. Poi, la compagnia luganese aveva ottenuto una linea di credito di dieci milioni concessa da una banca di Lugano ipotecando quasi tutto il patrimonio di beni. In particolare quei cinque aerei su sei messi come pegno. Aerei che ora, stando a ‘ticinonews.ch’, dopo il fallimento, sembra abbiano già trovato una società americana intenzionata al loro acquisto. Il credito è stato chiesto con il benestare di Adria Airways che ha in parte garantito l’ipoteca. E l’operazione ha consentito alla società di contare su una dozzina di milioni di franchi in cassa al momento della vendita. Sono sostanzialmente questi i dati economici per cui Lasa chiede spiegazioni.

Nella seduta di ieri a proposito della circonvallazione Agno-Bioggio, si è parlato della possibilità accennata da Zali nei giorni scorsi di fronte al Gran Consiglio di prescindere o di interrare il tratto di strada cantonale a sud, ritenuto ostacolo allo sviluppo della pista.

Ieri, 06:552017-12-16 06:55:37
Mario Campo @laRegione

Lista dei beni culturali a Locarno, le critiche del Ps

Critiche e perplessità da parte della sezione del Partito socialista di Locarno – tramite il suo Gruppo territorio (Gt) – in merito alle proposte municipali...

Critiche e perplessità da parte della sezione del Partito socialista di Locarno – tramite il suo Gruppo territorio (Gt) – in merito alle proposte municipali relative ai beni culturali da iscrivere nel Piano regolatore, la cui consultazione è scaduta venerdìi. Innanzitutto, viene espressa “una certa sorpresa” nel constatare la vetustà e l’incompletezza del piano catastale usato per segnalare i singoli beni culturali. “Il piano, infatti – si legge – riporta ancora edifici ormai scomparsi da tempo, come il vecchio Lido o l’hotel Cécile sul lungolago. D’altra parte non si tratta di un piano vecchio, poiché vi sono riportati edifici costruiti di recente, come il nuovo Liceo, la Ferriera o altri, ma nello stesso tempo mancano in maniera eclatante edifici che sono stati realizzati anche prima di quelli citati. Tra questi vi è il Centro di Pronto intervento, edificio che sarebbe necessario vedere sulla pianta non solo per la sua importanza urbanistica, ma anche perché porta la firma dell’architetto Livio Vacchini, i cui edifici su suolo locarnese sono in genere oggetto di proposta di tutela locale”. Il Gruppo territorio del Ps (ne fanno parte Michele Bardelli, Giorgio Beretta Piccoli, Marco Büchler, Gustavo Groisman, Alberto Inderbitzin, Franco Patà, Valérie Perret-Gentil Patà e Sabina Snozzi Groisman) sottolinea poi che il Municipio propone la tutela a livello locale di un numero decisamente minore di oggetti rispetto agli edifici che l’Autorità cantonale ha ritenuto potessero essere iscritti dal Comune nella lista dei beni culturali. “Già solo la riduzione del numero di oggetti proposti – osserva – avrebbe dovuto essere spiegata in modo esaustivo nella documentazione a disposizione. Non si capisce bene quale sia il criterio che ha portato a una drastica riduzione degli oggetti da tutelare, ma non è difficile scorgere una cautela fuori luogo nei confronti della proprietà privata (analizzando il tipo di proprietà delle tutele proposte, il Gt intravede in effetti una scelta di comodo che privilegia edifici già in mano pubblica), se non addirittura di fastidio”. Il Ps elenca quindi una lunga serie di edifici che ritiene meritino di essere tutelati e che invece sono stati “inspiegabilmente” omessi.

Ieri, 06:202017-12-16 06:20:00
Marino Molinaro @laRegione

Officine Ffs all'ex Monteforno: 'Unico scenario ragionevole'

«Quanti metri quadrati necessitano le Ffs per realizzare la nuova Officina di manutenzione? Sostengono centomila. Ebbene, nel comparto dell’ex...

«Quanti metri quadrati necessitano le Ffs per realizzare la nuova Officina di manutenzione? Sostengono centomila. Ebbene, nel comparto dell’ex Monteforno a Bodio-Giornico ci sono. E sono già pianificati come industriali. Abbiamo interpellato le ditte presenti e si sono dette entusiaste nell’immaginare l’arrivo del nuovo stabilimento. Con alcune abbiamo accennato all’eventualità di spostamenti interni per agevolarlo, e non abbiamo trovato preclusione. Mentre con altre potremmo già discutere di un’eventuale cessione dei terreni, laddove non interessino più ai proprietari. E lo stesso Comune di Biasca, che pure si è detto interessato a ospitare le nuove Officine, ha mostrato interesse per la nostra proposta, in ottica sinergica fra le due zone industriali. Quello che nei giorni scorsi...

Ieri, 06:102017-12-16 06:10:53
Beppe Donadio @laRegione

Baglioni, a prescindere

A lungo unico depositario del mal d’amore (e di quello in riva al mare), il cantautore romano è colto musicista assai prima che personaggio. Dal 1970 di ‘Notte di Natale’ al 2016 di ‘Capitani...

A lungo unico depositario del mal d’amore (e di quello in riva al mare), il cantautore romano è colto musicista assai prima che personaggio. Dal 1970 di ‘Notte di Natale’ al 2016 di ‘Capitani coraggiosi’, e nel giorno dell’annuncio dei cantanti in gara, ecco la storia di un caposcuola oggi direttore artistico di Sanremo, ruolo scomodo in Italia quanto la panchina della Nazionale.

1. Il pessimismo baglioniano

“E per tutti 'Agonia'”. In ‘51 Montesacro’, intermezzo autobiografico che lega i brani dell'album 'Strada facendo' (1981), Claudio Baglioni ricorda quel soprannome che lo accompagnò per i primi anni di carriera, nato un po' per gli occhiali spessi un dito (“Il più bravo a scuola, quattr’occhi e mezzo naso”), un po' per lo struggimento d'amore del quale è stato per molto tempo depositario e unico autorizzato. Fino alla fine del secolo scorso, infatti, i teenager di ieri (50enni di oggi) erano soliti inneggiare a tutta una serie di disastri sentimentali, da ‘Fiori rosa fiori di pesco’ (1970, Battisti, il lasciato va a casa della lasciante e ci trova l’altro) a ‘Questo piccolo grande amore’ (1972), dove l’amore – grande o piccolo che fosse – era già finito (“Ed io, io non lo so quant’è che ho pianto”). Baglioni c’era andato giù pesante già agli esordi in ‘Notte di Natale’ (1970): nevica, in cielo nemmeno una stella cometa, lei ha bidonato il cenone e il male di vivere esplode nel verso “Dio, tu stai nascendo e muoio io”. Ascoltata la notte della Vigilia, peggio ancora se la fidanzata storica vi ha lasciati a Pasqua, il rischio di ateismo è alto.

‘Amore bello’ (1973) è teatro dell’ultimo ballo (“Fra poco andrai, un lento, l’ultimo oramai”); in ‘E tu’ (1974), sebbene lei stia “scoppiando dentro il cuore” di lui, lui si chiede “che cosa mai farei se adesso non ci fossi tu” (qualcuno che esplode dentro il cuore tuo dovrebbe rappresentare la migliore delle certezze. E invece il cantautore si fa delle paranoie). L’incipit “Passerotto non andare via” di ‘Sabato pomeriggio’, stesso anno, dice già tutto. Come già tutto dice il titolo ‘Solo’ (1977), brano dal quale emerge il preoccuparsi di lei, l’abbandonante, quando quello grave è lui, l’abbandonato (“Non darti pena sai per me, mangia un po' di più che sei tutt'ossa”, che equivale a “Ho parlato al suo ragazzo e l'ho convinto a ritornare da lei”, l'amore al tempo dei ‘Servi della gleba’). In 'E tu come stai?' (1978) va in scena il pensiero fisso dell'altro con lei (“Chi ti accarezza stanco?”, dove “stanco” a noi è sempre parso più lascivo di “arzillo”); in ‘Amori in corso’ (1985, da ‘La vita è adesso’), l’amore non è mai cominciato (“Ancor prima di trovarti, forse ti ho già perso”).

Tardivamente premesso che quanto sopra è di qualità artistica eccelsa e che in questo pregevole mal de vivre ci siamo cullati con un certo piacere autolesionistico, il Baglioni pessimista andrebbe ascoltato quando nella vita si hanno le prime sicurezze, una minima autostima e, soprattutto, una volta superati l’idealizzazione della figura femminile, le pretese salvifiche e i presunti poteri divinatori. Soltanto allora si potrà soffrire in modo costruttivo ascoltando ‘Mille giorni di te e di me’ (1990) e i cocci rotti di una storia che “va a puttane, sapessi andarci io”, per poi passare a un capolavoro del mal d’amore – nessuna ironia, di capolavoro si tratta – intitolato 'Fammi andar via' da ‘Io sono qui’ (1995), grido disperato di chi chiede alla donna della sua vita – lei, evidentemente, ha cambiato idea – di aiutarlo a dimenticarla: “E se andrai lontano, fa che non sia troppo fuori mano, o trova un posto irraggiungibile”. Esiste modo migliore per descrivere un addio?

2. I ganci in mezzo al cielo

Amori in corsa o sul binario morto, Claudio Baglioni ha avuto quel dono di pochi di catturare l’epoca, la generazione, l’immediato, l'istante. Come quello che chiude 'Avrai', scritta per il figlio Giovanni nato nel 1982 (oggi virtuoso della chitarra acustica), al quale il padre augura “una radio per sentire che la guerra è finita”. Gli anni 80 di Baglioni erano iniziati con la consacrazione data da ‘Strada facendo’, canzone e album del 1981 prodotti da Geoff Westley (già col Battisti di ‘Una giornata uggiosa’, oggi nella commissione artistica di Sanremo). Quel “gancio in mezzo al cielo”, che i più intraprendenti hanno inseguito e i pigri atteso, ha affascinato un po’ tutti. Anche l’autore de ‘La forza mia’, brano con il quale il talentuoso (da talent) Marco Carta vinse un Festival urlando “Tu sarai la forza mia, il mio gancio in mezzo al cielo”. Che in musica è un po’ come in poesia ‘prendere in prestito’ versi di Ungaretti (“Tu sarai una tipa buia, ma a volte t’illumini d’immenso”).

Arrangiato da Celso Valli, con la London Symphony Orchestra registrata ad Abbey Road, ‘La vita è adesso’ (1985) contiene un altro (omonimo) inno. Il “gancio in mezzo al cielo” diventa l’invito a “non lasciare andare un giorno per ritrovar te stesso” (il pigro non raccoglierà, l’intraprendente sì). Nel testo, uno dei più intensi momenti d’intimità: “e tu che mi ricambi gli occhi in questo istante immenso, sopra il rumore della gente, dimmi se questo ha un senso” (oggi un rapper scriverebbe “si tromba”). In coda all’album c’è ‘Notte di note, note di notte’, da cui un congedo lungo 5 anni; in mezzo, ‘E adesso la pubblicità’, sul tema del rimbecillimento da tv molto prima dell’avvento dei format di Maria De Filippi. Su tutte, ‘Uomini persi’, amara e a suo modo anticipatrice riflessione che tutti – anche “quei disperati che seminano bombe tra poveri corpi, come fossero vuoti a perdere” – sono stati bambini, e, almeno per poco, innocenti.

3. ‘Oltre’ l’amore

Al Comunale di Torino, nel settembre del 1988, il popolo gridava Vasco con la stessa rabbia con la quale anni prima si gridò “Barabba”. Guardando alla scaletta, al tempo della data italiana di “Human Rights Now” – concertone in favore di Amnesty International – il rocker di Zocco rispetto al Baglioni non aveva né una ‘Uomini persi’ (vedi punto 2), né una ‘Ninna nanna nanna ninna’, la guerra vista da Trilussa e messa in musica (la gente che “se scanna per un matto che comanna” e per “un Dio che nun se vede”). Si trattava di suonare per i diritti dell'uomo insieme a Bruce Springsteen, Peter Gabriel, Sting, Tracy Chapman, Youssou N’Dour, e a 'Strada facendo' qualcuno avrebbe preferito 'Bollicine'. Baglioni fu oltraggiato in modi che YouTube non può raccontare, grazie (si presume) a un accurato lavoro di rimozione. Ma noi, tra quegli 80mila – piedi nella cartapesta per via del lavoro congiunto di volantini pacifisti, docce refrigeranti e primi venti autunnali – vedemmo volare le arance sul palco. A poco servì Peter Gabriel, nato in terra di hooligan, a placare gli ultrà.

Quanto sia pesato quel pomeriggio torinese sull’anno trascorso tra l'annuncio e la pubblicazione del nuovo album ‘Oltre’ non è dato sapere. Se anche si fosse trattato di perfezionismo, per svoltare non basta mettere fuori la freccia, bisogna prima avere la patente. E Baglioni si dimostrò patentato. Non riuscendo a comprendere quella pantagruelica raccolta di pensieri, parole, opere senza alcuna omissione, parte della critica pensò fosse il caso di stroncare a prescindere, complice un singolo non trainante (‘Dagli il via’). Oggi che il doppio album è ritenuto la vetta di Baglioni – registrato negli studi di Peter Gabriel con un viavai di turnisti come Steve Ferrone, Tony Levin, Paco De Lucia, Manu Katche e molti altri – si può rileggere un sottotitolo del critico Marco Mangiarotti che accolse il disco così: “il discusso ritorno di un popolare cantautore che crede di essere un poeta” (l’articolo è peggio). 'Oltre' è opera eccelsa, fosse solo per Pino Daniele in ‘Io dal mare’ e Mia Martini in ‘Stelle di stelle’, atipico duetto jazz in cui i duettanti viaggiano tutto il tempo separati, per incontrarsi sulla parola “voce”, alla fine di tutto.

Cinque anni dopo, Baglioni pubblica ‘Io sono qui’, dopo il quale tutto è un secondo indietro nell'orologio biologico del cantastorie. In mezzo a singoli riusciti come ‘Bolero’, vive una colta citazione di Libero Bovio chiamata ‘Reginella’. ‘Le vie dei colori’ è il fulcro di un live chiamato ‘Attori e spettatori’ che riempie due volte l’Olimpico, e San Siro. Capace per primo di smontare la sacralità dell’artista, per cantare debitamente riarrangiate ‘Heidi’, ‘Sandokan’, ‘Pippi Calzelunghe’ e le sigle di ‘Canzonissima’, nel ‘97 Baglioni è il juke-box umano di un contenitore tv sul modernariato chiamato ‘Anima mia’. Da lì, un cd di tutto il meglio (‘Anime in gioco’). Il ‘99 è l’anno di ‘Viaggiatore sulla coda del tempo’, dal quale la compagnia telefonica Omnitel si accaparra ‘Cuore d’aliante’, rendendola per sempre spot. L’album è chiuso da 'A Clà', il Baglioni artista che parla a sé stesso uomo, ricordando l’attimo in cui i due Claudio si sono separati per sempre (“Tu si che eri un re, mica io”). La canzone chiude un ciclo nel quale ‘Sono io (l’uomo della storia accanto)’ suona come un dignitoso effetto Doppler.

5. Perché Baglioni è Baglioni

Il fabbricatore di inni generazionali si è fermato a ‘Tutti qui’, da uno dei molti live da perdere il conto. L’ultimo Baglioni inedito è in una serie di brani sdoganati online per quella teoria tanto cara a Vasco Rossi che l’album è una cosa superata (che a noi suona come “non ho più la vena creativa di una volta”). Abituati al silenzio nel quale di 5 anni in 5 anni avevamo atteso il suo ritorno con un disco capace di far dimenticare il precedente, nel 2016 l’ennesimo live ha fermato nel tempo l’esperienza ‘Capitani coraggiosi’ insieme a Gianni Morandi, con il Baglioni – un tempo misurato – a chiudere ogni canzone con l’acuto, in una gara a chi ce l’ha più lungo (l’acuto). Disputata, per altro, con se stesso. L’ostentazione di fiato rievoca il miglior (peggior) Claudio Villa, che su ‘Granada’ andava a caccia dei bicchieri lasciati intatti da Caruso. Più che in gara per il gorgheggio, si rivorrebbe il Baglioni chino su un altro ‘Oltre’, come il Concato di ‘Tutto qua’ che nel 2011 sforna l’album perfetto quando meno te l’aspetti.

Nell’Italia che celebra ‘Gelato al cioccolato’ e non ricorda ‘Tamburi lontani’, prima che il Festival-tritacarne provi a ridurre in poltiglia la storia di un musicista come pochi (lo si ascolti nel live di Napoli reggere da solo al pianoforte un’intera carriera), e mentre si consolidano le incertezze di Mario Luzzatto Fegiz che sono pure le nostre (“non ho niente contro Baglioni a Sanremo, ho solo paura per lui”), ci sembrava giusto ricordare su queste pagine la grandezza di un grande. A prescindere.


Articolo correlato: 'EuroBaglioni one-man-band a Campione', 10 maggio 2014

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Ce n’è per tutti i gusti. Talent già affermati con moderazione (Kolors, Annalisa, Noemi), elettropop (Lo Stato Sociale), coppie atipiche (Ermal Meta con Fabrizio Moro). C’è il ritorno del bravo e coerente Renzo Rubino (il primo uomo a cantare ‘amami uomo’). Reunion per Le Vibrazioni, Reunion per i Decibel di Ruggeri, e reunion da brividi tra Ron e Dalla (Rosalino canta una canzone del grande e definitivamente assente Lucio). Il 20esimo e ultimo nome è quello di Elio e le Storie Tese, nell'anno del (finto?) addio con 'Arrivedorci'.

Una parola per l'elemento di continuità con l'ultimo nome e con le ultime edizioni, Rocco Tanica, la cui raffica di battute si capirà – per quantità – tra il sonno notturno e il dormiveglia di domani. Più di due parole per i giovani, con sorpresa ticinese oltre mezzanotte e mezza: Leonardo Monteiro, da Chiasso, salirà sul palco dell'Ariston con 'Bianca'. Il Baglioni della serata si chiama Lorenzo, canta ‘Il congiuntivo’ e pare un predestinato sul quale pende un’ombra gabbanica tutt’altro che sinistra. Prima della grammatica si era espresso sulle leggi di Keplero, forse con più genialità, ma scommettiamo su di lui da questa sera e sino al 10 febbraio. Piace Mudimbi, ma non quanto Mirkoeilcane, che con ‘Stanno tutti bene’ riesce a recitare il dramma dei barconi con rispetto per chi è rimasto al largo, il tutto visto dagli occhi di un bambino.

I 20 big in gara:

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli (‘Il segreto del tempo’)

Nina Zilli (‘Senza appartenere’)

The Kolors (‘Frida’)

Diodado e Roy Paci (‘Adesso’)

Mario Biondi (‘Rivederti’)

Luca Barbarossa (‘Passame er sale’)

Lo Stato Sociale (‘Una vita in vacanza’)

Annalisa (‘Il mondo prima di te’)

Giovanni Caccamo (‘Eterno’)

Enzo Avitabile e Peppe Servillo (‘Il coraggio di ogni giorno’)

Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico (‘Imparare ad amarsi’)

Renzo Rubino (‘Custodire’)

Noemi (‘Non smettere mai di cercarmi’)

Ermal Meta e Fabrizio Moro (‘Non mi avete fatto niente’)

Le Vibrazioni (‘Così sbagliato’)

Ron (‘Almeno pensami’)

Max Gazzé ('La leggenda di Cristalda e Pizzomunno')

Decibel ('Lettera dal Duca')

Red Canzian ('Ognuno ha il suo racconto')

Elio e le Storie Tese ('Arrivedorci')