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L’odissea degli anfibi

Animali sorprendenti

La migrazione dei rospi inizia già nel tardo inverno
(© Manuel Buzio)
28 febbraio 2026
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Qua e là sui cigli erbosi le primule hanno già dato il benvenuto alla primavera, anche se l’inverno non è ancora veramente finito. Proprio in questo periodo dell’anno, con le prime piogge inizia il grande esodo degli anfibi verso gli specchi d’acqua dove riprodursi. Dopo aver trascorso l’inverno nei boschi, rane e rospi si risvegliano dalla latenza invernale per raggiungere fedelmente i loro siti di riproduzione. Le rane rosse sono le prime, e depongono le loro ovature già verso metà febbraio. Seguono poi i rospi e infine le rane verdi. Questa migrazione collettiva notturna può protrarsi fino a inizio maggio. Da giugno sono poi i piccoli rospetti che da girini appena metamorfosati lasciano laghi e stagni, talvolta in massa e anche in pieno giorno, per recarsi nei boschi, dove nello spazio di qualche settimana assumeranno il comportamento notturno degli adulti. È nelle piovose sere d’autunno che vengono osservati gli ultimi movimenti di anfibi. Questa odissea è spesso una sfida, perché sono numerosi i corridoi migratori compromessi da costruzioni e artefatti antropici. Purtroppo diversi di loro finiscono schiacciati dalle auto.

Animali sorprendenti

Gli anfibi sono animali con caratteristiche molto speciali. Pensate che il Rospo comune può vivere fino a 20-30 anni se le condizioni sono ottimali, ma in natura arriva in media a una decina di anni. La maggior parte delle femmine si reca una sola volta nella vita a riprodursi, a differenza dei maschi che invece vi tornano più volte. Il loro viaggio, contrassegnato da mille ostacoli, può essere lungo fino a 2-3 chilometri. Sappiamo che l’olfatto è un senso importante per i rospi e per i tritoni, che distinguono l’odore del loro habitat natale a volte distante anche alcuni chilometri. È stato dimostrato inoltre che per orientarsi alcuni anfibi utilizzano la posizione delle stelle e il campo magnetico terrestre. Le rane verdi e le raganelle, molto canterine, facilitano la localizzazione degli stagni alle specie che condividono le stesse pozze d’acqua grazie al loro canto. Tramite dei sacchi vocali che servono ad amplificare il suono riescono a farsi sentire anche a oltre un chilometro di distanza. I maschi delle varie specie attirano le femmine tramite richiami specifici e allo stesso tempo difendono il loro territorio acusticamente, come gli uccelli. Gli anfibi sono inoltre ben mimetizzati nel loro ambiente naturale. La raganella è addirittura in grado di cambiare colore da verde a brunastro in base al substrato dove si trova o a seconda dello stato fisiologico dell’animale. I rospi hanno sviluppato inoltre un altro metodo di protezione dai predatori: la bufotossina, una sostanza leggermente tossica che può provocare irritazioni alle mucose di eventuali aggressori.

Pattugliatori in azione!

Le prime azioni di salvataggio anfibi lungo le strade in Ticino sono nate spontaneamente da parte di persone particolarmente motivate e appassionate alla fine degli anni 90 e sono state realizzate a Riva San Vitale e a Barbengo. Negli anni successivi altre persone hanno seguito l’esempio di questi siti pionieri e il numero di gruppi attivi è aumentato sempre più. Oggi le azioni di salvataggio anfibi avvengono in 17 siti distribuiti all’interno del cantone: Lodano, Vogorno, Locarno, Magadino, Lumino, Gerra Piano, Sant’Antonino, Origlio, Davesco, Astano, Muzzano-Sorengo, Caslano, Figino, Riva S. Vitale, Meride, Somazzo e Castel S. Pietro (https://www.wwf-si.ch/agisci/salvataggio-anfibi). Sono coordinate in sinergia tra KARCH, WWF Svizzera italiana e Dipartimento del territorio e rappresentano una delle maggiori azioni di volontariato a favore della biodiversità attuate nel nostro cantone. Si cercano sempre nuove leve che possano affiancare in maniera efficace i gruppi di volontari già attivi, in particolare durante il picco tra marzo e aprile. Interessato a partecipare? Ecco come funziona: l’intervento consiste, laddove è possibile, nella posa di barriere lungo i bordi della strada per impedire il passaggio agli anfibi e in seguito in azioni di pattugliamento serali per raccogliere gli animali e trasportarli sani e salvi dall’altro lato della strada. Dura generalmente almeno un paio di ore a sera e avviene principalmente in caso di pioggia. È necessario munirsi di una buona torcia, guanti, secchiello, gilet catarifrangente e, se è il caso, di indumenti impermeabili. I volontari sono tenuti alla massima prudenza e si sconsiglia l’attività al di sotto dei 16 anni. Contatti: volontariato@wwf.ch, pagina Facebook Anfibi Ticino o Instagram anfibi.ticino.

Le minacce

Gli anfibi hanno bisogno della nostra tutela e del nostro aiuto. Il 79% delle 19 specie indigene in Svizzera figura sulla Lista Rossa delle specie minacciate di estinzione. La minaccia principale per gli anfibi è soprattutto legata alla distruzione e al degrado degli ambienti vitali, alla perdita di zone umide, e alla frammentazione del territorio. Il nostro paesaggio è cambiato drasticamente nel corso dell’ultimo secolo, che ha visto l’attuazione di importanti opere di drenaggio e una sempre crescente antropizzazione. Anche i cambiamenti climatici hanno un impatto sulle popolazioni di anfibi: l’assenza di piogge durante la primavera inibisce la migrazione mentre le estati siccitose causano un prosciugamento precoce degli stagni, compromettendo il successo riproduttivo. Inoltre la presenza di specie invasive è un problema. Noto era già il caso della Rana verde maggiore, originaria dall’Europa orientale e introdotta in Svizzera per la produzione di cosce di rana. Gli esemplari che spesso riuscivano a scappare si stabilivano, rappresentando una potenziale minaccia per le rane verdi indigene e per altre specie di anfibi. Recenti analisi genetiche hanno poi dimostrato che le specie invasive sono ben quattro e che forme ibride sono attualmente presenti su tutto l’Altipiano. La nostra Rana verde minore autoctona sopravvive unicamente in Ticino e in un’unica stazione nel Giura Vodese.

Tutte queste minacce sono di origine antropica. Questo significa che siamo proprio noi esseri umani che possiamo impegnarci per la conservazione di questi esseri affascinanti e insostituibili.