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Oggi, 10:122017-08-18 10:12:00
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Opel Insignia Grand Sport

Solitamente meno venduta della familiare, la versione a quattro porte della Insignia colpisce per un design mozza­fiato ispirato al Concept Monza del 2013. Sui nostri mercati da inizio estate,...

Solitamente meno venduta della familiare, la versione a quattro porte della Insignia colpisce per un design mozza­fiato ispirato al Concept Monza del 2013.
Sui nostri mercati da inizio estate, ecco le prime impressioni che abbiamo raccolto su strada.

 

Raccoglie il testimone di una vettura che nel 2009 era diventata “l’auto dell’anno” in Europa e che oltre ad essere stata venduta in oltre 900’000 esemplari aveva allora rivoluzionato il marchio Opel, allo stesso modo in cui questo cambiamento generazionale mostra a tutti come sia ulteriormente progredito il costruttore di Rüsselsheim in questi sette anni, calandosi alla perfezione nel ruolo di ammiraglia di casa.
Progettata partendo dalla nuova piattaforma “E2”, la nuova Insignia segna ben 170 kg in meno sulla bilancia (oltre 200 nel caso della versione familiare) di cui 59 sono stati risparmiati unicamente dal telaio che è peraltro più rigido del 9%. Ciò significa che mediamente ogni cavallo deve portarsi “a spasso” circa un chilo in meno. E al di là dell’introduzione di diverse primizie tecniche, che non mancheremo di spiegarvi tra qualche riga, spunta anche qualche nuovo motore. C’è per esempio un 1,5 litri turbo-benzina con potenze di 140 o 160 cavalli (consumi medi omologati a partire da 5,7 l/100 km), mentre sono stati perfezionati i turbodiesel da 1,6 e 2 litri, i quali offrono potenze comprese tra i 110 ed i 170 cv con consumi medi omologati che nel migliore dei casi partono da 4 l/100 km. Al vertice spunta infine un nuovo 2 litri turbo-benzina forte di 260 cavalli e 400 Nm, che è ovviamente il primo che abbiamo scelto per raccogliere le impressioni di guida.
Si tratta di un propulsore col quale si percepisce una leggerezza prima sconosciuta alla Insignia, tanto che la si guida in punta di dita evidenziando il netto miglioramento in tutti gli aspetti dinamici, siano essi lo spunto, la frenata o l’inserimento in curva. Le prestazioni non sono estreme e il concetto è molto più orientato all’understatement (la vera sportiva sarà la GSi, forte di 325 cv), ma si tratta del modo più gustoso di guidare la Insignia grazie al buon comportamento stradale garantito dalle sospensioni adattive FlexRide che non dimenticano, peraltro, di preservare un buon comfort quando richiesto. L’unica nota dolente è rappresentata dal nuovo cambio automatico ad 8 rapporti, non particolarmente veloce nel cambiare rapporto in modalità manuale seppur migliorato rispetto al precedente sei rapporti.
La più potente tra le Insignia attualmente sul mercato è peraltro provvista di una trazione integrale che al retrotreno, in sostituzione del classico differenziale autobloccante, prevede due frizioni in grado di accelerare le singole ruote in base alle esigenze. Tempo quindi di concentrarci su propulsori più tranquilli (l’1,5 litri turbo-benzina e l’1,6 litri turbodiesel) che si dimostrano particolarmente equilibrati. Tra le diverse dotazioni di sicurezza, che sono al gran completo, segnaliamo il regolatore di velocità adattivo il quale si contraddistingue da molte concorrenti per un funzionamento particolarmente dolce. Ma è durante una prova in notturna che appare subito evidente il vero pezzo forte della Insignia: i fari a matrice Led. Composti in totale da 32 diodi (sulla Astra erano la metà), si dimostrano un accessorio che vale tutti i 1’800 franchi richiesti assicurando un’illuminazione perfetta, chiara, con un fascio che arriva a 400 metri di profondità ed è in grado di “ritagliare” gli altri utenti del traffico. Un accessorio, questo, già particolarmente apprezzato sulla Astra – vettura che lo ha portato al debutto – dato che in Svizzera è stato scelto dal 50% della clientela. Una percentuale che in Norvegia sale addirittura all’80%!
E come si sta a bordo della Insignia? Benone! Si è seduti 3 centimetri più in basso e ci si sente avvolti dalla vettura. La qualità è come sempre pregevole e la plancia è stata ulteriormente semplificata, ma con buon senso: nonostante la presenza del grande schermo a centro plancia restano a disposizione degli interruttori per i comandi principali, i quali sono disposti orizzontalmente su tre livelli rispettivamente per la gestione dell’infotainment, della climatizzazione e dei sistemi di assistenza. Concludo poi con una nota del tutto personale, ma doverosa, riguardo al suo design. Perché sebbene le statistiche di vendita indichino che la versione familiare è stata preferita dalla maggioranza della clientela (60% circa), la nuova Insignia è davvero affascinante con quel suo andamento da coupé a quattro porte.

Scheda Tecnica

Motore4 cilindri benzina (turbo)
4 cilindri turbodiesel
Potenzada 110 a 260 cavalli
Trazioneanteriore o integrale
Cambiomanuale o automatico
Consumida 4 l/100 km
Prezzoda 32’300 franchi
Ideale perchiunque debba viaggiare,
sia attento al design e apprezzi
le tecnologie innovative
La compri se…vuoi i contenuti di un’ammiraglia ma non necessariamente i marchi più blasonati

 

16.8.2017, 23:572017-08-16 23:57:00
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Ritrova l'anello perso attorno a una carota

Aveva perso un anello con diamante mentre faceva l'orto, 13 anni fa. Adesso sua nuora lo ha ritrovato: infilato su una carota appena maturata.

Mary Grams, 84enne di...

Aveva perso un anello con diamante mentre faceva l'orto, 13 anni fa. Adesso sua nuora lo ha ritrovato: infilato su una carota appena maturata.

Mary Grams, 84enne di Alberta (Canada), aveva smarrito l'anello e, per non ferire il marito, lo aveva sostituito con un pezzo di bigiotteria. Ora la nuora lo ha trovato, come spiega la Bbc: la carota c'era cresciuta dentro, restituendo dalla terra il suo prezioso contenuto.

E non è neanche la prima volta: in Svezia, nel 2001, una donna aveva ritrovato su una carota una fede persa 16 anni prima.

 

 

16.8.2017, 23:272017-08-16 23:27:22
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Lingue straniere? Si imparano meglio sulla cyclette

Imparare una lingua è più facile mentre si arranca su un tapis roulant o su una cyclette? Sembrerebbe proprio di sì, secondo uno studio condotto da ricercatori...

Imparare una lingua è più facile mentre si arranca su un tapis roulant o su una cyclette? Sembrerebbe proprio di sì, secondo uno studio condotto da ricercatori cinesi e italiani.

A quanto pare, lo sforzo fisico aumenta la capacità di memorizzare e comprendere parole nuove di una lingua straniera, grazie agli effetti dell'esercizio sull'attività cerebrale. I ricercatori, stando a quanto riportato dal new York Times, hanno studiato 40 ragazzi cinesi intenzionati a migliorare il loro inglese. Un gruppo è stato lasciato a studiare "a riposo", mentre all'altro gruppo è stato richiesto di scaldarsi prima per venti minuti su una cyclette, e di continuare - a passo dolce - durante la lezione, della durata di 15 minuti.

Ai due gruppi è stato richiesto di memorizzare parole proiettate su uno schermo, poi gli è stato sottoposto un test correlato. Il risultato? Gli studenti che avevano fatto moto si sono dimostrati più capaci di memorizzare parole, utilizzarle attivamente e riconoscere frasi, e hanno dimostrato di potere trattenere più a lungo le informazioni.



16.8.2017, 10:302017-08-16 10:30:00
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Mitsubishi Outlander PHEV

È stata una delle prime ibride ‘Plug-In’ ad approdare sul nostro mercato e resta una delle più vendute. A seguito di un lieve aggiorna­mento, abbiamo deciso di effettuare una prova completa per...

È stata una delle prime ibride ‘Plug-In’ ad approdare sul nostro mercato e resta
una delle più vendute. A seguito di un lieve aggiorna­mento, abbiamo deciso di effettuare una prova completa per vedere come va.

 

Sebbene non sempre gli si attribuisca il ruolo del pioniere tecnologico, Mitsubishi è stato tra i primi costruttori ad aver proposto un modello equipaggiato con un propulsore Plug-In ibrido, che da qualche anno sta infatti spuntando come funghi rappresentando il perfetto punto d’incontro tra un’elettrica pura ed una vettura tradizionale. Lo stesso appunto vale anche per la Outlander PHEV, che oltre ad un motore a benzina ne prevede due elettrici, che essendo disposti uno all’avantreno e uno al retrotreno danno così vita ad una trazione integrale, peraltro anche abbastanza efficace nel fuoristrada leggero.
Per l’anno 2017 la Outlander PHEV è stata sottoposta ad un lieve aggiornamento, che oltre ad un incremento dei dispositivi di sicurezza si è concentrato su una rivisitazione della logica di funzionamento della batteria introducendo la funzione “EV Priority”. Il vantaggio di quest’ultima è che selezionandola il motore a benzina non si avvierà finché non sarà il conducente a volerlo.
Questo consente quindi una guida puramente elettrica per un totale effettivo, da noi rilevato, che supera senza problemi i 40 chilometri. Quanto alla ricarica della batteria, questa può avvenire in sei ore e mezza utilizzando una comune presa domestica, mentre tramite la ricarica rapida si può raggiungere l’80% della capacità in mezz’ora. Operazioni che possono essere peraltro gestite e monitorate da remoto tramite smartphone e tablet.
La grande disponibilità di spazio propria della Outlander, che data l’assenza dell’albero di trasmissione rende il pavimento piatto e quindi consente trasferte comode anche in cinque, è particolarmente interessante se abbinata ad un concetto propulsivo di questo tipo diventando una proposta concreta per un’utenza familiare che necessita di spazio, ha una percorrenza quotidiana limitata che potrebbe effettuare ad emissioni (locali) zero ed è attenta al budget: i prezzi partono infatti da 39’990 franchi. Le batterie non tolgono infatti spazio all’abitacolo, sebbene in relazione alle dimensioni esterne il bagagliaio non è sovrabbondante. Quanto al posto di guida, questo è particolarmente alto come si conviene ad un SUV ed i materiali utilizzati per realizzare l’abitacolo sono gradevoli, con buoni pellami e rifiniture cromate ad impreziosire un ambiente che è comunque di chiara impronta nipponica e quindi particolarmente attento al contenimento dei costi. Pregevole la qualità audio dell’impianto firmato Rockford Fosgate.
Ritornando invece alle sua caratteristiche di guida, com’è lecito aspettarsi da una ibrida Plug-In anche la Outlander è vellutata e silenziosa, con un assetto morbido ma non cedevole ed un bel carico allo sterzo che la rende piacevole in particolare alle andature più tranquille. Massa, dimensioni e filosofia non ne fanno una vettura con particolari velleità sportive, ma tra le curve punta sempre nella direzione in cui la indirizzi grazie ad uno sterzo pronto e preciso mentre la trazione integrale non pecca mai in motricità. I controlli elettronici sono peraltro molto preventivi e la vettura sempre controllabile; eccellente l’impianto frenante in tutti gli aspetti che si possano considerare.
Una particolarità della Outlander PHEV è il fatto che sotto i 120 km/h siano solo i motori elettrici a fornire potenza: quello a benzina funge unicamente da “generatore” ed interviene solo in caso di estrema necessità trasmettendo potenza direttamente alle ruote. Ma tra l’altro, quanto consuma quando le batterie sono scariche? In media 8 litri di benzina ogni 100 chilometri, che è un consumo accettabile e perfettamente in linea con le altre concorrenti. Come su altre ibride Plug-In è ovviamente possibile sfruttare il motore termico per mantenere la carica della batteria o addirittura per ricaricarla. Quando quest’ultima è scarica fa capolino forse l’unico aspetto negativo di questa filosofia concettuale, dato che nelle salite più impegnative il rumore del motore si fa piuttosto evidente e le prestazioni mancano di vivacità.
Quanto alla garanzia, Mitsubishi offre condizioni davvero allettanti: cinque anni sulla vettura e ben otto anni o 160’000 km sulla batteria, che fino a quel momento è garantita con un rendimento di almeno il 70%. Un messaggio che vuole dimostrare la qualità e la longevità dei modelli elettrici e Plug-In di Mitsubishi.

Scheda Tecnica

ModelloMitsubishi Outlander
Versione2.0 PHEV Diamond SDA 4WD
Motore4 cilindri benzina (aspirato)
2 litri + 2 motori elettrici
Potenza204 cv (combinata)
Trazioneintegrale
Cambiorapporto singolo
Massa a vuoto1’920 kg
0-100 km/h   11 secondi
Velocità massima170 km/h
Consumo medio1,7 L/100 km (dichiarato)
Prezzo39’999 franchi
La compri se…cerchi una vettura per famiglie spaziosa, ecosostenibile e non troppo costosa

 

14.8.2017, 15:372017-08-14 15:37:00
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Porsche 911 Targa 4S

A metà tra una coupé e una cabriolet, le ‘Targa’ vantano una lunga tradizione in casa Porsche, pur essendo spesso eclissate dalle varianti più tradizionali. Abbiamo quindi deciso di metterci alla guida...

A metà tra una coupé e una cabriolet, le ‘Targa’ vantano una lunga tradizione in casa Porsche, pur essendo spesso eclissate dalle varianti più tradizionali.
Abbiamo quindi deciso di metterci alla guida di un esemplare per capire se il suo fascino sia veramente così irresistibile.

 

Non capita spesso di riuscire a far collimare due esigenze ben distinte, ma questa volta ci siamo riusciti. L’obiettivo primario consisteva nel poter effettuare una prova su strada con una delle 911 aggiornate dotate della nuova trazione integrale a comando elettro-idraulico derivato dalla 911 Turbo. Poi però c’era di mezzo la bella stagione e quindi anche mettersi al volante di una Targa sarebbe sicuramente stata un’ottima idea per trasmettere qualche sensazione di guida coi capelli al vento ai nostri lettori. Fortuna vuole che il listino della 911 sia ben strutturato e consenta pressoché qualsiasi combinazione, così eccomi con le chiavi di una Targa 4S nella mia mano sinistra.
Tenendo premuto il telecomando è già possibile azionare a vettura posteggiata il tetto apribile posto sopra ai sedili anteriori, il quale nel giro di una ventina di secondi si ripone dietro ai sedili posteriori. Così facendo la Targa si presenta nella sua forma caratteristica, con il grande rollbar al posto dei montanti centrali e il lunotto avvolgente privo di montante posteriore. Affascinante sia da aperta che da chiusa, conservando intatta la silhouette delle Coupé.
Quando eventuali temporali o grandinate lasciano il posto a belle giornate miti e soleggiate, godersi la guida a tetto aperto è possibile soprattutto lungo strade al di fuori dei centri cittadini, sui passi alpini o lungo percorsi litoranei, meglio se ad andature piuttosto tranquille. Questo perché una volta raggiunte (o superate) le velocità da codice autostradale, i vortici d’aria all’interno dell’abitacolo diventano piuttosto invadenti rovinando le piacevoli sensazioni avute a ritmi più blandi. Durante lunghe trasferte o mentre si saggia il potenziale dinamico della 911 meglio chiudere il tetto. La Targa, insomma, più che per motivi prettamente razionali si acquista più per la sua bellezza, la sua storia ed il rispettivo fascino, dato che eventuali vantaggi rispetto alla Coupé o alla Cabriolet sono equilibrati da qualche inevitabile svantaggio.
Liquidato il capitolo Targa, è quindi giunto il momento di addentrarsi nel capitolo 4S. Prima di tutto un appunto sul propulsore, il nuovo tre litri biturbo di nuova concezione. Grazie all’adozione di turbocompressori di maggiori dimensioni, un impianto di scarico specifico e un comando motore con una messa a punto differente eroga cinquanta cavalli in più rispetto alla  versione d’accesso, toccando sulla S quota 420 cavalli. Un propulsore che risponde sempre prontamente alle sollecitazioni dell’acceleratore e che se non fosse per le tonalità allo scarico un po’ più smorzate non darebbe adito ad alcun sospetto riguardo alla propria sovralimentazione. La quale però amplifica la proverbiale elasticità del sei cilindri boxer, mettendo a disposizione di chi guida ben 500 Nm di coppia da 1’700 fino a 5’000 giri/min., conservando comunque una certa emozionalità dato che il regime di rotazione massima è fissato a ragguardevoli 7’500 giri al minuto! E i consumi sono migliorati? Non avendo un confronto diretto con un’altra Targa 4S è difficile rispondere, ma nel complesso restano sempre ancora molto bassi in relazione alle prestazioni proposte, dato che a fronte di una vettura che scatta da 0 a 100 km/h in 4 secondi e che tocca una punta massima di 301 km/h, nell’uso quotidiano si accontenta sempre di meno di 11 litri ogni 100 chilometri percorsi.
D’altro canto anche la trazione integrale di Porsche è sempre fonte di grandi soddisfazioni poiché la sua logica di funzionamento è impostata come quella di una vettura a trazione posteriore, che in caso di necessità coinvolge anche l’avantreno per garantire quel valore aggiunto in termini di motricità sul quale è sempre un piacere fare affidamento.
La Targa 4S può essere quindi guidata con facilità e con intuitività, rendendola sovrasterzante o sottosterzante a piacimento essendo sempre pronta e reattiva a qualsiasi input o correzione impartiti tramite l’acceleratore e/o lo sterzo. Senza considerare che, in termini generali, anche la Targa è capace (al pari di tutte le 911) di sentirsi sempre a proprio agio su qualsiasi tipo di strada, digerendo qualsiasi fondo stradale senza scomporsi grazie ad un telaio e ad un assetto fantastico.
Certo è che guidare con i capelli al vento in casa Porsche ha un prezzo non indifferente dato che la Targa, pur non avendo alcun sovrapprezzo rispetto alla Cabriolet, richiede un esborso aggiuntivo di 15’900 franchi rispetto ad una Coupé.

Non capita spesso di riuscire a far collimare due esigenze ben distinte, ma questa volta ci siamo riusciti. L’obiettivo primario consisteva nel poter effettuare una prova su strada con una delle 911 aggiornate dotate della nuova trazione integrale a comando elettro-idraulico derivato dalla 911 Turbo. Poi però c’era di mezzo la bella stagione e quindi anche mettersi al volante di una Targa sarebbe sicuramente stata un’ottima idea per trasmettere qualche sensazione di guida coi capelli al vento ai nostri lettori. Fortuna vuole che il listino della 911 sia ben strutturato e consenta pressoché qualsiasi combinazione, così eccomi con le chiavi di una Targa 4S nella mia mano sinistra.
Tenendo premuto il telecomando è già possibile azionare a vettura posteggiata il tetto apribile posto sopra ai sedili anteriori, il quale nel giro di una ventina di secondi si ripone dietro ai sedili posteriori. Così facendo la Targa si presenta nella sua forma caratteristica, con il grande rollbar al posto dei montanti centrali e il lunotto avvolgente privo di montante posteriore. Affascinante sia da aperta che da chiusa, conservando intatta la silhouette delle Coupé.
Quando eventuali temporali o grandinate lasciano il posto a belle giornate miti e soleggiate, godersi la guida a tetto aperto è possibile soprattutto lungo strade al di fuori dei centri cittadini, sui passi alpini o lungo percorsi litoranei, meglio se ad andature piuttosto tranquille. Questo perché una volta raggiunte (o superate) le velocità da codice autostradale, i vortici d’aria all’interno dell’abitacolo diventano piuttosto invadenti rovinando le piacevoli sensazioni avute a ritmi più blandi. Durante lunghe trasferte o mentre si saggia il potenziale dinamico della 911 meglio chiudere il tetto. La Targa, insomma, più che per motivi prettamente razionali si acquista più per la sua bellezza, la sua storia ed il rispettivo fascino, dato che eventuali vantaggi rispetto alla Coupé o alla Cabriolet sono equilibrati da qualche inevitabile svantaggio.
Liquidato il capitolo Targa, è quindi giunto il momento di addentrarsi nel capitolo 4S. Prima di tutto un appunto sul propulsore, il nuovo tre litri biturbo di nuova concezione. Grazie all’adozione di turbocompressori di maggiori dimensioni, un impianto di scarico specifico e un comando motore con una messa a punto differente eroga cinquanta cavalli in più rispetto alla  versione d’accesso, toccando sulla S quota 420 cavalli. Un propulsore che risponde sempre prontamente alle sollecitazioni dell’acceleratore e che se non fosse per le tonalità allo scarico un po’ più smorzate non darebbe adito ad alcun sospetto riguardo alla propria sovralimentazione. La quale però amplifica la proverbiale elasticità del sei cilindri boxer, mettendo a disposizione di chi guida ben 500 Nm di coppia da 1’700 fino a 5’000 giri/min., conservando comunque una certa emozionalità dato che il regime di rotazione massima è fissato a ragguardevoli 7’500 giri al minuto! E i consumi sono migliorati? Non avendo un confronto diretto con un’altra Targa 4S è difficile rispondere, ma nel complesso restano sempre ancora molto bassi in relazione alle prestazioni proposte, dato che a fronte di una vettura che scatta da 0 a 100 km/h in 4 secondi e che tocca una punta massima di 301 km/h, nell’uso quotidiano si accontenta sempre di meno di 11 litri ogni 100 chilometri percorsi.
D’altro canto anche la trazione integrale di Porsche è sempre fonte di grandi soddisfazioni poiché la sua logica di funzionamento è impostata come quella di una vettura a trazione posteriore, che in caso di necessità coinvolge anche l’avantreno per garantire quel valore aggiunto in termini di motricità sul quale è sempre un piacere fare affidamento.
La Targa 4S può essere quindi guidata con facilità e con intuitività, rendendola sovrasterzante o sottosterzante a piacimento essendo sempre pronta e reattiva a qualsiasi input o correzione impartiti tramite l’acceleratore e/o lo sterzo. Senza considerare che, in termini generali, anche la Targa è capace (al pari di tutte le 911) di sentirsi sempre a proprio agio su qualsiasi tipo di strada, digerendo qualsiasi fondo stradale senza scomporsi grazie ad un telaio e ad un assetto fantastico.
Certo è che guidare con i capelli al vento in casa Porsche ha un prezzo non indifferente dato che la Targa, pur non avendo alcun sovrapprezzo rispetto alla Cabriolet, richiede un esborso aggiuntivo di 15’900 franchi rispetto ad una Coupé.    


Scheda Tecnica

ModelloPorsche 911
VersioneTarga 4S
Motore6 cilindri benzina (turbo), 3 litri
Potenza, coppia420 cv, 500 Nm
Trazioneintegrale
Cambiodoppia frizione a 7 rapporti
Massa a vuoto1’600 kg
0-100 km/h4 secondi
Velocità massima301 km/h
Consumo medio8 L/100 km (dichiarato)
Prezzo160’100 franchi
La compri se…il fascino delle ‘Targa’ vince
su qualsiasi altro aspetto

 

12.8.2017, 05:002017-08-12 05:00:00
Susanna Petrone

Arrivano le specie aliene!

Un mese fa l’Unione europea ha inserito dodici nuove varietà nell’elenco delle “specie aliene invasive” (Ias) – dette anche neofite e neozoi –, piante ed animali esotici che riescono ad...

Un mese fa l’Unione europea ha inserito dodici nuove varietà nell’elenco delle “specie aliene invasive” (Ias) – dette anche neofite e neozoi –, piante ed animali esotici che riescono ad adattarsi agli habitat europei danneggiando gli ecosistemi locali. Sulla lista degli “osservati speciali” sono finiti per esempio l’oca egiziana, la pianta dei pappagalli, il cane procione e il topo muschiato.
Secondo il Wwf si sta andando nella direzione giusta e nei prossimi anni sarà necessario un piano d’azione concreto per gestire un fenomeno sempre più preoccupante: la colonizzazione degli habitat locali da parte delle nuove specie è, infatti, la seconda causa di estinzione per la flora e la fauna europee. Il cane procione, in particolare, è un animale sempre più popolare, e per quanto sia simpatico da vedere pochi sanno che è uno dei principali vettori della rabbia in Europa e una grande minaccia ecologica.
Le specie invasive possono avere pesanti ripercussioni sul piano sociale ed economico: l’impatto è di oltre 13 miliardi di franchi annui nella sola zona Ue. La cozza zebra (Dreissena polymorpha), il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), il visone americano (Mustela vison), il giacinto d’acqua (Eichornia crassipes), il poligono del Giappone (Reynoutria japonica) e la panace di Mantegazzi (Heracleum mantegazzianum) causano danni per centinaia di milioni di franchi l’anno. In mancanza di adeguati provvedimenti per eradicare o controllare la diffusione di queste specie, la situazione non potrà che peggiorare ed è praticamente certo che questa tendenza sarà ulteriormente esacerbata dai cambiamenti climatici.
I tassi di crescita delle invasioni biologiche sono esponenziali: il numero di specie aliene è cresciuto negli ultimi 30 anni del 76% in Europa. La crescente diffusione delle specie aliene è generalizzata a livello mondiale senza che ci siano ancora segnali di rallentamento di questa crescita. L’arrivo di molte specie aliene avviene spesso in modo inconsapevole da porti e aeroporti. Ma spesso e volentieri avviene in maniera volontaria: c’è chi commercia con piante ornamentali esotiche e animali da compagnia, così come introduce specie aliene per le attività di pesca. Poi ci sono i cittadini che – una volta che si sono stancati – rilasciano un animale (la testuggine palustre americana ne è un esempio e ha messo a rischio l’esistenza della testuggine palustre europea, conosciuta anche come Emys in Ticino). E poi ci sono animali che fuggono da allevamenti o da zoo. Un problema globale, che dovrà essere controllato.

Il gambero americano

Il gambero americano è una specie molto resistente e aggressiva. Le popolazioni raggiungono importanti densità ed è la specie di gambero attualmente più diffusa d’Europa. Fu importata in Europa per motivi gastronomici e in Svizzera fu immessa deliberatamente in natura nel corso del 20° secolo per compensare le perdite del gambero indigeno (Austropotamobius pallipes) dovute all’afanomicosi (peste del gambero). Presente nel 17% degli specchi d’acqua e nel 15% dei corsi d’acqua svizzeri che contengono gamberi. In Ticino troviamo il gambero americano nei laghi e corsi d’acqua a corrente lenta. Presenza massiccia nel Ceresio dove è arrivato nel 1990 e in alcuni corsi d’acqua associati (canali e tratto finale del Vedeggio, Magliasina, Tresa). Presente in almeno 15 siti nel lago di Lugano (soprattutto golfo di Agno e Ponte Tresa e 6 siti negli immissari e nella Tresa). Nel lago di Varese è presente un’importante popolazione del gambero rosso americano (Procambarus clarkii), specie che implica problemi maggiori rispetto alle altre specie di gambero esotiche (nella lista delle 100 peggiori specie invasive d’Europa).

La cimice marmorizzata

Tutti l’abbiamo vista e in tanti si chiedono da dove arrivi: la cimice marmorizzata è un insetto appartenente al grande gruppo delle cimici. Assomiglia molto alle cimici autoctone (è grigio-marroncina marmorizzata molto simile ad altre specie presenti sul nostro territorio come per esempio la Rhaphigaster nebulosa). Ma questa è originaria dell’Estremo Oriente e si pensa che i primi individui siano stati portati in Europa involontariamente attraverso il commercio. Ufficialmente è stata ritrovata in Europa nel 2007 vicino a Zurigo. In Ticino è stata avvistata per la prima volta nel 2013. L’insetto si è rivelato capace di riprodursi alle nostre latitudini e, in assenza dei nemici naturali in grado di contenerlo, anche di proliferare. In agricoltura negli ultimi anni sono stati segnalati danni alla produzione, soprattutto di frutta e ortaggi.

Il Poligono del Giappone

Se non si conosce questa pianta nemmeno ci si fa caso: eppure il Poligono del Giappone è diventato una vera e propria piaga. Può raggiungere i tre metri di altezza e cresce spesso lungo i corsi d’acqua. Parliamo di una pianta invasiva con una forte capacità riproduttiva. Forma delle popolazioni grandi e dense ed è molto difficile da eliminare.
Minaccia in modo serio la flora indigena e rende instabile il terreno. Infatti in inverno le parti aeree muoiono, esponendo il suolo al pericolo dell’erosione. Per liberarsene bisogna estirpare le piante con tutte le radici.
Se il numero di piante è molto elevato, eseguire sfalci molto frequenti. Non solo: il materiale non va lasciato sul posto, ma messo nei sacchi della spazzatura da smaltire con i rifiuti solidi urbani.
In Svizzera è assolutamente vietato compostare gli scarti, visto che tornerebbe a crescere.

Sorvegliati speciali

Con l’entrata in vigore il 2 agosto del primo aggiornamento del Regolamento Eu 2016/1141 contenente la lista delle specie aliene invasive (Ias) di rilevanza unionale, salgono a 49 le specie aliene invasive pericolose per il territorio europeo. Parliamo del 2% di tutte le specie invasive presenti in Europa. Ecco la lista delle specie invasive che vengono tenute sotto controllo al momento:


Piante

Erba degli alligatori
(Alternanthera philoxeroides)
Pianta dei pappagalli
(Asclepias syriaca)
Baccaris (Baccharis halimifolia)
Cabomba di Carolina
(Cabomba caroliniana)
Il giacinto d’acqua
(Eichhornia crassipes)
Elodea (Elodea nuttallii)
Rabarbaro gigante/cileno
(Gunnera tinctoria)
Panace di Mantegazzi
(Heracleum mantegazzianum)
Golpar (Heracleum persicum)
Heracleum sosnowskyi
Soldinella reniforme
(Hydrocotyle ranunculoides)
Balsamina ghiandolosa
(Impatiens glandulifera)
Peste d’acqua arcuata
(Lagarosiphon major)
Porracchia a fiori grandi
(Ludwigia grandiflora)
Porracchia plepoide
(Ludwigia peploides)
Lysichiton americano
(Lysichiton americanus)
Microstegium vimineum
Millefoglio d’acqua/americano
(Myriophyllum aquaticum)
Foxtail (Myriophyllum heterophyllum)
Partenio (Parthenium hysterophorus)
Penniseto allungato
(Pennisetum setaceum)
Persicaria (Persicaria perfoliata)
Kudzu (Pueraria lobata)  

Invertebrati

Gambero americano
(Orconectes limosus)
Gambero della California
(Pacifastacus leniusculus)
Gambero rosso della Louisiana
(Procambarus clarkii)
Gambero marmorato
(Procambarus fallax f. virginalis)
Gambero virile (Orconectes virilis)
Granchio di Shanghai
(Eriocheir sinensis)
Calabrone asiatico
(Vespa velutina nigrithorax)  

Mammiferi

Cane procione
(Nyctereutes procyonoides)
Coati rosso (Nasua nasua)
Mangusta indiana
(Herpestes javanicus)
Muntjak della Cina (Muntiacus reevesi)
Nutria (Myocastor coypus)
Procione (Procyon lotor)
Scoiattolo di Pallas
(Callosciurus erythraeus)
Scoiattolo grigio nordamericano
(Sciurus carolinensis)
Scoiattolo volpe (Sciurus niger)
Tamia siberiano (Tamias sibiricus)
Topo muschiato (Ondatra zibethicus)  

Pesci

Pseudorasbora (Pseudorasbora parva)
Chinese Sleeper (Percottus glenii)  

Rettili

Testuggine palustre americana
(Trachemys scripta)

Anfibi

Rana toro americana
(Lithobates catesbeianus)  

Uccelli

Gobbo della Giamaica
(Oxyura jamaicensis)
Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus)
Oca egiziana (Alopochen aegyptiacus)
Cornacchia indiana (Corvus splendens)

 

11.8.2017, 20:162017-08-11 20:16:00
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Russia, divorato dai gatti

Un pensionato 68enne di Omsk, noto ai suoi vicini per il carattere 'burbero' e riservato, è stato divorato dai suoi 40 gatti dopo essere morto per cause naturali, probabilmente un infarto. Lo...

Un pensionato 68enne di Omsk, noto ai suoi vicini per il carattere 'burbero' e riservato, è stato divorato dai suoi 40 gatti dopo essere morto per cause naturali, probabilmente un infarto. Lo fa sapere il portale ZonaMedia, che a sua volta cita il sito Om1. I vicini, preoccupati per la sparizione dell'uomo, hanno avvertito i vigili e insieme alle forze dell'ordine si sono introdotti nell'appartamento. E hanno effettuato la macabra scoperta: dell'uomo restava soltanto lo scheletro. La casa era inoltre disseminata di molti scheletri felini poiché - dettaglio da film horror - terminato il banchetto con il cadavere del pensionato i gatti hanno iniziato a divorarsi tra loro. L'uomo, che aveva tre figli, si era nel tempo totalmente isolato e viveva senza elettricità al solo lume di candela.

11.8.2017, 15:032017-08-11 15:03:13
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Il pomodoro svizzero: meno inquinanti, meno antiparassitari

I pomodori svizzeri risultano più sostenibili a livello ambientale rispetto a quelli provenienti dall’estero, lo dimostra uno studio commissionato dall’...

I pomodori svizzeri risultano più sostenibili a livello ambientale rispetto a quelli provenienti dall’estero, lo dimostra uno studio commissionato dall’Unione svizzera dei produttori di verdura (USPV). A fare la differenza è soprattutto la minor quantità di inquinanti delle acque e di prodotti antiparassitari che finiscono nei terreni, indica in una nota odierna l’USPV. Lo studio rileva il bilancio energetico globale dei pomodori coltivati in serra, cioè la capacità dell’ambiente in esame di sostenere le molteplici pressioni provocate dall’uomo. I pomodori elvetici presentano valori di carico ambientale (PCA) di 987 punti, mentre i prodotti provenienti dal bacino mediterraneo si situano tra 1646 e 2006 PCA. Esistono tuttavia margini di miglioramento per quanto riguarda la sostenibilità, in particolare nel corretto isolamento delle serre e nell’impiego di fonti energetiche alternative per diminuire le emissioni di anidride carbonica. Con una percentuale di mercato del 58%, il pomodoro prodotto in Svizzera copre mediamente più della metà della richiesta del commercio ortofrutticolo, si legge nel comunicato. Nel 2016 il consumo pro capite è stato di 6,93 kg e 57’695 tonnellate hanno raggiunto gli scaffali dei negozi.

11.8.2017, 13:302017-08-11 13:30:00
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La Romagna assolve la Rivoluzione Russa

A Villa Torlonia di San Mauro Pascoli, davanti a circa 1000 persone nel processo storico organizzato da Sammauroindustria, il verdetto finale del pubblico non ha lasciato adito...

A Villa Torlonia di San Mauro Pascoli, davanti a circa 1000 persone nel processo storico organizzato da Sammauroindustria, il verdetto finale del pubblico non ha lasciato adito a interpretazioni: la Romagna assolve a pieni voti la Rivoluzione Russa. 420 voti per l'assoluzione, 195 per la condanna. Al presidente del tribunale Gianfranco Miro Gori, non è restato che decretare "l'assoluzione della Rivoluzione Russa" con una larghissima maggioranza. Ad accusare la rivoluzione russa c'erano gli storici Marcello Flores e Maurizio Ridolfi, a difesa della rivoluzione, della quale si celebra il centenario, Diego Fusaro e Luciano Canfora. "Lenin - ha detto Canfora nella sua arringa difensiva che ha convinto il pubblico - al termine della vita riconosce che a 'Occidente abbiamo perso, ma resta tutto il resto del mondo'. Ecco, il grande lascito di quell'evento è stata la decolonizzazione".

11.8.2017, 10:462017-08-11 10:46:00
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Se vuoi ti pago con WhatsApp

WhatsApp sempre più vicina ai pagamenti elettronici. In una nuova versione beta (quindi in fase sperimentale) dell’applicazione per Android sarebbe stato avvistato in rete il supporto a...

WhatsApp sempre più vicina ai pagamenti elettronici. In una nuova versione beta (quindi in fase sperimentale) dell’applicazione per Android sarebbe stato avvistato in rete il supporto a Payments, un sistema di pagamento sfruttabile dagli utenti. Dovrebbe trattarsi di una modalità per trasferire denaro tramite UPI (Unified Payments Interface), da banca a banca: insomma, oltre ai messaggi gli utenti potranno inviare su WhatsApp anche denaro ai propri contatti. Un servizio che l’app WeChat offre già in Cina. WhatsApp, a questo punto, seguirebbe la strada già presa per ora solo negli Stati Uniti da Facebook Messenger, altra app dell’universo di Mark Zuckerberg.

Indiscrezioni sui pagamenti via WhatsApp erano già emerse ad aprile scorso, grazie al sito indiano The Ken, poiché era sembrato che il lancio della funzione dovesse avvenire in via sperimentale proprio in quel Paese. Secondo le rilevazioni qualche giorno fa, WhatsApp ha raggiunto il traguardo di un miliardo di utenti giornalieri, che salgono a 1,3 miliardi su base mensile. Nel febbraio 2016 la compagnia, di proprietà di Facebook, aveva invece reso noto il raggiungimento del miliardo di utenti attivi mensilmente. Ogni giorno, ha fatto sapere WhatsApp sul suo blog, gli utenti si scambiano 55 miliardi di messaggi. Le foto condivise quotidianamente sono 4,5 miliardi; 1 miliardo i video. L’applicazione supporta al momento 60 lingue.

10.8.2017, 20:092017-08-10 20:09:20
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Ecco il legame tra orologio biologico e invecchiamento

Dopo decenni di ricerche si è scoperto come le lancette dell’orologio biologico scandiscono il ritmo dell’invecchiamento. Ad azionarle è un meccanismo...

Dopo decenni di ricerche si è scoperto come le lancette dell’orologio biologico scandiscono il ritmo dell’invecchiamento. Ad azionarle è un meccanismo molecolare che agisce in modo diverso in organi diversi e che, per funzionare al meglio, richiede una dieta povera di calorie.

La scoperta, che potrebbe aprire la strada a strategie per rallentare il processo di invecchiamento, è pubblicata su Cell e si deve al gruppo coordinato dall’italiano, Paolo Sassone-Corsi, direttore del Centro per l’Epigenetica e il Metabolismo dell’università della California a Irvine. Le ricerche sono state svolte in collaborazione con l’Istituto di ricerca Biomedica di Barcellona.

“Finalmente – ha detto all’Ansa Sassone Corsi – è stato rilevato il legame tra l’invecchiamento e l’orologio biologico’’ che regola tutti i cicli biologici, dalla fame all’alternarsi sonno-veglia, in base a ritmi di circa 24 ore. “Da decenni si sa che durante l’invecchiamento i ritmi biologici sono meno efficienti e precisi, ma non è mai stato dimostrato che è l’orologio biologico a regolare il processo d’invecchiamento’’. Le implicazioni per l’invecchiamento umano potrebbero essere di vasta portata: “indicano – ha detto l’esperto – che uno stile di vita con il rispetto dei ritmi dell’orologio biologico, così come una dieta a basso tasso calorico, porteranno a un rallentamento dell’invecchiamento’’.

La scoperta è stata possibile grazie all’analisi del tessuto del fegato prelevato da topi giovani (di 6 mesi) e anziani (18 mesi). È stato visto che nell’organo, l’orologio biologico controlla l’invecchiamento utilizzando il metabolismo delle cellule: in pratica l’energia è 'bruciata' sotto il controllo dell’orologio biologico e questo meccanismo funziona bene in un animale giovane, ma non in un topo vecchio. La restrizione calorica (30% in meno), inoltre, riesce a ’ringiovanire’ i ritmi biologici.

È stato anche testato il funzionamento dell’orologio biologico nelle cellule staminali della pelle dei topi giovani e più vecchi ed è stato visto che, durante l’invecchiamento, le cellule staminali continuano a mostrare attività ritmica ma la alterano. Anche in questo caso una dieta a basso contenuto calorico ritarda le alterazioni nelle funzioni ritmiche delle cellule staminali e rallenta l’invecchiamento.

10.8.2017, 14:522017-08-10 14:52:29
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Allo studio il consulente del click

Conviene cliccare su un link trovato su Internet o facendolo condividiamo troppi dati privati? Un algoritmo sviluppato da Mahsa Taziki, ricercatrice del Politecnico federale di...

Conviene cliccare su un link trovato su Internet o facendolo condividiamo troppi dati privati? Un algoritmo sviluppato da Mahsa Taziki, ricercatrice del Politecnico federale di Losanna (EPFL), potrà rispondere alla domanda facendo da "consulente dei click". I suggerimenti online possono essere molto utili, ma quante informazioni vengono diffuse con un click non è sempre chiaro all’utente.

Il nuovo algoritmo è stato sviluppato per creare trasparenza, si legge in un comunicato odierno dell’EPFL. Viene infatti valutato il numero di informazioni che vengono inviate con un click, mettendole in rapporto con l’utilità che ne deriva per l’utilizzatore. Il sistema mostrerà infine, attraverso un codice colorato, il rapporto costi-benefici. "Alcuni click sono molto utili e non intaccano quasi per niente la sfera privata, altri sono invece l’esatto opposto", ha detto Mahsa Taziki, citata nella nota.

A differenza dei programmi che bloccano le pubblicità, che agiscono indistintamente, il nuovo algoritmo suggerisce semplicemente quali click possono risultare utili e quali no. Sarà ad ogni modo sempre l’utente a prendere la decisione finale. Il sistema non è però ancora pronto per il mercato: Taziki vuole continuare a svilupparlo. Fra le altre cose è in programma un’estensione, che durante la navigazione avverte dei siti che si prendono troppe libertà con le informazioni personali. "Vogliamo dare agli utenti i vantaggi di un consulente, che però gli lasci il totale controllo sui dati", ha sottolineato la ricercatrice.

10.8.2017, 11:152017-08-10 11:15:52
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Oggi è un giorno da leoni

È il più conosciuto, il più amato e in alcuni casi il più temuto fra tutti gli animali del pianeta, eppure è in drammatico declino: è il leone, oggi celebrato dal World Lion Day, giornata...

È il più conosciuto, il più amato e in alcuni casi il più temuto fra tutti gli animali del pianeta, eppure è in drammatico declino: è il leone, oggi celebrato dal World Lion Day, giornata ideata da una serie di organizzazioni impegnate nella conservazione di questa specie. Nel corso di tre generazioni le popolazioni selvatiche di leoni si sono quasi dimezzate, secondo dati dello Iucn, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura. Il futuro di questo felino, ricorda il Wwf, sta assumendo tinte fosche in tutto il continente africano: solo negli ultimi decenni i leoni si sono estinti in ben 12 paesi dell’Africa subsariana.

Il leone non è solo il re del continente africano. Esiste anche il leone asiatico, una sottospecie, ancora più vicino all’estinzione. È più piccolo e chiaro di quello africano e sopravvive solo in India, in poco più di 500 esemplari, nel Parco Nazionale di Gir. I leoni sono a tutti gli effetti grandi carnivori, eppure in caso di necessità possono integrare la loro dieta con alcune verdure. I ricercatori hanno constatato che leoni del deserto del Kalahari possono mangiare una buona dose di zucche selvatiche, anche per dissetarsi. Il leone maschio non è solo un pessimo cacciatore (gran parte delle attività di caccia viene infatti svolta dalle femmine) ma è anche uno scarso "latin lover". I suoi accoppiamenti, per quanto frequenti, durano una manciata di secondi.

I leoni sono minacciati dalla distruzione del loro habitat, dal conflitto con le comunità locali e dal bracconaggio. Le ossa di questi animali, al pari delle tigri, vengono utilizzate per presunti rimedi della medicina tradizionale. Pesa moltissimo anche la persecuzione dei cacciatori di trofei, che due anni fa ha fatto anche una vittima "illustre": Cecil, icona dello Zimbabwe. Il ruggito del leone è un importantissimo sistema di comunicazione: può essere udito fino a 8 chilometri di distanza e permette di mantenere le relazioni tra gli individui del branco. In Africa i leoni sono praticamente assenti al di fuori delle aree protette. Solo in Sudafrica questo felino sta espandendo il suo territorio grazie a progetti di ripopolamento funzionali anche all’ecoturismo.

10.8.2017, 09:162017-08-10 09:16:00
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Mercedes-Benz GLA

È stata aggiornata l’apprez­zata derivata della Classe A. Dalle sue insospettabili capacità Off-Road fino alle strabilianti prestazioni della sportiva GLA 45 AMG: ci siamo messi alla guida di tutte le...

È stata aggiornata l’apprez­zata derivata della Classe A. Dalle sue insospettabili capacità Off-Road fino alle strabilianti prestazioni
della sportiva GLA 45 AMG: ci siamo messi alla guida di tutte le varianti per dirvi cosa cambia e come van

Pur essendo stata inizialmente criticata, la scelta di ringiovanire la gamma è stata probabilmente una delle più azzeccate che Mercedes-Benz abbia avuto negli ultimi anni. Un ringiovanimento iniziato con la Classe A nel 2012 e poi proseguito con i diversi derivati della stessa, tra cui CLA, CLA Shooting Brake e GLA. A testimoniarlo non sono tanto i numeri di vendita in sé – negli ultimi cinque anni ne sono stati venduti due milioni di esemplari, ovvero il doppio rispetto alla sua antenata – quanto quelli relativi alla clientela: chi ha acquistato l’attuale Classe A è in media più giovane di 13 anni rispetto a coloro che sono entrati in possesso della generazione precedente, e in Europa occidentale il 70% dei nuovi proprietari non aveva fino ad ora mai posseduto una Mercedes-Benz.
A qualche anno dal debutto ecco quindi il consueto aggiornamento per la derivata della Classe A che strizza l’occhio ai SUV, ovvero la GLA, che si propone con nuovi motori, lievi ritocchi estetici e una dotazione aggiornata. Per completare il “vuoto” tra i due turbo-benzina presenti in gamma, con potenze di rispettivamente 156 e 211 cavalli, debutta la GLA 220 4MATIC da 184 cavalli e 300 Newtonmetri abbinata alla trazione integrale. Esternamente gli interventi sono stati pochi e limitati a paraurti, cerchi in lega di nuova foggia e al nuovo colore “Canyonbeige”. Per impreziosire l’abitacolo si è deciso di implementare nuovi inserti cromati e nuove rifiniture, nonché inediti colori e rivestimenti per i sedili. Senza dimenticare le dotazioni tecnologiche che possono ora vantare una telecamera per le manovre con visione a 360 gradi e il sistema d’apertura “Keyless”.

Per rispondere alle esigenze sempre più ampie della sua clientela, Mercedes-Benz ha deciso di offrire per la sua GLA ben tre tipologie di assetti.
Di serie sono previste le sospensioni “Comfort”, mentre chi predilige la guida più sportiva può optare per un assetto ribassato e dalla taratura più rigida. Altrettanto interessanti le opzionali sospensioni “Comfort Off-Road”, che oltre ad alzare il corpo vettura di 30 millimetri includono un pacchetto estetico capace di caratterizzare la GLA in chiave più avventurosa.
Ed è proprio con un esemplare dotato di questa opzione che ci siamo avventurati in un percorso sterrato, lungo il quale la maggiore altezza da terra, la trazione integrale 4MATIC e la modalità di guida specifica le conferiscono delle capacità insospettabili. Degno di nota l’Hill Descent Control, il quale funziona anche in retromarcia: se affrontando una salita non doveste aver avuto sufficiente slancio e vi ritrovaste a dover indietreggiare, basta rilasciare il pedale del freno e ci pensa lei a districarsi giù per la discesa, in retromarcia, a passo d’uomo. In attesa di affrontare nuovamente la salita.
Come molti ben sapranno uno dei fiori all’occhiello della GLA è la versione più spinta curata dagli specialisti di AMG. Dotata del 4 cilindri di serie più potente del mondo, forte di 381 cavalli e 191 cv/litro, la GLA 45 AMG si ripresenta con un posteriore rinnovato comprendente diffusore, rifiniture cromate e spoiler sul lunotto di nuova foggia. Ovviamente non ci siamo fatti mancare una prova su strada. Il propulsore è in effetti una piccola meraviglia, poiché, pur spingendo già dai bassi regimi, ripaga se si innesta il rapporto successivo al limitatore: ha davvero un bel carattere oltre che un bel sound, coinvolgente e molto corsaiolo. Il doppia frizione a sette rapporti è abbastanza puntuale nello svolgere le sue cambiate. Tra le curve l’assetto contiene bene il rollio anche se, per via della maggiore altezza, non è ovviamente così “piatta” come una rispettiva Classe A. A guadagnarci è però la fluidità con cui la si può far scorrere da una curva all’altra, complice lo sterzo omogeneo (seppur non tra i più diretti in circolazione) e una bella sensibilità al tiro-rilascio. La trazione integrale dona alla GLA 45 una caratterizzazione molto neutra, facile e alla portata di tutti, con l’efficacia tra le sue prime priorità: perdere motricità è davvero impossibile e le Dunlop di primo equipaggiamento garantiscono livelli di aderenza davvero notevoli.
I prezzi della GLA partono da 35’300 franchi, mentre per la GLA 45 AMG è necessario sborsare 69’400 franchi.

Scheda Tecnica

Motore4 cilindri benzina (turbo)
4 cilindri turbodiesel
Potenzada 109 a 381 cavalli
Trazioneanteriore o integrale
Cambiomanuale o doppia frizione
Consumida 4 l/100 km
    Prezzoda 35’300 CHF
Ideale perla grande varietà di motori e allestimenti permette di ritagliarsi una GLA in base alle proprie esigenze
La compri se…rispetto alla Classe A ti piace stare seduto più in alto


 

9.8.2017, 15:432017-08-09 15:43:42
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Più trasparenza sugli alimenti

Aziende attive nel commercio al dettaglio e produttori di alimentari hanno investito negli scorsi mesi milioni per la trasparenza dei loro prodotti. Non solo per allinearsi alla nuova...

Aziende attive nel commercio al dettaglio e produttori di alimentari hanno investito negli scorsi mesi milioni per la trasparenza dei loro prodotti. Non solo per allinearsi alla nuova Legge sulle derrate alimentari (LDerr), entrata in vigore a maggio, ma anche perché i clienti vogliono sempre maggiori informazioni su allergeni, zucchero e sale.

Mai prima d’ora i consumatori hanno saputo così tanto sul contenuto e sulla provenienza dei generi alimentari. Da maggio, oltre agli ingredienti, bisogna indicare (quasi) tutti gli allergeni e i valori nutrizionali sugli articoli in commercio. Entro un anno queste informazioni saranno obbligatorie anche nella vendita online.

L’organizzazione no profit GS1 Svizzera (Global Standard One) ha elaborato per i suoi membri – dettaglianti e trasformatori – una soluzione che permette di scambiare tali informazioni tramite la piattaforma e app Trustbox.

Negli ultimi due mesi circa 80 produttori di generi alimentari come Kägi, gelati Gasparini e Hug hanno aderito a questo sistema, ha detto all’ats Domenic Schneider, Senior Manager di GS1. Si tratta soprattutto di aziende svizzere, ma ve ne sono alcune anche estere come ad esempio Hilcona e Dr. Oetker.

La revisione della LDerr ha portato a un grande aumento della domanda, anche da parte dei consumatori. Questi ultimi da due anni possono visualizzare la lista completa degli ingredienti, il valore nutritivo così come informazioni nutrizionali sulla piattaforma online (https://www.trustbox.swiss) o tramite l’app Trustbox attraverso il codice a barre o il nome dei prodotti. Nel 2016 si contavano 1000 utenti, ora sono 3500.

L’app è particolarmente interessante per le persone allergiche o per i vegani e tutti quelli che vogliono esattamente sapere cosa mangiano.

Il Consiglio federale stima che l’adattamento alla nuova legge costerà alle aziende e ai produttori circa 270 milioni di franchi e successivamente altri 46 milioni di franchi all’anno.

Attualmente la provenienza degli ingredienti viene specificata in Svizzera soprattutto da alcuni marchi, ad esempio Bio Suisse. In questo modo vengono garantiti gli standard ecologici nel processo di produzione.

Generi alimentari e materie prime sono molto rilevanti per l’ambiente, visto che causano circa un quarto delle emissioni di gas a effetto serra a livello globale. Vi è bisogno di più trasparenza e standard ambientali per la carne, i derivati del latte, riso, soia, olio di palma, frutti di mare, caffè, cacao, così come frutta e verdura, afferma il WWF.

9.8.2017, 13:512017-08-09 13:51:00
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'Hey Twitter, leggi qui'. Il social non cancella le minacce: giovane tedesco gliele dipinge all'entrata

"Oltre 300 segnalazioni" di post d'odio e minacce su Twitter rimaste "senza risposta": per questo un...

"Oltre 300 segnalazioni" di post d'odio e minacce su Twitter rimaste "senza risposta": per questo un giovane artista satirico tedesco ha deciso di obbligare la compagnia a leggere quei tweet omofobi, razzisti, negazionisti non rimossi dalla piattaforma. Come? Glieli ha dipinti sotto l'ufficio e ha lanciato la campagna #HeyTwitter per attirare l'attenzione del microblog. È accaduto ad Amburgo per iniziativa di Shahak Shapira, giovane tedesco, ebreo, che ha spiegato e documentato la sua denuncia in un video su YouTube.

"Negli ultimi sei mesi", afferma Shapira nel filmato, "ho riportato circa 450 commenti d'odio a Twitter e Facebook. Commenti che non erano semplici insulti o battute, ma vere e proprie minacce violente, omofobe, xenofobe, negazioniste dell'Olocausto. Cose che nessuno dovrebbe dire o leggere". Il ragazzo spiega che di circa 150 commenti di questo tipo segnalati a Facebook "è stato rimosso l'80% nel giro di uno-tre giorni". Esito diverso invece per Twitter. "Ho segnalato più di 300 tweet", racconta, "e per questi ho ricevuto solo 9 risposte in sei mesi, per informarmi che non erano state ravvisate violazioni delle regole della piattaforma. Tutte le altre segnalazioni non hanno avuto risposta" e "quindi per me è impossibile dire che fine hanno fatto". Di qui l'idea di obbligare Twitter a leggere i post d'odio non rimossi. Shapira ne ha scelti 30, li ha trasformati in stencil e con spray colorati li ha riprodotti su strada e marciapiedi sotto l'ufficio Twitter di Amburgo.

9.8.2017, 11:452017-08-09 11:45:00
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Acquisti online: gli svizzeri a un 'click' dalla vetta

Gli svizzeri sono tra i più grandi compratori online a livello europeo con una spesa media di 1’033 euro (1’172 franchi) all’anno, superati solamente dai...

Gli svizzeri sono tra i più grandi compratori online a livello europeo con una spesa media di 1’033 euro (1’172 franchi) all’anno, superati solamente dai britannici (1’118 euro). La classifica è stata pubblicata ieri dal fornitore di dati economici Regiodata e raggruppa 19 Paesi europei. Servizi come i viaggi non sono stati presi in considerazione. I norvegesi sono in terza posizione (920 euro), tallonati dagli austriaci (885 euro). L’evoluzione più dinamica tra il 2015 e il 2016 è stata osservata in Gran Bretagna, in Germania, in Italia e nei Paesi Bassi. La Russia e la Turchia si piazzano negli ultimi posti, con spese inferiori agli 80 euro all’anno per abitante. "In queste regioni, il potere d’acquisto medio su Internet si trova a un livello così basso poiché la struttura spaziale e topografica di questi Paesi è poco propizia a questo genere di commercio: le esigenze logistiche per acquisti online, per esempio nel nord della Siberia, non sarebbero semplicemente gestibili", sottolinea lo studio. Anche la Spagna (227 euro), la Slovacchia (207 euro) e la Polonia (167 euro) figurano nella parte bassa della classifica.

9.8.2017, 09:182017-08-09 09:18:00
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Ford KA+

Inizialmente in Svizzera non la volevano importare, ma ora ci hanno ripensato ed è distri­bui­ta presso i conces­sionari ufficiali del marchio con un prezzo che parte da 9’900 franchi. I contenuti? Quelli di una...

Inizialmente in Svizzera non la volevano importare, ma ora ci hanno ripensato ed è distri­bui­ta presso i conces­sionari ufficiali del marchio con
un prezzo che parte da 9’900 franchi. I contenuti? Quelli di una vera Ford!

 
 

Nel resto dell’Europa la Ford KA+ ha debuttato nell’autunno dello scorso anno, mentre in Svizzera si era inizialmente deciso di non proporla. Mentre ora, invece, eccola presente nei concessionari dell’ovale blu con un prezzo assai aggressivo che parte da 9’900 franchi. Come mai questo ripensamento? La colpa, per così dire, è della nuova Fiesta, la quale essendo stata pensata per una clientela piuttosto esigente e quindi rifinita di tutto punto, dotata delle tecnologie più avanzate e proposte con dotazioni assai complete, lascia scoperta quella fascia del segmento B (le vetture compatte, per intenderci) che si orienta ad una clientela particolarmente attenta al prezzo. La KA+ integra insomma sia la clientela della vecchia KA che chi in passato ha acquistato le versioni d’entrata della Fiesta.
Costruita in India, mercato nel quale è presente da diversi anni così come in Brasile e Cina, la KA+ è stata sviluppata sulla stessa piattaforma della Fiesta e prima di debuttare in Europa si è sottoposta ad un’attenta fase di messa a punto e affinamento. Dato che la clientela europea ha notoriamente un palato più fine per quanto concerne il comfort e il piacere di guida, rispetto alle versioni disponibili al di fuori del vecchio continente si distingue per una messa a punto specifica dell’assetto e numerosi interventi per ridurre vibrazioni e rumorosità. I primi hanno coinvolto rivisitazione di molle, ammortizzatori, stabilizzatori anteriori, assale posteriore e pneumatici, mentre per la rumorosità sono stati implementati guarnizioni delle porte, un nuovo supporto motore idraulico per assorbire le vibrazioni, materiale fonoassorbente nei montanti anteriori e nelle portiere, nuove boccole posteriori e specchietti retrovisori esterni con fissaggi aerodinamici. Il risultato, come abbiamo appurato durante una prima prova su strada, è assai apprezzabile. Il motore, molto rotondo nell’erogazione, può essere usato senza grandi problemi ai bassi regimi, durante i quali non mostra alcuna vibrazione. Accettabili le prestazioni e gradevoli le sensazioni alla guida lungo un percorso guidato, contraddistinto dalla piacevolezza tipica delle Ford, inserimenti in curva sempre pronti ed uno sterzo con un bel carico.
Dicevamo dei motori. A disposizione c’è un quattro cilindri aspirato, 1.2 due litri di cilindrata, offerto con una potenza di 70 oppure 85 cavalli. La nostra prova si è svolta con quest’ultimo dato che le previsioni di mercato lo vedono in testa
(95%) delle scelte. E non potrebbe essere altrimenti dato che non solo costa appena mille franchi in più, ma include anche nel prezzo una versione ben più accessoriata della versione d’accesso, denominata Cool & Sound. Con 10’990 franchi ci si concede quindi una “piccola” che scatta da 0 a 100 km/h in 13,3 secondi, tocca una velocità massima di 169 km/h, consuma 5 l/100 km nel ciclo misto (valore omologato) ed ha una dotazione la quale comprende aria condizionata ed un sistema di riproduzione audio comprendente i comandi vocali SYNC e l’integrazione per gli smartphone AppLink. Non manca ovviamente qualche accessorio tra cui climatizzatore automatico, sedili riscaldabili, regolatore di velocità e radio DAB, ma pure un esemplare completamente accessoriato difficilmente supera i 14’000 franchi.
Detto ciò non vi abbiamo ancora rivelato qual è in assoluto il più grande pregio della KA+, ovvero la disponibilità di spazio in nemmeno quattro metri di lunghezza. Ce n’è davvero tanto, sia per chi guida ma soprattutto per chi sta dietro, sia per le gambe che per la testa. Fare dei brevi viaggi, addirittura in cinque, è di conseguenza più che fattibile. Oltre ai 21 vani portaoggetti anteriori, anche il baule non manca di convincere con la sua capienza di 270 litri.
E la qualità? La KA+ è una vettura che bada certamente al sodo sia nei materiali che nei contenuti, risultando tuttavia sempre gradevole. Prima di tutto per l’aspetto maturo dell’esterno che ricalca con sicurezza i canoni stilistici di Ford, evidenziati dalla calandra trapezoidale e dai fari rastremati, senza dimenticare gli accenti cromati. Ma anche la vita a bordo, nel complesso, non lascia delusi con elementi fuori luogo, sebbene con un prezzo del genere potrebbero anche essere concessi.

Scheda Tecnica

Motore4 cilindri benzina
Potenzada 70 a 85 cavalli
Trazioneanteriore
Cambiomanuale
Consumida 5 l/100 km
Prezzoda 9’900 franchi
Ideale perchi cerca una vettura ‘low cost’
un po’ più curata delle altre
La compri se…badi al sodo, ma apprezzi
la qualità

 

8.8.2017, 17:512017-08-08 17:51:02
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I primi salmoni geneticamente modificati sono stati venduti in Canada

Venduti in Canada i primi salmoni geneticamente modificati. È accaduto a 25 anni dai primi esperimenti volti ad accelerare la crescita di...

Venduti in Canada i primi salmoni geneticamente modificati. È accaduto a 25 anni dai primi esperimenti volti ad accelerare la crescita di questi pesci. La notizia è riportata da Nature sul suo sito.

È la prima volta che un animale geneticamente modificato destinato alla tavola è stato venduto sul mercato. L’azienda statunitense AquaBounty Technologies ha venduto il primo lotto commerciale, di 4,5 tonnellate, al prezzo di 11,70 dollari al chilogrammo, ha detto Ron Stotish, direttore generale della società, che però non ha rivelato chi l’ha acquistato. Il pesce, una varietà di salmone atlantico (Salmo salar), è stato progettato per crescere più velocemente rispetto a quello selvatico, e raggiunge la dimensione giuste per il mercato in circa la metà del tempo, cioè in 18 mesi. Il risultato è stato possibile aggiungendo nel Dna del pesce i geni del salmone di Chinook (Oncorhynchus tshawytscha) che producono un ormone della crescita e i geni di una sorta di pesce gatto chiamato Zoarces americanus. Le modifiche genetiche consentono di produrre livelli costanti dell’ormone della crescita.

L’azienda AquaBounty ha avviato le ricerche per ottenere salmone geneticamente modificato negli anni ’90, ma dopo aver ottenuto i primi salmoni transgenici ha dovuto aspettare molto per metterli sul mercato: la vendita infatti arriva dopo una lunga battaglia sia per farla approvare dai sistemi regolatori sia per farla accettare dai consumatori. Negli Stati Uniti la Fda (Food and Drug Administration) ha approvato il consumo del salmone nel novembre del 2015 e le autorità canadesi sono arrivate alla stessa decisione sei mesi dopo. Ma a differenza del Canada, le battaglie politiche negli Stati Uniti hanno bloccato finora l’ingresso del salmone sul mercato. La legge che definisce il bilancio del governo statunitense per il 2017 include infatti una disposizione che proibisce la vendita di salmone transgenico fino a quando la Fda non svilupperà un programma per informare i consumatori che stanno acquistando un prodotto geneticamente modificato.

8.8.2017, 10:212017-08-08 10:21:51
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BMW i3 94Ah

L’elettrica di casa BMW cambia la batteria: grazie alla maggiore capacità ora percorre più chilometri senza crescere nelle dimensioni né allungare i tempi di ricarica. Sempre disponibile, per chi lo desidera, il...

L’elettrica di casa BMW cambia la batteria: grazie alla maggiore capacità ora percorre più chilometri senza crescere nelle dimensioni né allungare i tempi di ricarica. Sempre disponibile, per chi lo desidera, il Range Extender.

Come ben sappiamo, la i3 è stata la primissima vettura puramente elettrica prodotta da BMW, che per l’occasione ha pure dato vita al marchio BMW i. È nato tutto da un foglio bianco: il marchio, il prodotto, la fabbrica. Una vettura dalle forme particolari, le quali mettono subito in evidenza il fatto che si tratti di un’auto elettrica per via delle sue forme inusuali e futuristiche, essenziali ma mai povere, facendo peraltro largo uso di materiali leggeri ed innovativi.
A qualche anno di distanza dal debutto la i3 si (ri)presenta con una novità, in realtà assai celata ma sufficientemente interessante per farci prendere nuovamente posto al volante ed effettuare una prova su strada. Si tratta in questo caso della batteria, la quale vanta ora una maggiore densità energetica delle celle agli ioni di litio (si passa da 60 Ah – amperora – a 94 Ah) e un incremento della capacità (da 22 a 33 kWh) con conseguente aumento dell’autonomia. Quest’ultima secondo le irrealistiche omologazioni del ciclo NEDC è dichiarata a 300 chilometri, ma BMW stessa dichiara un’autonomia reale di 200 km. Che in effetti non è per niente distante da quanto abbiamo rilevato noi: sono in effetti fattibili, anche nelle condizioni più sfavorevoli, ben oltre 180 km. Da segnalare che resta sempre valida la possibilità di acquistare il cosiddetto ‘Range Extender’, un bicilindrico a benzina che in caso di necessità garantisce una mobilità illimitata e indipendente dalla ricarica elettrica. Nonostante l’incremento della capacità non si sono allungati i tempi di ricarica, per la quale si possono prevedere tempi inferiori alle tre ore per una ricarica completa (meno di 10 ore con una normale presa domestica). Nel caso di una stazione di ricarica rapida DC da 50kW è possibile ricaricarla fino all’80% della sua capacità in meo di 40 minuti.
Le prestazioni del motore elettrico da 170 cavalli e 250 Newtonmetri sono rimaste invariate. Come d’abitudine spinge immediatamente e mostra un bell’allungo. Necessita invece sempre un po’ di assuefazione il “One Pedal Driving”: l’accelerazione e la decelerazione della i3 vengono praticamente gestite tramite un unico pedale (quello dell’acceleratore), tanto che alle velocità urbane basta alleggerire la pressione sul pedale destro che la vettura già inizia a decelerare e recuperare energia – e minore sarà la pressione sull’acceleratore, maggiore sarà la decelerazione. Tanto che a volte è possibile frenare senza nemmeno premere il pedale del freno. Un peccato che, diversamente rispetto alla più recente Opel Ampera, BMW non consenta di escludere o selezionare questa funzione a proprio piacimento alternandola alla più classica gestione tramite la leva del cambio.
A spiccare nella guida cittadina sono soprattutto il comfort, di buon livello, e la notevole silenziosità tipica delle vetture elettriche. La maneggevolezza è inoltre sempre garantita da un raggio di sterzata particolarmente ridotto. Fuori dalle mura cittadine sfoggia qualità dinamiche superiori a quelle che ci si potrebbe aspettare, in particolare grazie ad uno sterzo pronto che ci porta sempre ben dentro la curva, abbinata ad una buona reattività e a cambi di direzione rapidi. Il tutto contornato pure da una discreta comunicatività che non guasta mai. In caso di necessità gli interventi dell’elettronica sono in ogni caso assai energici.
Per quanto riguarda la vita a bordo, come accennato in apertura non v’è niente da segnalare dato che la i3 resta quella di sempre. Ciò vuol dire che si prende posto in una vettura che grazie alla posizione di guida azzeccata e al parabrezza alto offre una bella sensazione di ariosità. Sempre affascinante l’apertura controvento delle portiere posteriori, le quali non precludono una buona accessibilità ad eventuali passeggeri. La disponibilità di spazio, compresa quella del bagagliaio, nel complesso è più che adeguata alle esigenze di una vettura medio-piccola, quindi in linea con l’impiego prevalentemente urbano a cui si affaccia la i3.
Concludiamo infine con una curiosità, relativa al fatto che i proprietari delle BMW i3 puramente elettriche da 60 Ah possono equipaggiarle con la nuova batteria da 33 kWh. La batterie “vecchie” inizieranno quindi una seconda vita in quanto impiegate per realizzare moduli di accumulo di corrente stazionari.

Scheda Tecnica

ModelloBMW i3
Versione94 Ah
MotoreElettrico
Potenza, coppia170 cv, 250 Nm
TrazionePosteriore
CambioRapporto singolo 
Massa a vuoto1’320 kg
0-100 km/h7,3 secondi
Velocità massima150 km/h
(limitata elettronicamente)
Consumo medio12,6 kWh/100 km (dichiarato)
Prezzo39’200 CHF
La compri se…È arrivato il momento di passare ad una vettura elettrica e hai il piacere di farlo notare agli altri.