Culture

Ieri, 20:202017-08-20 20:20:01
@laRegione

È morto Jerry Lewis

Jerry Lewis è morto oggi, a novantun anni, nella sua casa di Las Vegas, dove viveva con la seconda moglie, la ballerina Sandee Pitnick. Lo riporta la Bbc. Una lunga carriera, quella dell'amato...

Jerry Lewis è morto oggi, a novantun anni, nella sua casa di Las Vegas, dove viveva con la seconda moglie, la ballerina Sandee Pitnick. Lo riporta la Bbc. Una lunga carriera, quella dell'amato Picchiatello, e una lunga vita sfortunata per i non pochi guai dati da una slaute precaria. Il suo umorismo conquistava tutti.

Ieri, 18:312017-08-20 18:31:34
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Morto Dick Gregory, primo comico afroamericano

Il mondo dell’intrattenimento dice addio a Dick Gregory: il primo comico nero dell’era dei diritti civili. Il leggendario "stand-up comedian", amico di Martin Luther...

Il mondo dell’intrattenimento dice addio a Dick Gregory: il primo comico nero dell’era dei diritti civili. Il leggendario "stand-up comedian", amico di Martin Luther King e Malcolm X, è morto a causa di una infezione batterica a Washington. Aveva 84 anni.

Tra le sue battute, che sono tornate a girare sui social media nei giorni delle polemiche su Donald Trump e la questione razziale, celebre quella sulla segregazione dei neri in America: "Non è poi così male: avete mai sentito di un incidente stradale in cui la gente che stava dietro sull’autobus si è fatta male?". Oppure l’altra, su un ristorante del sud che si era rifiutato di dargli da mangiare perché "non serviamo i neri". Al che Gregory avrebbe risposto: "Benissimo. Io non li mangio. Mi porti invece del pollo fritto".

Prima di lui c'erano stati in America comici di colore: Sammy Davis, per esempio, solo che, prima di poter pronunciare battute sul palco dovevano esibirsi in numeri musicali o di danza. Gregory, il primo a fare della comicità pura come se fosse un bianco, aprì la strada a generazioni di "stand-up comedian" neri, da Bill Cosby a Richard Pryor, poi Eddie Murphy e oggi Chris Rock e Tracy Morgan, con il trio Michael Che, Leslie Jones e Kenan Thompson a Saturday Night Live.

Il successo arrivò nel 1961, quando Hugh Hefner sentì parlare di lui e lo chiamò per una sostituzione, poi confermata, al Playboy Club nel centro di Chicago. Negli anni Sessanta, quando si parlava di lui come di un Lenny Bruce di colore, Gregory fu una sensazione: guadagnava migliaia di dollari a settimana tra performance nei club, libri e dischi come "In Living Black and White", "Dick Gregory Talks Turkey" e l'autobiografia "nigger" con la "n" minuscola.

Fu anche un militante. Contro la guerra del Vietnam, per le riforme economiche. Con Martin Luther King a Selma, ferito nei riots di Watts a Los Angeles. Nel 1967 si candidò a sindaco di Chicago e perse contro Richard Daley ma restò attivamente impegnato in politica: l'anno dopo si candidò, senza successo, alla Casa Bianca, raccogliendo pochi voti.

(Ansa)

18.8.2017, 05:002017-08-18 05:00:00
Beppe Donadio @laRegione

Flying Steps, lezioni di volo a Lugano

A oggi, almeno 400mila persone distribuite in più di 35 nazioni hanno assistito al Red Bull Flying Bach. Al numero di spettatori andrà ad aggiungersi il popolo di piazza Riforma...

A oggi, almeno 400mila persone distribuite in più di 35 nazioni hanno assistito al Red Bull Flying Bach. Al numero di spettatori andrà ad aggiungersi il popolo di piazza Riforma, per la data esclusiva in programma a Lugano il prossimo 3 settembre. Sarà, questa, l’occasione per conoscere da vicino la macchina da spettacolo chiamata Flying Steps, formazione di riferimento del movimento breakdance, nata nel 1993. La crew germanica è oggi il fulcro di un rinnovamento che assorbe forme d’arte apparentemente agli antipodi, Johann Sebastian Bach in primis.

Fondati a Berlino cavalcando lo tsunami breakdance – scatenatosi vent’anni prima negli States e dall’onda lunga che negli anni Ottanta investì l’intrattenimento tutto – i 9 attuali Flying Steps annoverano ancora i fondatori Kadir Memis (anche noto come “Amigo”) e Vartan Bassil (semplicemente “Vartan”). Le coreografie di Bassil e la direzione musicale di Christoph Hagel (già pupillo di Leonard Bernstein) sono il motore di questa inedita fusione tra ‘sacro e profano’. Specializzati in b-boying (ovvero breakdance pura), popping (danza di strada dallo stile funky) e locking (riconoscibile dal ‘freezing’, brevi stop all’interno di movimenti rapidi e a volte estremizzati), i Flying Steps hanno fatto man bassa di riconoscimenti internazionali in queste categorie, conquistando – tra i molti riconoscimenti – la Battle of the Year e il Red Bull Beat Battle.

La breakdance che danza su Bach è una delle due ‘Grandi Illusioni’ dei b-boys tedeschi. È del 2014 un secondo progetto chiamato Red Bull Flying Illusion, spettacolo ambizioso nel quale l’illusionismo porta la breakdance in una nuova, ulteriore dimensione. I Flying Steps odierni concedono spazio anche a hip hop e varie forme di dance. I quasi 25 anni di esperienza hanno portato i tedeschi a pubblicare dischi, album e videoclip, a collaborare alla realizzazione di videogiochi con tema la breakdance (B-boy PlayStation), fino all’apertura di un’accademia che porta il loro nome. La Flying Steps Academy, con sede nel cuore di Berlino, è la più grande delle urban school della Germania. I migliori nomi della scena europea sono al lavoro qui per tramandare a giovani e giovanissimi la breakdance e i suoi derivati.

18.8.2017, 04:552017-08-18 04:55:00
Claudio Lo Russo @laRegione

Ralph e i dinosauri: scientifico ma divertente

Tra le tante scoperte che la scienza oggi permette di fare, ci sono quelle attorno al mondo dei dinosauri. Ad esempio, solo da pochi anni si sa qualcosa riguardo al...

Tra le tante scoperte che la scienza oggi permette di fare, ci sono quelle attorno al mondo dei dinosauri. Ad esempio, solo da pochi anni si sa qualcosa riguardo al loro colore (non erano tutti verdi come lucertole, ma anche rossastri, bruni, neri, arancio-gialli). Recentemente si è poi venuti a sapere che molti di loro erano pelosi, altri provvisti di piume; altri ancora mangiavano pietre, ma per regolare la digestione. Si è pure concluso che gli antenati dei dinosauri erano gli uccelli, e che questi ultimi in un certo senso sono dinosauri viventi...

Di tutto questo ci parla Marcel Barelli, che per il mondo dei dinosauri nutre una passione. E oggi, dato che è un regista di film d’animazione, la sua prima serie ha deciso di dedicarla proprio a loro: ‘Ralph e i dinosauri’ verrà trasmessa dalla Rsi a partire da lunedì 28 agosto: 26 episodi da 5 minuti l’uno. Dopo averne visti alcuni, garantiamo che anche gli adulti possono divertirsi e imparare qualcosa. A fare da cicerone alla scoperta dei dinosauri meno noti è Ralph, una sorta di tasso preistorico.

 Barelli, nato a Lodrino, nel 2009 si è diplomato alla Haute École d’Art et de Design di Ginevra, dove vive e lavora.

Perché i dinosauri?

«Fin da bambino sono stato un fanatico. Dopo i primi cortometraggi, quando il mio produttore mi ha detto che forse era il momento di un progetto più complesso, mi ha suggerito di lavorare a una serie: e io non ho potuto pensare ad altro che ai dinosauri».

L’intento è sia ludico che didattico: quali sono state le riflessioni?

Io non volevo fare una fiction in cui i dinosauri si riducevano a pretesto, ma raccontare qualcosa sul loro mondo. Escono spesso dei documentari in 3d, con un’idea di pseudo-realismo, ma sono per un pubblico più adulto. L’idea era di fare una serie per un pubblico più giovane, con un approccio didattico che raccontasse anche delle nuove scoperte sui dinosauri. Qualcosa di un po’ più scientifico di ciò che si trova nei libri per bambini.

(Leggi sul giornale l'articolo completo)

17.8.2017, 16:412017-08-17 16:41:00
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I figli: nessun legame fra Johnny Cash e neonazi

I figli di Johnny Cash difendono l’immagine del padre con un messaggio su Facebook contro il razzismo: in risposta a un video in cui si vede un giovane neonazi nelle...

I figli di Johnny Cash difendono l’immagine del padre con un messaggio su Facebook contro il razzismo: in risposta a un video in cui si vede un giovane neonazi nelle manifestazioni di Charlottesville che indossa una maglietta con il nome del cantautore country americano, Rosanne, Kathy, Cindy, Tara e John Cash si dicono "nauseati" dall’associazione tra il loro genitore e l’ideologia dei suprematisti bianchi.

"Nostro papa’ ha sempre ha detto e ripetuto a ciascuno di noi, ’Figli, potete scegliere l’amore o l’odio. Io ho scelto l’amore’", si legge nel messaggio. "Noi rispettiamo la diversità e amiamo la nostra umanità condivisa – proseguono -. Noi riconosciamo la sofferenza di altri esseri umani e manteniamo il nostro impegno verso il nostro istinto naturale alla comprensione e al servizio".

E poi: "A chiunque rivendichi la supremazia su altri esseri umani, a chiunque creda nella gerarchia razziale o religiosa: noi non siamo voi. Nostro padre, come persona, icona o simbolo, non e’ voi. Chiediamo che il nome Cash sia tenuto ben lontano dall’ideologia odiosa e distruttiva. Noi abbiamo scelto l’amore". (Ats)

17.8.2017, 13:322017-08-17 13:32:42
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Tom Cruise infortunatosi sul set: 'Mission' interrotta

L'attore americano Tom Cruise si è rotto la caviglia nell'infortunio a Londra durante le riprese del suo nuovo film 'Mission: Impossible 6': lo ha reso noto...

L'attore americano Tom Cruise si è rotto la caviglia nell'infortunio a Londra durante le riprese del suo nuovo film 'Mission: Impossible 6': lo ha reso noto la Paramount in un comunicato alla Cnn. La produzione del film è sospesa finche' Cruise non guarirà. Il debutto del film è tuttavia confermato per il 27 luglio 2018. 

Cruise, uno dei pochi a Hollywood che insistono per girare in prima persona pericolose scene di azione, era impegnato in un acrobatico salto tra due edifici con l'assistenza di una rete di sicurezza. Il divo avrebbe però preso male le misure andando a sbattere sulla fiancata del secondo edificio. Nel 2011 Cruise aveva scalato l'esterno del Burj Khalifa di Dubai, l'edificio più alto del mondo, per una scena di Mission: Impossible - Ghost Protocol. E per Mission: Impossible - Rogue Nation del 2015 si era attaccato all'esterno di un Airbus 400 al decollo.

16.8.2017, 21:442017-08-16 21:44:00
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Gli 80 anni di Raoul Casadei, il re del liscio romagnolo

Tre-quattro ore al giorno passate nell'orto tra zucchine e pomodori, un'ora di nuoto, un po' di bicicletta, qualche passeggiata e, soprattutto, la sua...

Tre-quattro ore al giorno passate nell'orto tra zucchine e pomodori, un'ora di nuoto, un po' di bicicletta, qualche passeggiata e, soprattutto, la sua numerosa famiglia, tutta riunita nel Recinto Casadei a Cesenatico. Giornate piene quelle di Raoul Casadei, che dopo il Casadei Day, ha spento ieri 80 candeline nella grande festa organizzata per lui a Santarcangelo di Romagna con l'Orchestra Casadei che ha "duettato" con il Canzoniere Grecanico Salentino.

"E io che avevo puntato prima sui 60, poi sui 70, ora mi ritrovo a 80 - scherza al telefono il re del liscio, colui che ha trasformato il folklore romagnolo in un genere, che ha fatto delle sue origini e dei suoi valori il punto di forza -. Qualche settimana fa sono stato male, un problema cardiaco, che mi ha fatto riflettere su come io non abbia paura della morte. Sarei dovuto stare fermo due mesi, il giorno dopo ero già sul palco". Quel palco da cui è sceso ufficialmente nel 1980, ma da cui non si è mai allontanato davvero.

La musica, per Casadei, del resto era un destino segnato. Già da adolescente lo zio Secondo, inventore del liscio e autore di Romagna Mia, considerata una sorta di inno nazionale con gli oltre 4 milioni di copie vendute, gli aveva messo una chitarra in mano e lo faceva partecipare agli spettacoli dell'Orchestra Casadei (che l'anno prossimo celebra i 90 anni dalla fondazione). Ma lui aveva scelto un'altra strada. "Negli anni Sessanta facevo il maestro elementare. Poi ho raccolto l'eredità di mio zio e all'inizio degli anni Settanta ho avuto un successo incredibile. Da solo vendevo più dischi di tutti quelli che erano nella mia casa discografica (Produttori Associati, ndr), che vantava gente del calibro di Fabrizio De André. Facevo 300/350 concerto l'anno. Incredibile".

Il pubblico si è lasciato conquistare dalle canzoni, che hanno preso il posto della musica "solo suonata" dello zio e da questo artista che sul palco ha sempre amato parlare, intrattenere il pubblico, interagire, raccontando i valori romagnoli della famiglia, dell'amore e dell'amicizia. "Sono stato l'antesignano degli anchormen di oggi. A differenza degli altri che salivano sul palco, cantavano e se ne andavano, io intrattenevo con racconti e aneddoti, con il linguaggio semplice e immediato che avevo imparato ad usare con i bambini a scuola. E poi facevo ballare. Soprattutto quelli che non sapevano farlo, oggi lo chiamerei social-ballo. In tanti si sono innamorati con la nostra musica. E in quegli anni sono nati tanti Raoul!".

Quando ha sentito la necessità di un'evoluzione, non tutti hanno saputo capire. "Soprattutto in Romagna tra gli anni Settanta e gli Ottanta sono stato contestato. La mia 'musica solare' non è stata accettata. Con il successo era arrivata anche un'inflazione del liscio, nascevano locali e orchestre ovunque - e in questo posso dire di avere creato posti di lavoro -, e io non potevo restare fermo". Da vero artista quale è, Casadei si è lasciato influenzare da altre sonorità, che arrivavano dalla Francia, dalla Spagna. Oggi il figlio Mirko, che ha a sua volta preso il timone del marchio di famiglia, di diritto nel novero delle eccellenze italiane di cui tanto si parla, porta nel mondo una musica che contamina e si lascia contaminare, incrociando reggae, ska, taranta ("E' bravo, e non interferisco con quello che fa").

Ma "nemo propheta in patria" e oggi il suo cruccio, in una vita piena, appagante, avventurosa ("ma qualche fregatura, soprattutto economica, l'ho anche presa"), è quello di non essere stato pienamente apprezzato proprio dalla sua terra. "Mi hanno chiamato a festeggiare ovunque, solo a Cesenatico e Gatteo Mare, dove vivo, non hanno organizzato niente. La nostra musica è sempre stata considerata figlia di un dio minore. E alla fine sono più amato in Lombardia o in Piemonte che in Romagna". Casadei sarà celebrato anche da Rai2 con una puntata di Unici "Casadei, la dinastia del liscio", in onda il 17 agosto. E lui, Raoul, non smette di stupirsi: "Di solito tutte queste celebrazioni si fanno per i morti. Non è che sono morto anche io?". (Ansa)

16.8.2017, 12:072017-08-16 12:07:23
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Red Bull Flying Bach a Lugano, sarà bello dire: "io c'ero"

Red Bull Flying Steps è il luogo, ma anche il tempo, nel quale la musica di Johann Sebastian Bach si incontra con la break dance. A Lugano, il prossimo 3...

Red Bull Flying Steps è il luogo, ma anche il tempo, nel quale la musica di Johann Sebastian Bach si incontra con la break dance. A Lugano, il prossimo 3 settembre in Piazza Riforma, andrà in scena l’unione tra “Il clavicembalo ben temperato” del compositore tedesco e la danza di una delle formazioni storiche della scena europea e internazionale: i Flying Steps, oggi punto di riferimento di un movimento popolare divenuto ‘high culture’.

Più di 35 dei migliori ballerini del settore si sono alternati nei 20 anni di esperienza di questa crew tedesca, che è oggi una macchina da intrattenimento capace di portare avanti due tour simultanei intorno al mondo, sviluppando un nuovo concetto di urban dance. I Flying Steps, fondati nel 1993, possono considerarsi uno dei più riusciti ‘contagi’ europei della break dance degli inizi. Dalla loro nascita, hanno girato più volte attorno al pianeta, calcando i palchi di oltre 35 nazioni, diventando (per ben quattro volte) campioni del mondo in varie discipline.

La fusione che si compie nel Red Bull Flying Bach, in realtà, è addirittura triplice, perché ai Flying Steps si unirà la ballerina classica Virginia Tomarchio, rendendo la performance un’esperienza unica nel suo genere. Dalla Galleria Nazionale di Berlino, dov’è andato in scena per la prima volta nel 2010, il Red Bull Flying Bach è stato e ancora è un lungo elenco di sold-out, incluse 6 storiche notti consecutive al Chicago Theatre, durante il trionfale tour americano. Lo stesso plebiscito raccolto negli anni anche in Cile, Russia, Giappone, e in Europa, dove lo spettacolo si trasferirà (almeno sino a novembre, per oltre 20 date), dopo l’esclusiva tappa svizzera di Lugano.

La direzione artistica del Red Bull Flying Bach è affidata a Vartan Bassil e Christoph Hagel, che hanno lavorato su intrecci di pianoforte, clavicembalo, loop elettronici, passi di danza, moderna e classica ed immagini evocative. I b-boys (così sono detti i ballerini di break dance) danzeranno uno per uno sulle singole voci del “Clavicembalo ben temperato”, ‘suonando’ come un singolo strumento, col risultato finale di un’orchestra. Quello che arriva alle nostre latitudini è il “Flying Bach” originale, più forte dei molti tentativi d’imitazione. Una di quelle cose per cui sarà bello dire “io c’ero”.

Link utili:

Info e prevendita

Red Bull Flying Bach, il sito ufficiale

Evento Facebook

Flying Steps, il sito ufficiale

16.8.2017, 06:102017-08-16 06:10:00
@laRegione

'Da grande farò l'Elvis, questo sarà il mio mestiere'

«Mi ha chiesto se volessi cantare la mia canzone preferita insieme a lui, suonando il piano bianco. Ero così emozionato, impacciato che non riuscivo a...

«Mi ha chiesto se volessi cantare la mia canzone preferita insieme a lui, suonando il piano bianco. Ero così emozionato, impacciato che non riuscivo a parlare». Ricorda Nino Zucca, conosciuto come lo Swiss Elvis, quando nel 1972, dopo aver vinto un concorso dedicato al cantante e attore di Memphis, si è ritrovato faccia a faccia con il suo mito musicale.
Dall’altra parte della cornetta, con voce entusiasta e colma d’emozione in italiano frammisto a inglese e dialetto, l’Elvis nostrano si racconta e racconta l’incontro con il “King of Rock’n’Roll”.


Quando ha scoperto Elvis?
Nel 1956, da lì è cambiato tutto. Avevo dodici anni, allora abitavo negli Stati Uniti, quando ho visto per la prima volta Elvis Presley dalle spalle di mio padre, durante un concerto...

16.8.2017, 05:502017-08-16 05:50:00
Beppe Donadio @laRegione

Billy Joel, 30 anni fa il rock a Leningrado

Non fu certo la musica a far crollare l’Unione Sovietica. Ma una mano a scaldare la Guerra Fredda arrivò anche dal pianoforte di Billy Joel. Nell'agosto di 30 anni fa si...

Non fu certo la musica a far crollare l’Unione Sovietica. Ma una mano a scaldare la Guerra Fredda arrivò anche dal pianoforte di Billy Joel. Nell'agosto di 30 anni fa si chiudeva il movimentato tour del pianoman americano, atterrato a Mosca sull'onda di un'accordo culturale tra le due superpotenze, tenutosi nel 1985 a Ginevra. Sei concerti per aprire alla musica, ma anche al cinema e ad altre discipline, in nome e per conto della glasnost di Gorbaciov, che acconsentiva all'importazione di forme d'arte come il rock, a carattere 'tipicamente occidentale'.

È vero, pianista per pianista, in Russia ci aveva già suonato Elton John nel 1978, ma lo aveva fatto da britannico. Iniziato il 26 luglio nella capitale, conclusosi due settimane dopo a Leningrado (oggi San Pietroburgo), il tour di Billy Joel – documentato dal cofanetto "A matter of trust - The bridge to Russia" – ebbe momenti di tensione provocati dall’obbligo vigente di illuminare la platea per motivi di sicurezza. La cosa mandò su tutte le furie il pianista, che sul brano “Sometimes a fantasy” vandalizzò strumento e microfoni, rischiando l’incidente diplomatico.

 

Per la rockstar, la Russia fu tutto tranne che un successo commerciale. Nulla a che vedere con quanto gli costò due anni più tardi la scoperta del furto perpetratogli dall'ex cognato-manager: 90 milioni di dollari, i guadagni di una vita andati in fumo, mai recuperati perché l'ex cognato-manager, nel frattempo, si era evoluto in ex cognato-nullatenente. Il tour di “Storm front”, album del 1990, nacque proprio per recuperare il recuperabile, con ampio successo.

Oggi Billy Joel è resident artist del Madison Square Garden (recordi di concerti consecutivi) e gira ancora gli States con rare puntate oltre l'Atlantico (Londra e Francoforte, un anno fa, sold-out). Quel live in Russia fu l'ultimo atto della band storica, prima di un rimescolamento che vedrà sopravvivere il solo Liberty De Vitto, storico batterista italo-americano congedato meno di dieci anni più tardi.

La campagna di Russia produsse un piccolo capolavoro intitolato “Leningrad”, racconto dell'amicizia istantanea tra il musicista e il clown russo Viktor. La parte musicale suona ancor più 'sovietica' nel sottile richiamo al Concerto per violino e orchestra in re maggiore di Tchaikovsky, prova delle solide fondamenta di un pianista che ha in “Fantasies and delusions” – inedite composizioni di musica classica fatte suonare ad altri – l'ultimo suo lavoro discografico, forse di sempre. Il testo, invece, è un doppio binario sul quale transitano l'Armata Rossa e il Maccartismo, l'assedio di Leningrado e la crisi cubana, ricordi d'infanzia di due uomini divisi dalla Guerra Fredda e uniti da un'unica domanda, valida per entrambi: “What do they keep on fighting for?”, per quale motivo continuano a combattere?

(articolo correlato: "Il sovietico Billy Joel", 13.6.2014)

15.8.2017, 09:342017-08-15 09:34:32
@laRegione

Laura Boldrini denuncia i suoi haters ma non lascia i social

“Non ho mai pensato di uscire dai social, sarebbe una sconfitta, non è giusto che una persona si trovi di fronte al bivio di rimanere e subire l’...

“Non ho mai pensato di uscire dai social, sarebbe una sconfitta, non è giusto che una persona si trovi di fronte al bivio di rimanere e subire l’umiliazione oppure uscire, soprattutto per le donne non è giusto”. Lo afferma la presidente della Camera Laura Boldrini, ai microfoni di ’6 su radio 1’ dopo la decisione di procedere per vie legali nei confronti degli haters sui suoi profili social.

https://twitter.com/lauraboldrini/status/897016996973465600 

“Dobbiamo dare l’esempio ai nostri giovani – prosegue – che di fronte alla violenza, alle minacce, non si può stare in silenzio, non si può abbassare la testa e quindi ho pensato che fosse utile annunciare di far valere i miei diritti nelle opportune sedi e, visto l’esito di tante persone giovani che hanno condiviso oggi con me questa battaglia, penso di aver fatto la cosa giusta. I social media sono potentissimi hanno una diffusione senza limiti e producono nella sfera digitale un odio che a volte viene trasferito fuori dalla sfera digitale. Credo sia irresponsabile ignorare questo fenomeno. Questa modalità di trattare le persone ammazza il dibattito politico. Se qualcuno non è d’accordo con me ha tutto il diritto di esprimerlo ma in modo civile. Molta gente oggi in Italia non si esprime più sul web e questo uccide la democrazia. Bisognerebbe chiedere il motivo ai miei haters – aggiunge Boldrini – ma basta vedere i loro profili per capire. Sono persone che a malapena riconoscono la differenza tra governo e parlamento, non tollerano che le donne possano avere ruoli di vertice, inneggiano al nazismo, al fascismo, mirano ad uccidere tutte le persone che arrivano in Italia”.

14.8.2017, 16:412017-08-14 16:41:20
@laRegione

Incidente sul set per Tom Cruise 

L’attore, 55 anni, uno dei pochi a Hollywood che insistono per girare in prima persona pericolose scene di azione, si è infortunato durante le riprese a Londra del suo nuovo film "...

L’attore, 55 anni, uno dei pochi a Hollywood che insistono per girare in prima persona pericolose scene di azione, si è infortunato durante le riprese a Londra del suo nuovo film "Mission: Impossible 6". La scena richiedeva da Cruise un acrobatico salto tra due edifici con l’assistenza di una rete di sicurezza. Il divo di "Top Gun", secondo quanto mostrano fotogrammi diffusi da TMZ, avrebbe preso male le misure andando a sbattere sulla fiancata del secondo edificio. Cruise è poi riuscito a issarsi sul tetto, ma si è allontanato zoppicando vistosamente prima di crollare a terra davanti ad altri membri della troupe. Non è chiaro quanto l’attore si sia fatto male e se abbia dovuto ricorrere alle cure di un ospedale.

Celebre per non tirarsi indietro dalle più ardite acrobazie sul set, nel 2011 Cruise aveva scalato l’esterno del Burj Khalifa di Dubai, l’edificio più alto del mondo, per una scena di "Mission: Impossible – Ghost Protocol". E per il "Mission: Impossible – Rogue Nation" del 2015 si era attaccato all’esterno di un Airbus 400 al decollo. "Mission: Impossible 6" uscirà nelle sale nel luglio 2018. Il film è diretto da Christopher McCarrie che ha già lavorato con Cruise in "Mission: Impossible – Rogue Nation" e nel primo "Jack Reach".

13.8.2017, 22:342017-08-13 22:34:29
David Leoni @laRegione

Tom Cruise ferito durante le riprese di Mission Impossible 6

Tom Cruise è rimasto ferito durante le riprese del film Mission: Impossible 6, che sta girando in questi giorni a Londra. Come mostra un video diffuso...

Tom Cruise è rimasto ferito durante le riprese del film Mission: Impossible 6, che sta girando in questi giorni a Londra. Come mostra un video diffuso in queste ore in rete, l'attore si è infortunato durante una scena d'azione tutt'altro che facile, nella quale doveva compiere un gigantesco salto da un palazzo. Nell'atterrare su un altro edificio, non è andato tutto come previsto e Cruise ha impattato piuttosto violentemente. Sconvolto e zoppicante, non dovrebbe aver riportato nulla di eccessivamente grave.Com'è noto, nonostante i suoi 55 anni, Cruise ama girare la stragrande maggioranza delle scene d'azione dei suoi film, stunt compresi, senza essere sostituito da una controfigura. Qualche mese fa è stato fotografato sul set parigino di questo stesso film mentre guidava la moto senza casco e, addirittura, nel precedente capitolo della saga filmò personalmente l'audace sequenza in cui era aggrappato a un aereo, rifiutando uno stuntman.

12.8.2017, 05:552017-08-12 05:55:23
@laRegione

Break dance, breve storia di un geniale copia-incolla

Mikel dei Flying Steps, la break dance, la chiama “high culture”. Ce lo ha ribadito qualche giorno fa, presentando il Red Bull Flying Bach, spettacolo nel quale...

Mikel dei Flying Steps, la break dance, la chiama “high culture”. Ce lo ha ribadito qualche giorno fa, presentando il Red Bull Flying Bach, spettacolo nel quale danza con la sua crew sulle note del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach.

Una volta riconosciuta l’alta (high) dignità che il genere si è conquistato, possiamo provare a tornare alle origini di questa danza, nata nelle strade del Bronx nei primi anni settanta da giovani afro/latino-americani. Sono loro i primi b-boys (e b-girls), ragazzi e ragazze – in cerchio, alcuni in piedi, altri a terra – che si muovono sui ‘break’ di Kool Herc, pseudonimo di Clive Campbell, padre della cultura hip hop. Campbell isolava sui dischi i momenti di percussioni isolate, ‘allungandoli’ con un secondo giradischi che riproduceva da un disco identico la stessa parte. Un rudimentale, per allora geniale, copia-incolla perpetuo definito ‘merry go round’ (giostra).


L’aggressività dei movimenti della break dance è un distillato delle guerre tra gang che imperversavano nel Bronx tra la fine degli anni sessanta e la metà dei Settanta. Lo stile, da prettamente black per la forza territoriale degli afro-americani , si arricchisce dello stile portoricano, portatore di elementi di salsa e capoeira fondamentali per la ‘foundation’ del b-boying.


Nel 1977 viene fondata la Rock Steady Crew, storica formazione che andava sfidata a colpi di break, se volevi entrarci. Il loro mito produce nuove crew e nuove ‘battles’ (battaglie) fra crew differenti. Un evento storico per la breakdance è la sfida al Lincoln Center di New York tra Rock Steady e Dynamic Rockers (anno 1981), trasmessa dalla Abc. Alcune immagini di quella notte sono inserite in “Style wars”, documentario uscito l'anno successivo dedicato all'intera corrente hip hop.

La break dance si propaga fino alla west coast, dove nuove evoluzioni vengono create. Los Angeles diventa il set di due film di settore ("Breakin", 1984 e "Breakin 2: Electric Boogaloo", 1985) e il fermento si propaga nei videogames, nella pubblicità, ovunque, non prima di aver ricevuto la sua benedizione europea dal film “Flashdance” (1983).


A metà tra stile di vita e sport, la break dance è rinata all’inizio dello scorso decennio, ma ha vissuto di luce propria anche per tutti i Novanta, momento nel quale si è imposta la scena tedesca. È la scena dei Flying Steps di Mikel, fondati nel ‘93, che in Piazza Riforma il prossimo 3 settembre porteranno la break dance più evoluta sul terreno della musica classica, in una di quelle occasioni che non è proprio il caso di perdere.

11.8.2017, 13:172017-08-11 13:17:00
@laRegione

Tornare a parlare grazie al midollo spinale

La riabilitazione del linguaggio passa anche dal midollo spinale. Uno studio potrebbe mettere in discussione il paradigma dell'emisfero sinistro del cervello come unico...

La riabilitazione del linguaggio passa anche dal midollo spinale. Uno studio potrebbe mettere in discussione il paradigma dell'emisfero sinistro del cervello come unico depositario della funzione della parola. Pensiamo e parliamo con il cervello, mentre il midollo spinale - l'altro componente del nostro sistema nervoso centrale - è deputato al controllo di movimenti che eseguiamo senza pensarci, come camminare, sederci, muovere una mano e tanti altri che compiamo ripetutamente ogni giorno. Ma uno studio apparso questa settimana su Frontiers of Neurology e realizzato dalla Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma con l'Università di Napoli Federico II e l'Università degli Studi e l'ASST Santi e Paolo di Milano, ha sfidato questa evidenza scientifica.

I pazienti afasici hanno perso l'uso del linguaggio per cause come l'ictus. A seguito della lesione dell'emisfero sinistro del cervello che è sede della funzione del linguaggio, la persona non è più in grado di comprendere il significato delle parole. Le terapie cercano di attivare aree sane dell'emisfero sinistro o aree omologhe dell'emisfero destro, nel tentativo di recuperare il più possibile la funzione andata persa. L'ipotesi dello studio realizzato dall'équipe della Professoressa Paola Marangolo in collaborazione con il Professore Alberto Priori è stata invece quella di agire sul midollo spinale con la stimolazione transcutanea spinale a corrente diretta, associata a un trattamento del linguaggio per il recupero di verbi e sostantivi e a una settimana di trattamento associata invece a stimolazione placebo. La stimolazione del midollo spinale per venti minuti al giorno ha determinato un miglioramento del linguaggio, ma non nell'uso di qualsiasi parola, bensì solo dei verbi. E proprio il fatto che il midollo spinale sia deputato a funzioni di movimento sarebbe la spiegazione di questo effetto selettivo.

10.8.2017, 22:252017-08-10 22:25:00
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Trimestre sotto le attese per Snapchat

Snap, la società a cui fa capo Snapchat, chiude il secondo trimestre sotto le attese e affonda in Borsa, dove arriva a perdere nelle contrattazioni after hours il 5,59%. I...

Snap, la società a cui fa capo Snapchat, chiude il secondo trimestre sotto le attese e affonda in Borsa, dove arriva a perdere nelle contrattazioni after hours il 5,59%. I ricavi di Snap si sono attestati a 181,7 milioni di dollari, sotto i 185,8 milioni attesi dagli analisti. Le perdite sono risultate pari a 16 centesimi per azione, superiori quindi ai 15 centesimi attesi dal mercato. Gli utenti attivi giornalieri sono stati 173 milioni, meno dei 175 milioni stimati.

10.8.2017, 22:192017-08-10 22:19:00
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Angelina pronta a perdonare Brad. 'È ancora innamorata di lui'

La coppia più famosa di Hollywood potrebbe riunirsi. Il magazine Us Weekly infatti – citando fonti vicine alla coppia – sostiene che Angelina Jolie...

La coppia più famosa di Hollywood potrebbe riunirsi. Il magazine Us Weekly infatti – citando fonti vicine alla coppia – sostiene che Angelina Jolie abbia cambiato idea sul divorzio da Brad Pitt, e stia considerando una ricongiunzione. Insomma, sarebbe disposta a perdonarlo. “È ancora innamorata di lui”, dice una persona ben informata, che ha anche specificato come le pratiche per il divorzio siano ferme da mesi. A far cambiare idea all’attrice, pare sia stata l’intervista che qualche mese fa Brad ha rilasciato a GQ, in cui diceva di aver chiuso con l’alcol. Nell’articolo faceva anche riferimento al fatto che uno dei motivi per cui beveva di più era proprio la separazione da Jolie. Secondo un’amica della star, Angelina è rimasta colpita dalla volontà di cambiare dell’ex e ha confessato di essere pronta a riaccoglierlo tra le sua braccia se dimostrerà di impegnarsi per la famiglia.

10.8.2017, 17:452017-08-10 17:45:49
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Facebook lancia Watch, la sfida tv a Netflix

Si accende la corsa dei colossi del web per i contenuti video. Dopo il divorzio di Disney da Netflix scende in campo Facebook con tutto il suo peso di due miliardi di...

Si accende la corsa dei colossi del web per i contenuti video. Dopo il divorzio di Disney da Netflix scende in campo Facebook con tutto il suo peso di due miliardi di potenziali spettatori. La società di Mark Zuckerberg lancia Watch, un nuovo servizio che offrirà in via sperimentale a una porzione di pubblico americano contenuti originali prodotti da società partner come National Geographic e Major League Baseball.

Una strada nuova che punta a tenere sempre più incollati gli utenti al social network e a far cresce i ricavi pubblicitari, togliendo fette di mercato alla tv e a concorrenti come Google.

Facebook Watch è una sezione per accedere ai video da cui partiranno show ed eventi sportivi e che farà da trampolino anche a produzioni originali di maggior spessore. La novità per ora parte per un ristretto gruppo di utenti negli Stati Uniti, ma dopo una fase iniziale l’opzione dovrebbe essere allargata ad una platea più ampia.

I primi contenuti proposti sono filmati a episodi, in diretta o registrati, che ruotano intorno a temi specifici. Per ora spaziano dalla cucina allo sport, con le partite in diretta della Major League di Baseball.

C’è anche la Watchlist, una specie di guida tv del social. La sezione segnalerà i contenuti più discussi, quelli più divertenti (in base alle reazioni degli utenti), quelli che gli amici stanno guardando.

I commenti social durante uno show in tv sono ormai la norma, per questo ogni filmato può essere commentato in tempo reale con chi lo sta guardando, anche in appositi gruppi. “Guardare uno show non deve essere passivo – spiega Mark Zuckerberg – può essere l’occasione per condividere un’esperienza e unire persone che tengono alle stesse cose”.

La mossa di Facebook è solo l’ultimo esempio di come i contenuti video e lo streaming sono diventati la gallina dalle uova d’oro. In questa direzione spingono da tempo Amazon e Netflix: con la produzione di contenuti originali hanno tolto progressivamente spazi alla tv e al cinema e all’ultima edizione degli Oscar hanno anche incassato diversi riconoscimenti.

A fiutare il business anche Disney, che proprio in queste ore ha scaricato Netflix per offrire direttamente ai consumatori i suoi prodotti con due nuovi servizi in streaming. Ma il risiko non finisce qui. Sul mercato c’è anche YouTubeTv, il servizio di Google che dà accesso a 40 canali in abbonamento ed è già partito in cinque città americane.

Più di recente Twitter ha stretto accordi con diverse realtà editoriali per la trasmissione in diretta di contenuti di varia tipologia, 24 ore al giorno. E anche Snapchat ha debuttato nella produzione di una serie tv e in pillole di informazione.

Tutte strategie pensate soprattutto per i giovanissimi che oramai si "sintonizzano" solo su smartphone e tablet, con l’obiettivo anche di agganciare il mercato della pubblicità televisiva e ingrandire sempre più la torta dei guadagni.

Gli analisti di Emarketer calcolano che Facebook quest’anno si porterà a casa il 20% degli investimenti complessivi in pubblicità digitale che avverranno negli Stati Uniti; il 41% appartiene a Google.

10.8.2017, 17:252017-08-10 17:25:00
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Le estate bollenti saranno la normalità

Nel sud dell’Europa la morsa del caldo rovente si sta allentando, ma ad estati anche più 'bollenti' di questa forse dovremo abituarci. Senza un freno deciso al riscaldamento...

Nel sud dell’Europa la morsa del caldo rovente si sta allentando, ma ad estati anche più 'bollenti' di questa forse dovremo abituarci. Senza un freno deciso al riscaldamento globale, in futuro il Vecchio continente potrà subire regolarmente ondate di caldo che arriveranno a toccare punte di 55 gradi percepiti.

A suggerirlo è uno studio guidato dal ricercatore italiano Simone Russo, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, pubblicato dal Joint Research Centre della Commissione europea su Scientific Reports. Lo scenario scaturisce da un’analisi sull’interazione tra umidità e calore: le proiezioni sviluppate, a seconda di vari modelli climatici, non riguardano quindi la sola temperatura, ma anche quella percepita in base all’umidità.

Secondo i ricercatori ondate di caldo oltre 40 gradi, amplificate da un’alta umidità, potrebbero verificarsi anche ogni due anni, con seri rischi per la salute dell’uomo, soprattutto nell’Asia orientale e nella costa orientale americana. Questo è lo scenario previsto con un aumento di 2 gradi della temperatura del globo rispetto ai livelli preindustriali, obiettivo dell’accordo sul clima di Parigi.

Ma se la 'febbre' del pianeta continuasse a galoppare, i ricercatori stimano che con un aumento di 4 gradi potrebbero verificarsi regolarmente in molte parti del mondo, Europa compresa, delle super ondate di calore anche oltre i 55 gradi percepiti. Una soglia che i ricercatori considerano 'critica' per la sopravvivenza umana.

Combinato con la forte umidità il caldo può essere infatti molto pericoloso: impedisce al corpo umano di 'raffreddarsi' con la sudorazione e può portare a ipertermia. Di conseguenza col 'global warming' senza freni saranno moltissime le persone a rischio di colpi di calore, soprattutto nelle aree densamente popolate di Cina, India e Stati Uniti. Le conseguenze non saranno più lievi per l’Europa. Un altro studio, recentemente pubblicato su Lancet, ha evidenziato che entro fine secolo la salute di due europei su tre sarà messa a rischio da disastri climatici e tra questi in primis ci sono proprio le ondate di calore.

Il sud dell’Europa per il momento tira un sospiro di sollievo. Sta appena uscendo dall’ennesimo picco di caldo di quest’estate, mentre Oltreoceano le condizioni climatiche stanno mettendo le basi per una stagione da record di uragani. La tempesta Franklin, toccando le coste del Messico, è stata appena riclassificata uragano. È il primo di una stagione che si prospetta particolarmente intensa. Secondo le previsioni della Noaa, l’agenzia meteo statunitense, quest’anno sono attese dalle 14 alle 19 tempeste tropicali, di cui da 5 a 9 potrebbero trasformarsi in uragani e da 2 a 5 in forti uragani. La stagione, spiega l’agenzia, potrebbe essere "estremamente attiva", anzi, potrebbe rivelarsi "la più attiva dal 2010". C’è infatti il 60% di possibilità che si verifichino eventi "sopra la media".

10.8.2017, 14:062017-08-10 14:06:00
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'La taranta senza la Grecia è come l'insalata senza la feta'

Come accade puntualmente, ormai da anni, protesta la comunità Ellenica di Brindisi Lecce e Taranto in vista della Festa della Taranta, e protesta...

Come accade puntualmente, ormai da anni, protesta la comunità Ellenica di Brindisi Lecce e Taranto in vista della Festa della Taranta, e protesta perché si sente esclusa dalla manifestazione: "Da anni la stessa storia" si legge in una nota che porta la firma di Ioannis Davilis, il presidente. "Ogni anno la Grecia - prosegue - che dovrebbe essere il punto di riferimento dell'evento, viene accuratamente esclusa dalla manifestazione di Melpignano. Proteste che possono riassumersi in un semplice: "perché?". Domanda che non ha mai avuto una risposta responsabile. Mai!". Davilis rileva che nel tempo "Non è cambiato, purtroppo, nulla". "Quest'anno - spiega - si festeggiano i 20 anni della manifestazione, fatto che rende ancora più scandalosa la mancanza della Grecia dal palcoscenico di Melpignano. Abbiamo pensato che questo è proprio un fatto inconcepibile e cosi abbiamo scritto sui vari social che festeggiare i 20 anni della 'Notte della Taranta' senza la Grecia è come fare la parmigiana senza le melanzane".

Le reazioni non sono mancate: "Una battuta del genere - afferma ancora Davilis - ha provocato più effetto di tutti gli articoli scritti in questi ultimi anni. Decine e decine di amici e di conoscenti hanno appoggiato la nostra denuncia, anche perché questa volta, per uscire dalle cosiddette sterili polemiche abbiamo offerto una forte proposta last minute: il famoso e molto popolare cantautore, rocker, attore e showman greco Stamatis Kraounakis ed il suo gruppo poliedrico di artisti greci sono pronti da Atene per partire per Melpignano. Anche all'ultimo istante". "Anche se fuori tempo la Notte della Taranta potrebbe salvare la faccia. Anche perché - viene ribadito - festeggiare i 20 anni della Notte della Taranta senza la Grecia è come fare l'insalata greca senza la feta. E' questo è un sacrilegio".