La minoranza della Commissione edilizia invita il Cc ad abbandonare la via del concorso a invito (scelta dal Municipio) e a optare per quello pubblico

“La procedura adottata dal Municipio riduce l’onorario del progettista a meno della metà del valore adeguato, che forzatamente non può garantire la qualità del progetto”. Dalla minoranza della Commissione edilizia del Consiglio comunale di Bellinzona giunge un altolà preoccupato al credito di 720mila franchi chiesto dal Municipio per organizzare un concorso a invito (destinatari cinque studi di architettura prescelti) necessario a progettare il nuovo edificio amministrativo multifunzionale previsto in via Lavizzari, dove oltre al Servizio opere pubbliche (Sop) la Città inserirà altri uffici comunali.
Nel rapporto di minoranza la relatrice Maura Mossi Nembrini (Più Donne/Noce/Avanti con Ticino&Lavoro) e le colleghe Sara Nisi (Verdi/Fa) e Manuela Genetelli si distanziano dunque dalla maggioranza commissionale allineata con l’agire municipale. Secondo le tre consigliere l’importante investimento stimato per ora a 8,4 milioni (appena sotto il limite di 8,7 oltre il quale la legge richiede un concorso internazionale) meriterebbe appunto un concorso con procedura libera a fase unica il cui lancio e gestione costerebbe 300mila franchi in più, ossia poco più di un milione. Ed è questa in effetti la cifra richiesta dalla minoranza.
Non è dato a sapere come sono preventivati gli onorari negli 8,4 milioni complessivi, la cui parte realizzativa viene confermata in regime di impresa generale (più rapida delle altre procedure) da incaricare tramite appalto pubblico: “Tuttavia per un’opera di tale importo l’onorario dell’architetto dovrebbe attestarsi attorno agli 800'000 franchi”, la cui fase fino all’appalto prende il 47,5% del lavoro, ossia un onorario pari a circa 380'000 franchi. Mentre dal canto suo il Municipio ne prevede 250’000 comprensivi dei 90’000 destinati ai premi, dedotti i quali si arriva a 160’000, “ossia meno della metà del valore adeguato”, come scritto all’inizio.
È poi la tempistica – prosegue la minoranza – uno dei punti sensibili legati all’iniziale mandato diretto di progettazione (poi annullato) e all’esecuzione affidata a un’impresa generale. Se è vero, stando alle ultime indicazioni delle Ffs, che l’avvio del cantiere per realizzare il terzo binario obbligherà il Sop a lasciare entro gennaio 2027 l’attuale sede di via Bonzanigo destinata alla demolizione, allora “siamo in presenza di un’evidente contraddizione sull’urgenza ribadita nel messaggio municipale”. Infatti “per quella data il nuovo edificio (ndr: anche con procedura a invito) sarà lungi dall’essere edificato”, visto che l’inaugurazione se tutto va bene è indicata nel 2029. E quindi in ogni caso il Sop “dovrà trovare una sistemazione provvisoria”. Questa situazione “sarebbe stata identica qualora si fosse proceduto col mandato diretto” che la stessa relatrice di minoranza e una parte del Legislativo aveva criticato l’anno scorso quando era stata preannunciata dall’Esecutivo. Parola al plenum del Cc nella seduta del 9 marzo.