Luganese

Ieri lotta alla malattia, oggi sessualità consapevole

Zonaprotetta chiude l’anno dei festeggiamenti per il 40esimo dall’inizio delle attività con un bilancio: dall’aiuto nella crisi Aids all’attivismo odierno

Messaggi ancora attuali
(Ti-Press)
30 aprile 2026
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«Inizialmente la nostra era una lotta contro una malattia, oggi si fa un lavoro teso a un approccio positivo e consapevole alla sessualità». L’estrema sintesi della parabola di Zonaprotetta è di Vincenza Guarnaccia, coordinatrice dell’associazione per la quale lavora da trent’anni e che lo scorso dicembre ha compiuto quarant’anni. A fine 1985 nasceva infatti Aiuto Aids Ticino (Aat), una delle prime costole locali di Aiuto Aids Svizzera, che sin dal nome esplicitava tutta l’emergenza sanitaria e sociale di quegli anni legata al virus dell’Hiv. Anni difficili fortunatamente alle spalle, ma le sfide rimangono comunque numerose e impegnative e il compleanno della maturità è stata l’occasione per fare il punto su ciò che è stato e sui fronti attuali.

Ventimila preservativi all’anno

Guarnaccia e i suoi collaboratori ci accolgono nella storica sede di via Bagutti 2 a Molino Nuovo, all’indomani dell’assemblea che ha sancito la chiusura dell’anno giubilare, caratterizzato anche da un’interessante mostra permanente. Un anno che ha visto il consultorio sollecitato da più di 7’000 contatti, con oltre 300 persone – la maggior parte delle quali giovani – arrivate spontaneamente senza appuntamento per chiedere informazioni, prendere materiale di prevenzione e preservativi gratuiti. Circa 20’000 i condom distribuiti e 710 i test per Hiv e sifilide rapidi e anonimi effettuati in loco. Più di 500 le consulenze anonime concesse telefonicamente. «È un ambito che rimane importante, perché nonostante i progressi permane un forte tabù sociale nel parlare di sessualità», osserva Guarnaccia.

Una storia legata a un virus

D’altra parte, l’associazione ha dovuto fare i conti per tutta l’esistenza con riservatezza, anonimato, protezione. Virtù che negli anni Ottanta e Novanta erano essenziali per poter aiutare concretamente persone colpite dalla malattia, ma che nel tempo «hanno rischiato di renderci invisibili. Per questo nel 2008 è nato Zonaprotetta (che poi dal 2014 sostituisce anche nel nome l’Aat, ndr), spazio visibile e di facile accesso per cercare di rompere quei tabù ancora presenti sui temi legati alla sessualità». Stretta è la collaborazione con il Servizio di malattie infettive dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc), nato come ambulatorio per l’Hiv nel 1990 per volontà del dottor e oggi consigliere federale Ignazio Cassis. E proprio al virus che causa la sindrome da immunodeficienza acquisita è lungamente legata la storia dell’associazione.

“Quando il test positivo era una condanna a morte’

Due anni prima dell’Aat si era già creato un gruppo di promozione delle relazioni omosociali, che con i primi casi di Hiv in Ticino si attiva fornendo le basi dell’attività: il volontariato. «Era fondamentale – osserva la coordinatrice –, perché il riconoscimento, la collaborazione e i finanziamenti del Cantone e i professionisti sono arrivati solo in un secondo momento. All’epoca, ancor più che oggi, l’Hiv faceva paura, c’era uno stigma molto forte e spesso si vivevano l’infezione e il decorso della malattia in solitudine. Per questo l’accompagnamento dei volontari era importantissimo». Un accompagnamento che, di fatto, era verso la morte. «I primi anni un test Hiv positivo era tragico – aggiunge Cinzia Gandola, presidente dell’associazione –, significava una condanna a morte. Erano quasi tutti ragazzi giovani, in buona salute, e pertanto passavano anni prima della morte, il decadimento era lungo e duro. Ho visto tanti ragazzi che hanno sperato fino alla fine e non ce l’hanno fatta. Come poi ne ho visti tanti che grazie alle terapie arrivate dal 1996 hanno potuto avere una seconda vita e oggi hanno una famiglia, dei figli. Rimane il problema dell’impatto sociale, di come parlarne con gli amici o al lavoro».

Tanto da fare contro la discriminazione

Dalla seconda parte degli anni Novanta le nuove terapie hanno permesso di ridurre la malattia rendendola di fatto curabile, sebbene a vita. «Anche per noi questo è stato un momento di cambiamento – ancora Guarnaccia –. Il volontariato di accompagnamento è scemato (e poi definitivamente cessato nel 2006, ndr), mentre sono diventati sempre più importanti i servizi sociali, man mano le attività sono andate sviluppandosi, arrivando a un approccio più aperto alla sessualità», fino al servizio di bassa soglia di oggi. Obiettivo: lottare contro la discriminazione delle persone sieropositive in primis, e poi con il tempo di tutte le persone più vulnerabile che incorrono in un rischio maggiorato di esclusione sociale e di conseguenza dei controlli relativi alle malattie sessualmente trasmissibili.

‘Lo stigma è ancora presente’

Oggi, la situazione com’è? «Le nuove infezioni da Hiv sono stabili su livelli bassi da diversi anni e oggigiorno le persone che vivono con l’Hiv e sono in trattamento, non possono trasmettere il virus. È una grande conquista. È così già da diversi anni, ma si fa fatica a far passare questo concetto». Come mai? «Perché la società non è cambiata. Lo stigma è ancora presente, anche in maniera inconsapevole. C’è una memoria collettiva che continua a portarsi dietro un pregiudizio e una discriminazione legati a comportamenti socialmente ritenuti sbagliati. Per questo cerchiamo di dare visibilità a questo tema, per superare lo stigma». L’Hiv è sotto controllo, anche grazie a strumenti di prevenzione efficaci come la Prep, «una profilassi sanitaria che prevede assunzione di un farmaco o continuativamente o al bisogno, allo scopo di non contrarre virus – spiega Davide Vasto, consulente Zonaprotetta –. È molto diffusa tra i maschi che fanno sesso con maschi, ma siamo convinti che sia adatta per tutti. Non significa eliminare il preservativo dai rapporti, che aiuta a proteggersi da altre malattie, ma è una prevenzione in più che aiuta le persone a vivere la sessualità in maniera più rilassata».

Sifilide, clamidia, gonorrea in crescita

Le infezioni da altre malattie sessualmente trasmissibili risultano infatti in crescita. «Sifilide, clamidia e gonorrea purtroppo sono in espansione – osserva Isabel Londoño, consulente Zonaprotetta –. Per questo, da quest’anno ai test per Hiv e sifilide abbiamo aggiunto quelli per clamidia e gonorrea. Grazie ad Aiuto Aids Svizzero possiamo offrirli a prezzo agevolato (ossia 70 franchi per le persone sopra i 30 anni, 30 franchi per i più giovani, mentre Hiv e sifilide sono gratis sotto i 30 anni, ndr)». Testarsi è possibile anche al di fuori del consultorio: gli operatori infatti si recano alle feste della comunità Lgbtq+, alla sauna gay di Massagno, nei locali dove si esercita la prostituzione. E proprio ai lavoratori del sesso, con il progetto Primis, è rivolta un’attenzione crescente di Zonaprotetta negli ultimi anni. La grande novità in ogni caso è Identità plurale. «Si tratta di un servizio – chiarisce Vasto, che ne è tra i responsabili –, che si rivolge prevalentemente ai giovani ed è legato a percorsi di affermazione di genere e al tema della solitudine (coming out, chiusura nel mondo digitale, problemi con genitori, ndr). C’è un sito dedicato, con chat tramite la quale è possibile mettersi in contatto con gli operatori» e all’ultimo piano di Zonaprotetta, dove l’associazione si è recentemente espansa, c’è la possibilità di riunirsi per parlare liberamente e in maniera sicura di identità di genere.