Svizzera

Coronavirus, ‘altre misure possono e devono essere prese’

La Conferenza dei direttori cantonali della sanità preme sull’acceleratore. Il presidente Lukas Engelberger: non un nuovo lockdown, bensì uno slowdown.

(Keystone)
22 ottobre 2020
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Nei prossimi giorni la Confederazione consulterà i Cantoni su misure più severe per combattere il coronavirus – anche a livello nazionale. Lo ha detto il ministro della Sanità Alain Berset oggi pomeriggio, al termine di un incontro con la Conferenza dei direttori della sanità (Cds). Il Consiglio federale deciderà poi mercoledì prossimo come agire, in particolare nei tre ambiti già evocati ieri (luoghi accessibili al pubblico, assembramenti, grandi eventi).

La situazione «si degrada giorno dopo giorno» e «camminiamo sul filo del rasoio», ha detto il friburghese. Il Consiglio federale sta lavorando «in contatto molto, molto stretto» con i Cantoni. «Vogliamo restare nella situazione ‘particolare’ [nella quale la responsabilità principale nella lotta alla pandemia è dei Cantoni, n.d.r.]», ha aggiunto Berset. Ma si tratta di «agire velocemente e in maniera cooordinata». Il governo vallesano lo ha già fatto ieri, adottando provvedimenti «drastici». È «la via giusta», secondo il ministro della sanità. Berset ha tra l’altro definito positivi i risultati dei test rapidi, che verranno introdotti al più presto.

Altre misure in arrivo nei Cantoni 

La situazione è «molto seria, molto seria», ha sottolineato Lukas Engelberger, presidente della Cds. In alcuni cantoni si è già al limite delle capacità per quanto riguarda i posti letto negli ospedali, in particolare nei reparti di cure intense, ha aggiunto il consigliere di Stato basilese. 

Altre decisioni da parte dei Cantoni sono imminenti, ha annunciato il presidente della Cds. Oggi i consiglieri di Stato della Conferenza latina degli affari sanitari e sociali (Class) hanno raccomandato tra l’altro di vietare manifestazioni private e raduni in spazi pubblici con più di dieci persone. I locali pubblici inoltre dovrebbero chiudere alle 23. Gli eventi sportivi devono essere limitati a 1000 spettatori con posti a sedere e se questo non fosse possibile devono svolgersi a porte chiuse.

«Altre misure possono e devono essere prese a livello cantonale, così come a livello federale», ha insistito Engelberger. Tra le misure evocate: l’estensione ai posti di lavoro dell’obbligo di indossare la mascherina; limitazioni degli assembramenti negli spazi pubblici e degli eventi del tempo libero e sportivi; altre restrizioni riguardanti la ristorazione e la vita notturna. Il basilese ha lanciato un duplice appello all’azione: ai Cantoni e alla Confederazione, sollecitata ad adottare misure valide sul piano nazionale negli stessi ambiti.

‘Slowdown’ al posto del lockdown

Anche la popolazione è chiamata a fare la sua parte. Bisogna ridurre i contatti sociali, ha insistito Engelberger. A suo parere non serve un lockdown, né un mini-lockdown, bensì «uno slowdown» [rallentamento, n.d.r.]. «Vogliamo che l’economia, l’istruzione e la vita in generale possano andare avanti», ha aggiunto. «Dobbiamo fare di tutto per impedire un lockdown come in primavera, anche a costo di limitare alcune attività nel tempo libero».

 

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