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laR
 
24.09.2022 - 05:30

Zanchi, Bossalini, la malerba e la capacità di rimanere zen

Nella battaglia politica che si combatte attorno al Corpo di polizia di Locarno, la fretta è cattiva consigliera per capodicastero e comandante

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Per la Polcomunale, un momento particolarmente delicato

«Se dovessi essere paragonato a qualcosa vorrei che fosse la malerba, che è riuscita a elaborare tutte le competenze per sopravvivere a tutto quello che noi abbiamo inventato per eliminarla». Era stato profetico, Pierluigi Zanchi, quando, appena eletto municipale a Locarno come Indipendente fra i Verdi, dichiarava propositi di fermezza guardando al nuovo impegno politico a Palazzo Marcacci. Ma non immaginava, probabilmente, che un anno e mezzo dopo quelle competenze gli sarebbero servite tutte quante assieme per districarsi in un contesto già complicato di suo e in più da lui "geneticamente" lontano per sensibilità, interessi e indole: quello della situazione, in gran parte ereditata, all’interno della Polcomunale, di cui come capodicastero ha assunto la responsabilità politica.

Fronti contrapposti

È forse questo, l’elemento di maggiore rilevanza nel "bailamme" creatosi attorno al Corpo cittadino, attualmente sotto "audit" esterno dopo un’inchiesta amministrativa avviata per "verificare alcuni aspetti puntuali": l’imparità di forze e i diversi stili dei contendenti scesi in campo su fronti opposti. Da una parte abbiamo Zanchi, che si è ritrovato nel mezzo della bagarre credendo di poterla gestire con la sola forza della fiducia negli uomini e delle rassicurazioni del loro comandante; dall’altra, un ampio fronte costituito da politicanti agguerriti e da figure già vicine alla Polcomunale e molto bene informate sulle sue dinamiche passate e presenti. Tutta gente che nelle vere o presunte disfunzioni del Corpo ha trovato la fava perfetta per acciuffare due piccioni in un colpo solo: quel seggio municipale "casualmente" finito ai Verdi e appetito ad altre fazioni, ma anche la possibilità di reagire con gelida determinazione alla scelta fatta a suo tempo dalla Città riguardo alla nuova linea di comando da dare al Corpo.

Un altro protagonista, molto vicino al capodicastero e particolarmente inviso ai suoi antagonisti, è proprio l’espressione di questa nuova linea: il comandante Dimitri Bossalini, la cui influenza e i cui giudizi pesano molto, per affinità caratteriale e stilistica, sulla personale bilancia del suo politico di riferimento, incline, come lui, alla ricerca del dialogo e delle soluzioni condivise, se possibile incruente.

Un ‘aspetto puntuale’

Purtroppo per Zanchi, e per lo stesso Bossalini, e per la serenità del dibattito, fra gli "aspetti puntuali" sondati nell’inchiesta amministrativa dall’ex pp Marco Bertoli uno, significativo, riguarda non un agente qualsiasi, ma proprio il figlio del comandante, accusato di fatti (da lui sempre seccamente contestati) che da una parte gli sono costati una prospettiva di licenziamento, ma dall’altra hanno prodotto un’accorata presa di posizione da parte di 38 colleghi, pronti a difendere direttamente lui e indirettamente anche il papà e il suo operato. Papà che peraltro, con questo oggettivo ingombro, non può avere oggi né la serenità né la forza necessarie per fronteggiare il plotone d’esecuzione politico che si para davanti a lui e al suo capodicastero.

Su queste basi risulta davvero difficile capire l’ansia da prestazione dimostrata dai due, a verifiche ancora in corso, convocando maldestre conferenze stampa o rispondendo in modo evasivo ad interrogazioni scritte con i caratteri di un epitaffio. Molto meglio, in casi simili, isolarsi e attendere che le parole, quando proferite, siano limpide e, soprattutto, a prova di smentita.

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