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10.02.2022 - 17:58

Inflazione mai così alta negli Usa negli ultimi 40 anni

I prezzi al consumo sono cresciuti del 7,5% in gennaio. I repubblicani accusano Biden: il fenomeno non è temporaneo. Biden resta ottimista

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Keystone
Anche il prezzo della nafta ha preso l’ascensore

Washington – L’inflazione continua a battere record negli Stati Uniti e ha accelerato di nuovo a gennaio, mettendo sotto pressione le economie domestiche, ha riconosciuto Joe Biden. Il presidente degli Stati Uniti cerca di buttare acqua sul fuoco, assicurando che il Paese supererà questa difficoltà.

I prezzi al consumo sono aumentati del 7,5% in gennaio, rispetto al gennaio 2021, secondo l’indice dei prezzi al consumo (Cpi) pubblicato giovedì dal Dipartimento del lavoro. Bisogna tornare al febbraio 1982 per trovare un’inflazione annuale così forte, con un aumento dei prezzi superiore al 7% nel 2021.

‘Segnali’ di ottimismo

Riconoscendo la «pressione reale» sulle famiglie americane, Biden – per il quale l’impennata dei prezzi è anzitutto un handicap sul piano politico – ha assicurato che c’erano «anche segnali che supereremo questa sfida». La situazione, tuttavia, non dovrebbe migliorare prima di diversi mesi.

Quasi tutti i settori sono interessati: dal gasolio da riscaldamento (+46% in un anno) alle auto d’occasione (+40,5%), passando per i mobili da cucina e da sala da pranzo (+19,9%). I servizi, già in difficoltà a causa della pandemia, non sono da meno. Discorso analogo per gli eventi sportivi (+23,5%), così come per gli alberghi e la prenotazione delle vacanze (+23,6%). Anche l’immancabile burro di arachidi ora costa molto di più (+15,5%).

‘Pagare di più e guadagnare di meno’

Da dicembre a gennaio il rincaro però è rimasto stabile allo 0,6%. L’opposizione repubblicana e una parte degli economisti credono che l’inflazione sia la diretta conseguenza della politica economica di Joe Biden, che lo scorso anno ha fatto votare al Congresso un gigantesco piano di emergenza di 1’900 miliardi di dollari.

“Gli americani stanno pagando di più e guadagnando di meno a causa del programma fallito di Joe Biden. Biden ha mentito – la sua inflazione non è ‘temporanea’”, ha scritto il Partito repubblicano in un comunicato. I prezzi hanno subito un’impennata nell’ultimo anno a causa di una combinazione di fattori legati alla pandemia, compresi problemi nella catena di approvvigionamento, la penuria di componenti e di manodopera.

Questa inflazione è un «fenomeno globale», ha detto mercoledì Brian Deese, consigliere economico di Joe Biden, sostenendo che il fenomeno si attenuerà quando la spesa dei consumatori si sposterà dai beni ai servizi.

Fed al salvataggio

L’amministrazione Biden e la banca centrale americana (Fed) hanno assicurato per mesi che il trend sarebbe stato solo temporaneo. Ma, sorpresi dalla persistenza dell’aumento, la fiducia ha ormai lasciato il posto all’inquietudine. Nel tentativo di rallentare l’inflazione, la Casa Bianca moltiplica gli annunci. Obiettivo: permettere ai prodotti di raggiungere più rapidamente le case e le aziende americane, e ridurre la pressione sui prezzi.

Dopo le misure volte ad accelerare lo scarico delle navi nei porti prima di Natale, l’amministrazione Biden vuole reclutare più camionisti e, a più lungo termine, rimpatriare la produzione di componenti essenziali come i semiconduttori. La Fed, da parte sua, può agire sull’altra causa di questo aumento dei prezzi: la forte domanda dei consumatori e delle imprese. Il modo più efficace per farlo è aumentare i tassi d’interesse, poiché questo rende più costosi i crediti concessi dalle banche commerciali.

Aumento dei tassi a marzo

I tassi d’interesse di riferimento della Fed, dopo essere rimasti per due anni in una forchetta tra lo 0 e lo 0,25%, dovrebbero quindi essere rialzati nella prossima riunione del comitato monetario in agenda a metà marzo. «La priorità assoluta della Fed è controllare l’inflazione», ha detto Kathy Bostjancic, economista di Oxford Economics. A suo parere, queste cifre aprono la porta a «un aumento dei tassi di 50 punti base» a marzo (0,5 punti percentuali), e non di 25 solamente, come la Fed ha sostenuto fino ad ora.

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