Culture

Quando i voti sbagliano, Pasolini e il ‘buono’ in italiano

Frequentò le Elementari a Sacile, dove un ex preside ha scovato fra le carte le pagelle dell'intellettuale italiano

Il murale di Jorit a Scampia (Napoli) che ritrae Pier Paolo Pasolini
(Keystone)

Le biografie straripano di geni, letterati, artisti, scienziati che a scuola prendevano risicati voti proprio in quelle materie in cui, da adulti, avrebbero brillato, tanto da passare alla storia. A questo cliché non fa eccezione nemmeno Pier Paolo Pasolini (1922-1975), di cui è nota – tra l'altro – la rigorosità nello studio e nella conoscenza della lingua. A testimoniare questo assunto sono i registri scolastici della scuola primaria Vittorino da Feltre di Sacile (Pordenone), dove il piccolo Pier Paolo frequentò la terza e la quinta elementare. Registri che si consideravano persi o distrutti e che invece dopo anni sono stati trovati da un ex preside di quella scuola, oggi volontario, tra tante scatole accatastate.

A scoprirlo è stato il quotidiano friulano ‘Messaggero Veneto’. A dispetto di quanto ci si aspetterebbe da un bimbo dalla vita itinerante al seguito del padre ufficiale di carriera – Pasolini nacque a Bologna nel 1922, nel 1923 fu a Parma, nel ’24 a Conegliano, nel ’25 a Belluno, nel '29 a Sacile appunto; e poi Cremona, Scandiano, Reggio Emilia e altre città –, il piccolo Pier Paolo dai documenti scolastici risulta un bambino studiosissimo. I giudizi, come ricavato dall'ex preside Claudio Morotti, erano eccellenti in tutte le materie; paradossalmente tranne che in italiano.

Al "lodevole" in religione, canto, disegno e bella scrittura, lettura espressiva e recitazione, aritmetica, nozioni varie, geografia e lavoro manuale, fa riscontro un più basso "buono" in lingua italiana (non è il "buono" di oggi nella scala dei voti attuali). Eppure, nel 1929-1930 e nel 1931-32 la passione per la poesia si era già manifestata: scriveva spesso versi illustrati con disegni custoditi in un quadernetto. Addirittura, all'esame di quinta fu rimandato proprio in italiano. Poco male: più tardi Pasolini avrebbe perfezionato l'uso delle lingue passando dagli esordi poetici – in un friulano della zona a ovest del Tagliamento, a venti anni, nel 1942 – di ‘Poesie a Casarsa’ pubblicato da un piccolo editore di Bologna, fino all'ottimo e lucido italiano dei saggi critici come ‘Scritti corsari’ e i frequenti editoriali pubblicati sui quotidiani nazionali.

Il giovane Pasolini puntava a scrivere in una lingua intatta, e se non esisteva tanto meglio, poteva inventarla lui: ‘Poesie a Casarsa’ è composto in una lingua vergine, in parte inventata. Questa ambizione, non a caso, lo porterà a fondare nel 1945 l'Academiuta di lenga furlana. Poi, esploderà il pensatore, il regista, lo scrittore e la sua vita prenderà un'altra piega.

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