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24.11.2022 - 13:19
Aggiornamento: 14:26

Dacia Maraini: ‘Aggressivo provocatore? Pasolini era un mite’

La scrittrice italiana, autrice di ‘Caro Pier Paolo’, ha chiuso la ‘due giorni’ dedicata dal Lac all’intellettuale nato cent’anni fa

di Giovanni Medolago
dacia-maraini-aggressivo-provocatore-pasolini-era-un-mite
G. M. Ireneo Alessi/Wikipedia
Dacia Maraini

Si è conclusa mercoledì la "due giorni" che il Lac ha voluto dedicare a Pier Paolo Pasolini nel centenario della nascita del poliedrico intellettuale d’origine friulana e bolognese d’adozione. Dopo le due repliche del suo ‘Calderòn’, dirette dal regista Premio Ubu Fabio Condemi, e l’incontro di approfondimento – in collaborazione con l’Usi –, su questo lavoro datato 1967 è toccato a Dacia Maraini ricordare la figura di PPP, al quale ha appena dedicato il libro ‘Caro Pier Paolo’ (ed. Neri Pozza).

In una sala gremita da un pubblico attento e partecipe, Maraini ha esordito smentendo più d’un luogo comune riguardo all’autore di ‘Ragazzi di vita’ e ‘Una vita violenta’. I suoi tanti detrattori lo dipingevano quale aggressivo provocatore? "Pasolini era invece mite, una persona capace di dimostrarsi addirittura dolcissima". In realtà, ha sottolineato, PPP è stato da sempre una vittima: un bambino cacciato da scuola, poi da adulto dal PCI, quando le sue posizioni erano mal accolte sia dalla destra sia dalla sinistra. E questo si sapeva, ma la scrittrice ha svelato un particolare forse inedito, o perlomeno non emerso in quest’anno di celebrazioni. Quando ancora risiedeva a Casarsa (in provincia di Pordenone), la sua infanzia tranquilla se non felice fu sconvolta dall’avvento del fascismo e dalle pieghe che prese la Storia: suo padre dovette, molto ma molto controvoglia, partire per l’Africa Orientale, dove il duce voleva fondare il suo impero. Da quell’esperienza il babbo tornò del tutto cambiato: gli orrori e le stragi cui dovette assistere, se non proprio partecipare in prima persona, lo spinsero dapprima verso l’abuso di alcol, poi a diventare violento al punto di picchiare molte volte la madre".

"Il ragazzo Pier Paolo fu scacciato dal suo Eden". È da quei traumi che nasce "l’amore disperato" per la mamma, sfociato anni dopo in un’omosessualità peraltro mai nascosta. Prima dei 50 anni, PPP era attratto dalle donne: Maraini ha ricordato il legame che univa lo scrittore-poeta-saggista-regista a Silvana Mauri, salita 17enne da Roma a Milano per collaborare alla casa editrice Bompiani, appena fondata dallo zio Valentino. Anche con Maria Callas Pasolini visse un rapporto intenso – durato anni e qualche film – e che forse divenne intimo. L’amore disperato per la madre, tuttavia, gli rese poi impossibile il rapporto con l’altro sesso, dove agli occhi di PPP si insidiava il tabù dell’incesto. Questa l’ipotesi della Maraini, suffragata dal fatto che di lì a poco uscirono quelle ‘Poesie di Casarsa’, prima pubblicazione d’un Pasolini allora ventenne, in cui si mescolano sentimenti forti e l’eros si avvicina pericolosamente a thanatos. Non si dimostrò mai misogino, di questo Maraini, sua amica per decenni e sua compagna di molti viaggi compiuti con il marito Antonio Moravia, si dice sicura.

Riecheggiando il celebre "io so, ma non ho le prove" pasoliniano, la scrittrice arriva a toccare il delitto di Ostia: il reo confesso Piero Pelosi non può essere il killer, poiché quando fu arrestato indossava una maglietta bianca e candida, mentre il cadavere di Pasolini – ridotto a una maschera quasi irriconoscibile – giaceva in una pozza di sangue. "Pasolini, come Giovanni Falcone, fu isolato da tutti quando prese di mira i poteri forti, soprattutto col suo ultimo libro, ‘Petrolio’, dove accusava l’onnipotente Eugenio Cefis (imprenditore friulano come lui poi morto proprio a Lugano nel 2004, discusso membro della famigerata loggia massonica P2, ndr) d’essere in qualche modo coinvolto in uno dei tanti misteri italiani: la morte di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi).

Lasciando ai posteri ardue quanto improbabili sentenze, Dacia Maraini ha chiuso l’incontro con un ricordo agrodolce: "La redazione del foglio fascista ‘Il Borghese’ l’aveva appena definito poeta pornografo… e noi stavamo assistendo a uno spettacolo al Teatro Quirino di Roma. Arriva l’intervallo e scendiamo al parterre. Tutti ma proprio tutti lo scansarono con aria schifata, manco si trattasse di un appestato. No, Pier Paolo non meritava davvero una fine simile".

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