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22.06.2021 - 16:34
Aggiornamento: 18:41

C'è una balena in riva al Ceresio, ed è bene ascoltarla

Al Parco Ciani, fino al 12 ottobre, 'Echoes - a voice from uncharted waters' di Mathias Gmachl, ovvero l'impatto delle nostre azioni sull'ambiente

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La baby blue whale di ‘Echoes’ (Ti-Press)

Di giorno, da lontano, pare una carlinga, ma i bimbi che già vi giocano attorno probabilmente hanno capito prima dei grandi che si tratta di una balena. Il cetaceo – un esemplare da 17 metri di lunghezza per 5 tonnellate di peso – è stato in acque austriache sino all’11 giugno e ora si trova in riva al Ceresio; da qui, il 12 ottobre, s’inabisserà verso il Canada. Installazione itinerante frutto della collaborazione tra Lac, MuseumQuartier di Vienna e Quartier del Spectacles di Montréal, ‘Echoes – a voice from uncharted waters’ (Echi - una voce dalle acque inesplorate) dell’artista austriaco Mathias Gmachl è visibile al Parco Ciani, a pochi metri dalla Biblioteca cantonale, tutti i giorni dal 25 giugno nell’ambito del programma Lac Edu. Visibile e ascoltabile, perché dall’esemplare le cui linee s’ispirano al ventre striato delle balene e i cui colori sono quelli di tutte le creature marine, viene diffuso il sonoro dei mari e degli oceani, catturato dagli idrofoni degli esperti; un suono ‘vivo’, perché l’opera, così come le balene, è dotata di un suo radar, un sensore che protegge lo spazio vitale entro il quale si svolge il quieto vivere dell’animale: se lo violeremo, però, la ‘musica’ del mare diventerà inquinamento acustico e, allo stesso modo, l’illuminazione diventerà più tenue, sino a scomparire, laddove il nostro agire dovesse diventare invasivo.

‘Echoes’ è l’artistico segnale d’attenzione verso la minaccia che incombe sulle creature marine almeno sin da ‘Save the Whales’, campagna di Greenpeace degli anni '70. «Le dimensioni sono quelle di una baby blue whale», spiega Mathias Gmachl presentando l’opera ai media, «quell’età in cui le giovani balene lasciano le madri per vivere da sole. Il loro suono invita il pubblico ad ascoltare e immaginare cosa può essere la vita negli oceani, parte dell’ecosistema del pianeta in cui viviamo ma assai diverso dal nostro mondo: nelle profondità marine la luce viaggia lentamente, e per le balene comunicare significa essenzialmente ascoltare ed emettere suoni». Oltre all'elemento sensoriale, ce n'è uno fisico: «La balena occupa uno spazio di Lugano destinato a noi, un modo per dirci che dobbiamo permettere ad altre specie di poter disporre, su questo pianeta, dello spazio che necessitano per vivere».

Legame tra scienza e pubblico

Gmachl è artista, designer e ricercatore interdisciplinare, fondatore dello studio londinese Loop.pH, col il quale ha realizzato installazioni urbane che fondono arte, design, architettura, scienza e tecnologia, con il pubblico al centro: «‘Echoes’ – spiega l’artista alla ‘Regione’ a margine della presentazione ufficiale – è un progetto su più fasi: il lavoro con i musei e la creazione del lavoro, una parte molto grande, e la fase in cui ci troviamo ora, in cui l’opera ha una sua vita autonoma. È la fase in cui vediamo come le differenti città e comunità reagiscono». Una fase che riserva sorprese non soltanto al pubblico: «A Vienna ho scoperto che Otto Neurath, mente brillante che visse cent’anni fa (sociologo, economista e filosofo austriaco, ndr), realizzò una mostra di questo tipo nel 1925, nel medesimo posto, usando la balena come simbolo d’interconnessione».

‘Echoes’ è arte e informazione allo stesso tempo: «Ho collaborato con molti scienziati – dice Gmachl – ed è un rapporto che amo perché sono molto preparati nel proprio campo, con il solo limite che, a volte, sapere così tanto rende difficile connettersi con il pubblico. E io mi sento come colui che aiuta a stabilire questo legame: mi siedo al tavolo degli scienziati, cerco di capirli e provo a tradurre le loro scoperte in una forma comprensibile a tutti». Gmachl lo chiama «un modo per far partire la conversazione, niente di più di quel che da noi (in Austria, ndr) accade nelle gasthaus». Vale a dire: «Apprezzo quanto esposto nei musei e nelle gallerie, è una conversazione affascinante, ma è sempre un dialogo specialistico. Spostato negli spazi pubblici, il dialogo può interessare l'arte ma anche altro, e un pubblico più ampio».


Mathias Gmachl (Ti-Press)

Collateralmente

Intorno a ‘Echoes’ si snodano i molti appuntamenti Lac Edu direttamente connessi, inizialmente concentrati sui bambini per due attività bisettimanali e una ogni due sabati mattina, in prossimità dell'opera bel tempo permettendo, oppure tra il Lac e il Museo cantonale di storia naturale. Si andrà da ‘Echi’, workshop a cura di Federica Dubbini sul suono delle balene e il rumore che inquina la Terra, a ‘Green percussion a cura di Stone Leaf, altro workshop sui suoni ricavati da materiali riciclati e nuove tecnologie; e da ‘La mia balena’, dialogo e creazioni artistiche sul cambiamento climatico a cura di Veronica Tanzi, a ‘Upcycling’ di Sara Marinari, realizzazione di animali marini con oggetti di riciclo. E ancora, workshop di danza ‘ecologica’, sul rapporto uomo-natura a cura del Museo cantonale di storia naturale, e quello dedicato all'osservazione ‘creativa’ della natura al microscopio. Il programma completo delle iniziative è su www.luganolac/echoes.

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