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25.03.2021 - 19:180

Per il Dantedì, versi in libertà al Parco Ciani

L’inizitiva di Alberto Introini, docente all’Istituto elvetico: volantini con terzine di Dante distribuite insieme ai suoi studenti

“Ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso”. Chissà se imbattersi in questo verso dantesco, ieri al Parco Ciani di Lugano, ha migliorato la giornata a qualcuno. Alberto Introini, docente di letteratura all’Istituto elvetico, ha organizzato questa “performance poetico-didattica” con questo scopo: dare l’idea dell’importanza delle cose belle. «L’idea di fondo, sperando di non essere troppo retorico, è che il mondo ha bisogno di bellezza e di speranza, di arte e quindi, entrando nel mio campo, di poesia» ci ha spiegato Introini dopo aver distribuito, insieme ai suoi studenti, dei volantini con riprodotti alcuni versi della ‘Divina commedia’. «Li abbiamo distribuiti ai passanti, lasciati sulle panchine e sulle auto parcheggiati, appesi ai lampioni…».

Introini si è occupato di stampa e impaginazione, con tanto di logo per il Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri che si tiene il 25 marzo, giorno di inizio del suo viaggio attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. Della scelta dei versi si sono invece occupati studenti e studentesse: «Ognuno doveva scegliere un paio di terzine della ‘Divina commedia’, in piena libertà. Una volta preparati i volantini, e ricordato loro l’importanza di rispettare le regole su mascherina e distanziamento, siamo usciti».

Non sono mancati i versi più celebri: “Amor, ch'a nullo amato” di Paolo e Francesca, o le parole di Ulisse, “fatti non foste a viver come bruti”. Molti hanno scelto gli ultimi tre versi dell’Inferno – “e quindi uscimmo a riveder le stelle” – e anche gli ultimi tre del Paradiso. «Che però non abbiamo ancora affrontato a scuola, sarà materia per l’anno prossimo. Inoltre c’è chi ha preso un canto dell’Inferno che non abbiamo studiato insieme, il XV».

I ragazzi si sono divertiti, «e non solo perché, uscendo da scuola, abbiamo fatto qualcosa di diverso dalla solita lezione: hanno capito l’importanza, in generale e ancora di più in questo periodo, di dare un segnale di un’urgenza di vita. In Dante Alighieri, come in altri poeti anche quelli più “pessimisti”, c’è sempre un’urgenza di vita che emerge, un desiderio di espressione».

Si dice che i classici a scuola si impara soprattutto a odiarli. «Per Dante non succede così» risponde Introini. «È chiaro che negli ultimi anni hanno aiutato iniziative come le letture di Benigni, ma quando tengo conferenze su Dante, vedo sempre decine, a volte centinaia, di persone, adulti e adolescenti, che sono lì per ascoltare Dante, non certo me». Questo ovviamente prima che la pandemia chiudesse le porte anche a questi incontri. «Ma sono sicuro che quando si potrà, ci sarà un’esigenza ancora più forte di bellezza, di cultura, di arte».

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