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06.12.2022 - 11:55
Aggiornamento: 19:33

Imposta minima Ocse, 75% del gettito va ai Cantoni

Alla Confederazione il restante 25%. Lo ha deciso oggi il Nazionale allineandosi così agli Stati.

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

Il gettito supplementare generato dall’imposizione minima delle grandi multinazionali finirà nella misura del 75% ai Cantoni e del 25% alla Confederazione. Lo ha deciso oggi il Nazionale allineandosi così agli Stati, a cui ritorna il dossier per un’ultima divergenza. La riforma è necessaria per adempiere agli impegni fiscali presi nei confronti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e del G20 in Svizzera. Si tratta concretamente di modificare la Costituzione federale per permettere il prelievo di un’imposta integrativa per tutti quei grandi gruppi di imprese che raggiungono un fatturato annuo globale di almeno 750 milioni di euro e il cui livello d’imposizione minima è inferiore al 15%.

La necessità di agire, per evitare alla Confederazione di privarsi di entrate fiscali che altrimenti finirebbero all’estero, non è contestata. Le maggiori entrate per le casse pubbliche potrebbero oscillare tra un miliardo e 2,5 miliardi di franchi a partire dal 2026-2027. Le discussioni in Parlamento si sono concentrate sulla ridistribuzione di questa manna.

In prima lettura, giovedì scorso, il Consiglio nazionale aveva optato per una suddivisione in parti uguali tra Confederazione e Cantoni. Governo e Consiglio degli Stati propongono invece di lasciare ai Cantoni dove hanno sede le imprese interessate il 75% delle entrate generate da questa nuova imposta, Berna riceverebbe il 25% restante.

Durante le discussioni, in diversi hanno sottolineato la necessità di trovare un compromesso accettabile per poter vincere la votazione popolare (che dovrebbe tenersi il 18 giugno 2023, ndr.). "Con la soluzione 50-50, Zugo riceverà 180 milioni in più, come spiegare alla popolazione che questa somma non è sufficiente?", si è chiesto il socialista argoviese Cédric Wermuth.

Franziska Ryser, deputata sangallese dei Verdi, ha ricordato che l’imposta supplementare non verrà distribuita in egual misura a tutti i Cantoni. Basilea Città e Zugo otterranno infatti circa il 40% della quota spettante ai Cantoni. Per la sangallese, "se il popolo boccerà la riforma, la responsabilità ricadrà su chi in Parlamento non è disposto a fare compromessi".

"La proposta 50-50 è già frutto di un compromesso, elaborato dalle associazioni economiche, dagli stessi Cantoni e dal Consiglio federale", ha replicato Thomas Aeschi, esponente dell’Udc di Zugo. Con questa soluzione i Cantoni si sono detti depositi a cedere a Berna un quarto del gettito supplementare, contrariamente a quanto prevede la Costituzione, ha precisato.

Con questa nuova imposta la Svizzera perde un vantaggio significativo nella concorrenza internazionale. I soldi vanno pertanto lasciati dove sono stati generati, in modo che questi Cantoni possano adottare misure per mantenere l’attrattiva della propria piazza economica, ha evidenziato il consigliere federale Ueli Maurer. Il relatore commissionale Martin Landolt (glaronese e fra le file del Centro) ha poi ricordato che la somma in gioco è tutto sommato modesta: lo 0,5% del budget globale della Confederazione.

Al voto la soluzione 50-50 è stata approvata da 99 deputati, 87 hanno preferito la proposta 75-25, mentre in 6 si sono astenuti. Eliminata questa divergenza, il Nazionale ha invece deciso di mantenerne un’altra, sulla ripartizione all’interno dei Cantoni degli introiti supplementari. Pertanto, il dossier torna, come detto, agli Stati.

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Imposta minima, divergenze tra i due rami del Parlamento

Sì del Nazionale all’imposta minima delle grandi multinazionali

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