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26.08.2022 - 12:02
Aggiornamento: 15:17

Imposta minima Ocse, sì della Commissione al Governo

Interessate dalla misura circa 200 aziende svizzere e 2mila filiali straniere. Le Pmi e le aziende che operano solo in Svizzera non sono invece toccate

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

La Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (Cet-s) ritiene che adottare la modifica costituzionale proposta dal Governo per attuare la riforma fiscale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e del G20 in Svizzera sia nell’interesse del Paese. Lo indica oggi la stessa commissione in una nota.

La Cet-s ricorda che il secondo pilastro della riforma fiscale dell’Ocse prevede un’imposizione minima del 15% per tutte le imprese con un fatturato superiore a 750 milioni di euro all’anno. Se uno Stato non si adegua, potrebbero essere richieste imposte aggiuntive in un altro Paese.

La Svizzera, nota per i suoi tassi d’imposizione sulle società particolarmente favorevoli, non ha altra scelta che allinearsi per evitare di perdere entrate fiscali all’estero. Interessate dalla misura circa 200 aziende svizzere e 2’000 filiali di gruppi stranieri, mentre essa non riguarda le circa 600mila Pmi e altre aziende che operano esclusivamente in Svizzera.

La Commissione non contesta l’entrata in materia sulla modifica costituzionale proposta dal Consiglio federale. Ha infatti approvato senza voti contrari il tenore del nuovo articolo 129a proposto dall’esecutivo.

E i Cantoni?

Hanno invece suscitato una lunga discussione le ripercussioni concrete della riforma sui singoli Cantoni: impossibile avanzare stime affidabili, dato che manca una base numerica solida su cui basarsi. Secondo la Cet-s, le indicazioni a riguardo contenute in studi recenti vanno prese con le pinze.

La commissione rileva che con la riforma i Cantoni con un’imposizione elevata diventeranno sicuramente più attrattivi rispetto a quelli con un’imposizione ridotta. Tuttavia le differenze rimarranno e i Cantoni con un’aliquota d’imposta bassa e grandi imprese sul proprio territorio avranno maggiori entrate.

La Cet-s si allinea al parere del governo: è opportuno lasciare la maggior parte di queste entrate supplementari ai Cantoni interessati, affinché possano adottare misure per mantenere l’attrattiva della propria piazza economica. L’obiettivo – ribadisce la nota – è che le aziende in questione rimangano in Svizzera. I Cantoni con ingenti entrate supplementari pagano inoltre di più per la perequazione delle risorse.

Con 9 voti contro 2 e 2 astensioni la commissione si è quindi espressa a favore della ripartizione delle maggiori entrate attese, attribuendone il 25% alla Confederazione e il 75% ai Cantoni.

Una minoranza ha proposto una distribuzione delle maggiori entrate secondo la chiave di ripartizione dell’imposta federale diretta e quindi una quota destinata alla Confederazione del 78,8%. Teme che la riforma aumenti la disparità fiscale tra i Cantoni e vede la sua proposta come un modo per consentire a più Cantoni di partecipare alle maggiori entrate.

Voto popolare nel giugno 2023

La commissione ricorda che per attuare una tassazione differenziata delle società è necessaria una modifica costituzionale. Il Consiglio degli Stati dovrebbe occuparsi del dossier nella sessione di settembre, mentre il Consiglio nazionale nella sessione successiva. L’obiettivo è di sottoporlo al popolo e ai Cantoni il 18 giugno 2023.

Un’ordinanza transitoria, già posta in consultazione, dovrebbe poi garantire l’entrata in vigore della tassazione minima il 1° gennaio 2024. Tuttavia, l’entrata in vigore definitiva dipenderà dai progressi dell’attuazione negli altri Stati. La legge corrispondente sarà adottata in una fase successiva.

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