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05.12.2022 - 21:08
Aggiornamento: 06.12.2022 - 12:14

Imposta minima, divergenze tra i due rami del Parlamento

I punti riguardano le ripartizioni degli introiti: 75% ai cantoni per il Consiglio degli Stati, “solo” il 50% per il Nazionale

Ats, a cura di Red.Svizzera
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Il mondo liquido e le sue tasse (Keystone)

Permangono delle divergenze tra i due rami del Parlamento in merito alla modifica costituzionale sull’imposizione minima delle grandi multinazionali, dopo il secondo passaggio al Consiglio degli Stati. Le due Camere si oppongono in merito alla ripartizione tra Cantoni e Confederazione degli introiti supplementari.

L’introduzione di un’imposta integrativa per tutti quei grandi gruppi di imprese che raggiungono un fatturato annuo globale di almeno 750 milioni di euro e il cui livello d’imposizione minima è inferiore al 15% non è contestata.

In base alle stime sono circa 200 le società elvetiche e 2’000 circa le filiali di multinazionali attive in Svizzera interessate da questo modello di tassazione. Le circa 600’000 Pmi e altre società operanti unicamente in Svizzera non sono interessate dalla riforma.

Le maggiori entrate per le casse pubbliche potrebbero oscillare tra un miliardo e 2,5 miliardi di franchi a partire dal 2026-2027. Oggi in aula le discussioni, come del resto la settimana scorso al Nazionale, si sono incentrate soprattutto sulla ridistribuzione di questa manna.

Due approcci diversi

Stando al progetto governativo, e approvato dal Consiglio degli Stati in settembre, il 25% delle entrate generate da questa nuova imposta spetterebbe alla Confederazione e il rimanente 75% ai Cantoni dove hanno sede le imprese interessate. Giovedì il Nazionale ha invece approvato una ripartizione 50-50.

Per Alex Kuprecht (Udc/Sz), che a nome della commissione ha difeso la soluzione adottata in prima lettura dagli Stati, è invece giusto lasciare i maggiori introiti nei cantoni dove sono stati generati, in modo che questi possano adottare misure per mantenere l’attrattiva della propria piazza economica. Non bisogna poi dimenticare che questi cantoni, confrontati con entrate supplementari, pagherebbero di più per la perequazione finanziaria, ha aggiunto Matthias Michel (Plr/Zg).

"Le maggiori infrastrutture sono pagate dalla Confederazione e la politica economica del Paese è definita a Berna", ha replicato Paul Rechsteiner (Ps/Sg). Il sangallese ha anche ricordato che l’imposta supplementare non verrà distribuita in egual misura a tutti i cantoni. Basilea Città e Zugo otterranno infatti circa il 40% della quota spettante ai cantoni. Le sue argomentazioni non hanno però convinto il plenum che ha confermato la ripartizione 25-75 con 31 voti contro 11 e una astensione.

La revisione della Costituzione è necessaria per adempiere agli impegni fiscali presi nei confronti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e del G20 in Svizzera.

L’accordo a livello mondiale

I 137 Paesi dell’Ocse e del G20 hanno infatti raggiunto un’intesa su un’aliquota minima del 15% per le società attive a livello internazionale che registrano un giro d’affari annuo di almeno 750 milioni di euro (740 milioni di franchi al cambio attuale). Se uno Stato intende mantenere un’imposizione più bassa, gli altri possono imporre un’ulteriore tassazione alle imprese assoggettate a un’aliquota inferiore.

Il recepimento dell’imposizione minima nel diritto svizzero assicura che i grandi gruppi non siano coinvolti in procedure fiscali estere. Inoltre, questa misura permette a Berna di non privarsi delle entrate fiscali che le spettano.

Dopo le deliberazioni odierne al Consiglio degli Stati, il dossier torna al Nazionale, che se ne occuperà già domani. L’obiettivo è concludere l’iter parlamentare della riforma in questa sessione invernale in modo da sottoporla al popolo il 18 giugno 2023.

Un’ordinanza transitoria, la cui consultazione è terminata lo scorso 17 novembre, dovrebbe poi garantire l’applicazione della tassazione minima a partire dal 1° gennaio 2024. Tuttavia, l’entrata in vigore definitiva dipenderà dai progressi dell’attuazione negli altri Stati. La legge corrispondente sarà adottata in una fase successiva.

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