ULTIME NOTIZIE Opinioni
IL COMMENTO
1 ora

Ischia: lo scempio, i condoni, il disastro

La tragedia di Casamicciola è l’ennesima disgrazia frutto di anni di devastazione del territorio italiano a colpi di abusi edilizi e successivi condoni
IL COMMENTO
4 ore

Materiale infiammabile

I ricordi della sfida fra Svizzera e Serbia del 2018 a Kaliningrad sono ancora freschissimi, su entrambi i fronti
IL COMMENTO
1 gior

Imposta di circolazione, dalla confusione al circo

Il pessimo spettacolo della politica: incapace di trovare un’intesa, ma capace di alimentare confusione. E poi chissà perché le urne vengono disertate...
IL COMMENTO
1 gior

Basso Mendrisiotto, il coraggio di osare

Mentre le istituzioni comunali tentennano, a rompere gli indugi sull’aggregazione è un gruppo di cittadini di Balerna
IL COMMENTO
3 gior

La scintilla e la prateria

Le proteste in Cina rivelano il malcontento per le opprimenti politiche ‘zero Covid’ imposte dal governo, e investono la figura di Xi Jinping
il commento
4 gior

Quel generale senza volto

Arriva l’inverno, con tutti i sottintesi e il peso storico che ha per la Russia, soprattutto durante una guerra
IL COMMENTO
6 gior

Diplomazia in scacco in una guerra che si incancrenisce

Con l’inverno alle porte, non si vede la fine del conflitto in Ucraina. Sia Putin che Zelensky non hanno alcun interesse a sedersi al tavolo negoziale
IL COMMENTO
1 sett

L’amore non è un colpo di pistola

Non lo deve essere nemmeno l’informazione quando affronta il fenomeno della violenza sulle donne (contro cui ricorre oggi la Giornata internazionale)
IL COMMENTO
1 sett

Il centro(sinistra) di Mirante e il pragmatismo che serve al Ps

L’addio dell’economista non stupisce nessuno, ma mette i socialisti davanti al rischio di perdere consensi ed eletti in Gran Consiglio. E la destra ride
IL COMMENTO
1 sett

La realtà artefatta del Qatar

Tracciamo un bilancio dell’inizio del Mondiale dopo i primi tre giorni di partite
IL COMMENTO
1 sett

I guai di Letta (e del Pd)

La spaccatura sulla candidatura di Letizia Moratti alla Regione Lombardia ha fatto partire un nuovo giro di contestazioni contro il segretario del Pd
IL COMMENTO
1 sett

Non perdere una guerra senza vincere la pace

In Ucraina si parla di piccolissimi spiragli per un tavolo negoziale magari favorito dal ‘generale inverno’. In realtà, nulla sembra meno probabile
IL COMMENTO
1 sett

Il partito delle donne e quello degli uomini

Successione di Maurer e Sommaruga: il Ps ha affrontato la questione femminile di petto, l’Udc ha perso un’altra occasione.
IL COMMENTO
2 sett

Cantonali 2023, per Il Centro è un battesimo con nomi forti

La strategia del fu Ppd è stata quella di affidarsi a persone di esperienza capaci di raccogliere schede tra le varie anime del partito: scelta opportuna
IL COMMENTO
2 sett

Finanze cantonali, verso il pareggio e oltre

A questo punto varrebbe la pena interrogarsi sul perché dell’insistenza da parte delle forze borghesi sulla necessità di risanare dei conti già sani
IL COMMENTO
2 sett

Salvini, Meloni e il governo degli sburoni

Fenomenologia semiseria della destra italiana, tra promesse irrealistiche e minacce da bar
IL COMMENTO
2 sett

Giustizia trasparente, nell’interesse di tutti

L’accoglimento, da parte del Tf, del ricorso per l‘accesso al decreto di abbandono ‘Chiappini’ è una vittoria – piena – non solo de ‘laRegione’
il commento
2 sett

Biden-Xi Jinping: finalmente...

Il primo faccia a faccia, lungamente preparato in vista del G20, scongiura il peggio e allontana un’escalation militare globale
IL COMMENTO
2 sett

Ps, adesso la vera prova sarà la corsa per il Gran Consiglio

Ufficializzate le candidature di Carobbio e Demaria, il focus si sposta sul parlamento dove per i socialisti sarà fondamentale fare bene
LA TRAVE NELL’OCCHIO
06.10.2022 - 21:50

Il disastro rimosso

I cambiamenti climatici non sono proprio in cima alle preoccupazioni degli svizzeri. L’analfabetismo politico non aiuta

di Andrea Ghiringhelli
il-disastro-rimosso
Ti-Press
  • Se un accadimento, pur grave, appare lontano e graduale, tendiamo a ingnorarlo
  • I sacrifici dispiacciono e la politica non aiuta

Da un recente sondaggio risulta che fra le preoccupazioni degli svizzeri vi siano i costi della salute, le pensioni, la sorte dell’Avs. La pandemia pare non faccia più paura. E dei cambiamenti climatici si parla, ma con un certo distacco: non c’è la stessa apprensione suscitata dal contagio, insomma qualcuno provvederà. Leggete, tanto per citarne uno, Daniel Defoe: descrive i comportamenti del genere umano durante la peste di Londra del 1665 e certe scene ci sono note e si ripetono. Allora come oggi si consigliava l’isolamento e la lontananza e lo spazio prossemico diventò un cruccio diffuso. Allora come oggi erano parecchi che, in preda a incontrollabili dissesti neurologici, indicavano le ragioni del disastro: il complotto satanico, la punizione divina andavano per la maggiore (la peste come "giusta ira di Dio… a nostra correzione mandata sopra i mortali"). Cose di altri tempi? Non proprio! Oggi perfino la scienza in certi ambienti è esecrabile e lo scienziato un prezzolato profittatore. E poi c’è QAnon, la stampella trumpiana, che ci avvisa: vi sono reti pedofile e conventicole ebraiche che tramano nell’ombra. L’ignoranza primeggia, anzi dilaga. È come il mal di testa: non c’è una cura definitiva e ritorna sempre! Un’ennesima dimostrazione che la fede illuministica nel progresso pecca di ottimismo: non si va sempre avanti, spesso si torna indietro.

Perché – mi son chiesto – il medesimo assillo sulle nostre sorti terrene non lo abbiamo al cospetto delle devastazioni planetarie? Perché il cambiamento climatico, la scomparsa dei ghiacciai, la deforestazione, le bombe d’acqua, le montagne che crollano, il crescente inquinamento non ci fanno desistere da comportamenti infausti per l’ambiente? Perché, mi chiedo, il riscaldamento del pianeta che negli ultimi 20 anni ha causato mezzo milione di morti, e le proiezioni del Global Climate Risk Index che ci prospettano addirittura 250’000 morti ogni anno, non suscitano uguale panico? Perché, di fronte a certi disastri, non andiamo a cercarne le ragioni profonde ma discutiamo sul dissesto idrologico, sul territorio antropizzato, sulla mancata prevenzione? Perché solo un quinto scarso delle persone ha un’alta percezione del rischio che stiamo correndo mentre gli altri o sono indifferenti o guardano dall’altra parte o sono semplicemente ignari?

Una spiegazione ce la offre, in parte, la teoria della costruzione sociale del rischio. Ci dice alcune cose importanti. Ci dice che se un accadimento pur grave, come il cambiamento climatico, è dilatato nel tempo, e si sviluppa per gradi su una scala temporale molto ampia, magari lontano dai nostri occhi, alla lunga sfugge alla nostra attenzione: la percezione del rischio è bassa e può indurre a ignorare il fenomeno, a sentirlo come un problema di altri.

Il contagio invece si sviluppa su una scala temporale breve, ci investe in pieno e la percezione del rischio è molto alta: le bare accatastate, gli ospedali pieni, le strade vuote ci danno l’orribile sensazione di impotenza.

Ma c’è soprattutto una differenza decisiva fra i due fenomeni.

Il contagio esige dei sacrifici a breve termine, temporanei e limitati nel tempo e nello spazio: è un’interruzione delle nostre abitudini, una sciagurata parentesi in cui il dopo sarà uguale al prima (e infatti le intenzioni di redenzione – meno consumi, meno viaggi, meno inquinamento, saremo più virtuosi e collaborativi –, passata la paura, sono subito evaporate e oggi, proprio perché non abbiamo imparato nulla, siamo peggio di prima).

Il degrado ambientale è una faccenda ben più complicata perché non è un evento temporaneo e di corta durata che prima o poi passerà: per combatterlo dobbiamo rivedere per sempre i nostri stili di vita, i nostri comportamenti, il nostro modello economico: dobbiamo abbandonare l’idea che il benessere sociale sia associato al consumismo sfrenato e all’incremento del Pil, dobbiamo renderci conto che il dopo non potrà più essere come il prima.

La questione di fondo – ci informa il sociologo ambientale – è che le vittime della distruzione del pianeta e i distruttori sono le stesse persone: siamo noi. Siamo noi che dobbiamo sconfiggere noi stessi. È tremendamente difficile.

E allora per combattere l’inerzia e l’inconsapevolezza sociale di un disastro annunciato, dobbiamo forse ricorrere al pugno duro e inflessibile dello Stato, al Leviatano prospettato da Hobbes che tutto dirige e tutto comanda? Dobbiamo propugnare lo Stato "etico ecologico" che limiti con rigida determinazione la libertà di dissipare per salvare il pianeta? Vogliamo lo Stato educatore che detta ciò che è bene o ciò che è male, e i margini di tolleranza sono esclusi? Ovviamente no: inutile ribadire che lo Stato liberale contempla dei cittadini e non dei sudditi.

Forse la sola via praticabile è quella indicata nel 1994 da uno dei leader storici dei verdi europei, Alexander Langer: suggeriva di bandire il catastrofismo che induce all’inerzia e alla resa passiva e di promuovere cambiamenti graduali, piccoli traguardi intermedi che stimolino la speranza di riuscire nell’impresa, poco per volta: "La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile" era il titolo di una sua conferenza. Concordo. Dobbiamo rendere socialmente auspicabile il cambiamento: non è agevole ma è la sola via praticabile.

E la politica? Forse a furia di alluvioni e siccità che si moltiplicano ovunque anche la politica – sostiene qualcuno – ha maturato una nuova consapevolezza e governi e partiti sono indotti a inserire il "climate change" nell’agenda. Ci credo poco: la consapevolezza diventa propaganda quando non è seguita dall’azione e io l’azione determinata non la vedo, ai proclami perentori segue il farfuglìo di chi fatica a concepire un mondo diverso da quello in cui vive. A dire il vero questa presunta consapevolezza la ritroviamo più a sinistra che a destra, dove sono ancora parecchi a irridere i "gretini" e quelli dell’"ambientalismo fuori luogo" (ve li ricordate i politici nostrani che consigliavano ai "giovinastri scansafatiche" di andare a lavorare invece di perdere il tempo a protestare? Ve li ricordate?). Sono ancora lì, e il sospetto è che per loro valga la norma del Gattopardo: "Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi". Quindi si parla del cambiamento climatico, ma poi si prosegue come prima e le discussioni bernesi sulle iniziative climatiche ce lo confermano. La politica continua a essere fortemente arretrata, condizionata e contaminata dalla logica neoliberista che ha generato ingiustizie e diseguaglianze. Lo sappiamo, ma pure seguitiamo a votarli, gli esponenti di questa dottrina. E comunque, quando diamo addosso ai nostri rappresentanti, non dimentichiamo che siamo noi, elettori, che li eleggiamo e spesse volte votiamo contro i nostri interessi e ci diamo una zappa sui piedi. Aveva ragione Bertolt Brecht: "Il peggiore analfabeta è l’analfabeta politico…".

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved