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10.10.2020 - 06:100

Gli incidenti sul lavoro e il ‘dobermann’

In tali incidenti è sempre il più debole che paga il prezzo più alto

Ancora un incidente sul lavoro, ancora un ferito grave e ieri, purtroppo, anche un morto. Nella settimana che ci lasciamo alle spalle la Polizia cantonale ne ha comunicati ben due. 

Due incidenti gravi in una settimana

Il primo è avvenuto martedì mattina a Lugano. A farne le spese è stato un camionista italiano 45enne, residente in provincia di Varese, che si trovava sul cassone di un camion mentre stava manovrando la gru in fase di carico (non in un cantiere edile). Per cause che l’inchiesta dovrà stabilire – ha spiegato la Polizia cantonale – il carico della gru ha colpito l’uomo, che è caduto dal veicolo per circa 4 metri riportando serie ferite.

Ieri, la polizia ha poi comunicato che, poco dopo le 10 del mattino, in un cantiere per la costruzione di due stabili a Gordola, è avvenuto un infortunio mortale sul lavoro. Un 52enne, operaio italiano residente anche lui in provincia di Varese, stava agganciando un cassero al cavo di una gru, quando è stato schiacciato dal cassero medesimo e il poveretto è deceduto sul posto a causa delle gravissime ferite riportate.

Il dobermann Marty

L’inchiesta di polizia e magistratura farà il suo corso, accertando le responsabilità del caso. La serie nera (ravvicinata) della recente cronaca ci ha colpiti. Senza voler trarre alcuna indebita conclusione – non conosciamo nulla dei due casi menzionati sopra, se non le poche frasi riportate e inviate dalla polizia ai media – e prendendo atto del fatto che gli incidenti gravi sui cantieri sarebbero tendenzialmente in diminuzione da qualche anno, ci è però tornato in mente un passaggio contenuto nel volume ‘Una certa idea di Giustizia’ (Edizioni Casagrande) dell’ex senatore Dick Marty, allorquando nel capitolo intitolato ‘E questa sarebbe giustizia?’ affronta anche il capitolo delle inchieste condotte quando lui era procuratore pubblico. Fra le tante fattispecie, il Marty autore affronta anche quella degli incidenti nei cantieri e/o sui posti di lavoro. Allora nel suo operato di magistrato ricorreva contro i proscioglimenti, se necessario andando sino al Tribunale federale, fatto che gli valse il soprannome di... ‘dobermann’. 

I più deboli

Ma non è di mastini a quattro zampe che vogliamo qui scrivere, bensì della giustificazione addotta dall’ex magistrato. Eccola: “Se sono andato sino in fondo, non è stato per il gusto di vincere o per una sorta di accanimento giudiziario. Negli incidenti sul lavoro è sempre il più debole che paga il prezzo più alto, e la responsabilità dell’applicazione e del controllo delle misure di sicurezza viene scaricata con troppa facilità sugli operai”. 

Lo ripetiamo, non sappiamo se e chi abbia se del caso sbagliato nei drammatici casi menzionati sopra. Si tratta comunque di incidenti gravi sul lavoro ed è importante che si faccia la massima chiarezza a tutela dei più deboli (i lavoratori) proprio perché, come ricorda ancora Marty, i processi (se necessari) su questi casi “giocano un ruolo molto efficace per la prevenzione”.

Prevenzione, parola chiave, ovviamente e purtroppo, pro futuro, che deve fare rima con formazione specifica e sensibilizzazione, ambito per ambito, nel saper individuare le fonti non sempre visibili di rischio per sé e per i colleghi di lavoro, ponendo poi dei correttivi.

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