Commento
28.03.2020 - 06:000

Virus: danke, ma nemmeno a metà maratona!

Attendendo lunedì speriamo che le riaperture siano davvero pochissime

Bene, molto bene! Berna ha capito la situazione di estremo pericolo sanitario in cui versa il Ticino. In pochi giorni è così riuscita a inventare una soluzione pragmatica per permettere alle aziende, le cui attività si sono fermate su richiesta del nostro governo, di poter beneficiare degli aiuti federali. Una soluzione-salvagente che, molto probabilmente, i sette saggi erano pronti a trovare indipendentemente dalle polemiche innescate nei giorni scorsi dalle gelide dichiarazioni di rappresentanti dell’economia nazionale e di alti funzionari federali.

Guardiamo avanti

Acqua passata – come si suol dire – non macina più: ora è bene guardare avanti, anche perché l’emergenza sanitaria continua e qui a Sud delle Alpi la situazione è sempre molto critica. Alzando lo sguardo al prossimo domani due sono le preoccupazioni. La prima concerne l’economia cantonale, che potrebbe riaprire i battenti almeno in (minima) parte lunedì. Nella settimana alle nostre spalle, nelle attività ancora in funzione perché essenziali malgrado il divieto, erano operativi grossomodo ancora diecimila frontalieri: cinquemila nel sanitario (ospedali e case anziani) e cinquemila in altri settori-chiave.

Frontalieri e salute

Domanda: se altre aziende potranno garantire le famose distanze e la sicurezza anche sanitaria, ne potrebbero arrivare altri? Presumiamo di sì. E allora sarà fondamentale che, come succede con chi viene da oltre frontiera e opera nel settore sanitario (che prima di lavorare è testato o non fa più avanti e indietro e risiede qui), anche con i frontalieri impiegati in altri settori si adottino misure analoghe a salvaguardia di tutti. Ovvero: verifica della situazione sanitaria del singolo e residenza in loco in Ticino.

Pasqua a casa propria

Il secondo nodo è quello della Pasqua, che sarà triste. Dopo aver messo al bando tanti altri segni della tradizione cristiana, come lo scambio del segno di pace, per esempio, le chiese saranno vuote. Ma vuote saranno anche le strutture turistiche. Ieri, infatti, Alain Berset ha invitato i confederati a non recarsi da noi per le vacanze, ma a restare a casa. Un messaggio forte (pure questo anti-economico, proprio come la mossa giustamente compiuta dal Consiglio di Stato con la serrata di una settimana fa) a riprova che la situazione sanitaria è (finalmente) stata recepita come tale anche oltre Gottardo. Anche qui bisognerà verificare che il consiglio del ministro si trasformi in un nemmeno tanto velato divieto, organizzando – se del caso – una sorta di scoraggiante contagocce all’imbocco della galleria del Gottardo già in terra urana.

Per il resto siamo evidentemente molto contenti che la solidarietà federale abbia giocato viaggiando su diversi binari: il riconoscimento del Sonderfall Tessin e la sua gravità; l’invio dell’esercito e le potenti misure di sostegno all’economia (per ora principalmente utilizzate qui perché siamo noi in emergenza). È un aiuto nei fatti, ma anche morale: merci, danke! Per concludere, riprendiamo anche l’espressione usata da Alain Berset: stiamo correndo una maratona e non siamo nemmeno a metà. Facciamocene perciò una ragione e il possibile per contribuire ad uscire dal corona-tunnel con comportamenti di igiene e di distanza sociale utili anche nel nostro piccolo. E soprattutto con una tenuta di strada e tanta, tanta pazienza.

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