i-telefonini-fuori-dalla-scuola-le-canne-fuori-casa
Ci sono diverse cose da spegnere (Ti-Press)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
12 ore

Quel pacco sulla porta e il futuro del lavoro

Dal mondo dei trasporti e delle consegne arriva un assaggio di quello che potrebbe essere l’avvenire di tutti, se non ci diamo una mossa
Commento
16 ore

Monsignor Azzolino Chiappini prosciolto, bene. E i motivi?

Solo una comunicazione ufficiale completa può fugare ogni dubbio, anche residuo. Da questo punto di vista la recente nota della Procura è un pessimo esempio
L'analisi
1 gior

Usa e Russia, una guerra molto fredda

Lo spostamento di bombardieri B52 in Norvegia può provocare un'escalation nell'Artico, nuovo campo di battaglia per le superpotenze mondiali
LA formica rossa
2 gior

I soldi comprano le parole e anche i diritti

Subordinare la naturalizzazione al fatto di non aver chiesto aiuto all'assistenza per 10 anni è l'ennesimo esempio della stessa mistificazione politica
Commento
2 gior

Bifolco e farabutto lo diciamo troppo poco

Le parole e l'uso (morigerato) che ne facciamo. Abbiamo perso di vista gli aggettivi, tesori inestimabili che ci intimidiscono
Commento
2 gior

Iniziativa ‘anti-burqa’, c’è del buono nel pot-pourri

Il Comitato di Egerkingen vuole fermare 'l’islamizzazione della Svizzera' vietando il velo integrale. Ma esistono già gli strumenti per far fronte a derive
Commento
3 gior

Le emozioni dello sport vanno condivise

Gioia e orgoglio per una medaglia o una vittoria vanno liberate e date in pasto alla gente, parte integrante dello strano mondo denominato sport
Commento
4 gior

I soldi, lo sballo, il gioco dello stupro tra Pornhub e Genovese

Di prima mattina, al semaforo, sull’utilitaria davanti a me mi colpiscono i colori squillanti di un adesivo a tutto lunotto: “Pornhub”
Commento
4 gior

Tony Judt, OpenLux e la cassaforte delle ingiustizie

Un’inchiesta giornalistica racconta di come il Lussemburgo sia la capitale dell’elusione fiscale: una scappatoia che mette a rischio lo stato sociale di intere nazioni
Commento
6 gior

Per i grandi progetti, più potere al popolo

Invece di lamentarsi se si ricorre al referendum, le nostre Città potrebbero introdurre votazioni obbligatorie per i piani regolatori e per le spese importanti
Sguardo a nord
6 gior

La meglio gioventù e l’epidemia silenziosa

Le nuove generazioni sanno adattarsi, ma non bisogna sopravvalutarle né dimenticare che la Svizzera presenta uno dei tassi di suicidio più alti al mondo
Commento
1 sett

Ketty Fusco, un ricordo

L'attrice, regista e scrittrice raccontata da Renato Reichlin, già Direttore del Teatro Sociale di Bellinzona e di LuganoInScena
Commento
20.02.2020 - 06:300
Aggiornamento : 18:16

I telefonini fuori dalla scuola, le canne fuori casa

Non vogliamo dei giovani robot. Per questo serve coerenza da parte di tutti: politica, genitori e docenti. La decisione del Gran Consiglio non è sufficiente

Che i telefoni dei ragazzi debbano essere spenti a scuola ci sta. Ma non è sufficiente. Non lo è soprattutto se il nostro scopo è quello d’insegnare ai nostri figli che la tecnologia deve essere uno strumento al loro servizio e non viceversa. La decisione presa dal Gran Consiglio risolve il problema? Non proprio. Resta l’impressione che questa misura non basti per arginare i rischi dell’uso sbagliato del telefonino da parte dei giovani, vedi i vari casi di cyberbullismo e via dicendo. Qui il lavoro da fare è tanto ed è arduo. E inizia soprattutto in casa.

Ma è anche possibile fare un’altra riflessione, che si collega in qualche modo a questo nostro compito educativo nei confronti delle nuove generazioni. Non vogliamo dei giovani robot, molto bene. Dunque se questo è l’obiettivo, a scuola, oltre a spegnere i telefonini, bisognerebbe pure spegnere certi modi d’insegnamento che, volente o nolente, costringono i ragazzi a diventare degli hard disk pieni di dati, senza avere nessuna idea di come utilizzarli. Faccio un esempio: se al test di geografia il docente continua a chiedere agli allievi d’imparare a memoria i nomi di tutti gli Stati e le rispettive capitali dell’Europa dell’Est, non c’è da stupirsi se poi il ragazzo, nella pausa prima dell’esame, tira fuori il telefonino (di nascosto a questo punto) e va a cercarsi le risposte su Wikipedia. Dovremmo sempre ricordarci che invece ci sono risposte che non si trovano sul cellulare. È questa l’opportunità che ci resta per fare capire ai giovani che la varietà e velocità delle sinapsi vengono sempre prima della varietà e velocità del modello di cellulare che hanno nella cartella.

Proposta di domanda alternativa: “Spieghi le cause che secondo lei hanno determinato la riconfigurazione della cartina dell’Europa negli ultimi quarant’anni. E tenga pure aperta la dispensa con tutti i nomi dei Paesi e delle loro capitali”. Ripeto, è un esempio. Ma il concetto è questo: più volte i docenti riusciranno a fare le domande che invitano i ragazzi a riflettere, più loro potranno capire che la tecnologia è uno strumento potentissimo ma non assoluto. Lo capiranno perché lo sperimenteranno. Così forse l’obiettivo che ha animato l’ultima seduta del parlamento potrebbe diventare più facilmente raggiungibile, considerando che inasprire le regole sul (non) uso del natel a scuola è un mezzo volto a tutelare i ragazzi e a favorire un loro sano sviluppo.

A proposito del parlamento, non può comunque passare inosservato (e stride parecchio) che il Gran Consiglio che ha adottato questa misura sia lo stesso che il giorno prima si è rifiutato di entrare in materia sul rapporto di maggioranza della Commissione formazione e cultura, inerente ai doveri di sorveglianza dello Stato sulle scuole private. Ma come? Lì non vale la regola di tutelare il percorso dei ragazzi? Sono talmente forti le lobby degli istituti scolastici privati, perlopiù d’ispirazione religiosa, che vogliono tenere lontano “l’intruso” dai loro piani finanziari? (Oh mamma, dubbio homerico: questo l’ho detto o l’ho pensato?).

In fondo questa cosa dei telefonini spenti a scuola mi fa ricordare la storia di un mio amico che l’altro giorno ha sgridato duramente suo figlio, facendo un gran casino nel palazzo in tarda serata. La mattina dopo la vicina gli ha chiesto: “Scusi, ma cosa è successo ieri a casa sua? Le sue urla si sentivano fino al decimo piano…”. “Mi dispiace molto signora – ha risposto l’uomo –. Sono tornato a casa e ho trovato mio figlio con un compagno a fumare canapa in camera”. “Oddio, non ci posso credere. Suo figlio fuma marijuana?”. “Sì, ma questo lo sapevo già. Il problema non è che fuma. Il problema è che gli avevo proibito di farlo in casa”.

© Regiopress, All rights reserved