Consumi e investimenti salgono dello 0,3%; rischio shock energetico per la chiusura dello Stretto di Hormuz e possibile irrigidimento della BoJ
La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran — in risposta alla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele a fine febbraio — ha provocato un'impennata dei prezzi del petrolio e continua ad alimentare timori di gravi interruzioni negli approvvigionamenti globali di energia. Il Giappone è particolarmente esposto al contraccolpo, data la sua elevata dipendenza dalle importazioni di idrocarburi dal Medio Oriente, mentre l'aumento dei costi energetici incide significativamente sull'inflazione, pesando sui margini aziendali e sull'economia nel suo complesso. In questo contesto, la Banca del Giappone (BoJ) ha moltiplicato i segnali in direzione di una politica monetaria più restrittiva, portando i mercati a scontare con elevata probabilità un rialzo dei tassi d'interesse già nel mese di giugno. Gli analisti si attendono tuttavia un rallentamento della crescita nei prossimi trimestri, man mano che le ricadute del conflitto mediorientale si intensificheranno.