L'economia americana paga lo scotto delle politiche impulsive del presidente Donald Trump, tra inflazione rilanciata dalla guerra in Iran e promesse mancate sul ritorno delle industrie negli Usa: lo sostiene Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'economia, che punta il dito contro l'approccio considerato miope e distruttivo dell'amministrazione statunitense.
"L'instabilità è pessima per l'economia e le imprese", afferma l'ex capo economista della Banca mondiale in un'intervista pubblicata oggi da Le Temps. "Lui non pensa a lungo termine né in modo sistemico. La maggior parte delle persone dice che l'incertezza è dannosa per il sistema. Lui pensa giorno per giorno, come un bambino piccolo, e si concentra sull'istante presente. Questo caos serve alla sua sete d'attenzione manifestamente insaziabile. In un certo senso, il disordine significa che è costantemente al centro dell'attenzione. Tutti sono sui carboni ardenti, aspettando che si verifichi la prossima catastrofe".
Secondo il professore della Columbia University la guerra in Medio oriente non solo ha avuto conseguenze politiche distruttive ("i bambini morti non torneranno in vita: ha causato danni irreversibili"), ma ha anche aggravato l'inflazione interna americana. "Per me non è assolutamente sorprendente che non abbia riflettuto sulle conseguenze delle sue decisioni", dice l'intervistato riferendosi a Trump. "Pensava che avrebbe vinto questo conflitto in un batter d'occhio. Avrebbe dovuto considerare il fallimento e le sue conseguenze. Chiaramente non lo ha fatto". Quanto al blocco dello stretto di Hormuz, Trump non ha visto arrivare l'impatto sull'economia mondiale: "Non vede oltre il suo naso. È impulsivo. Ha licenziato tutti gli esperti che potevano consigliarlo o contraddirlo".
Sul fronte interno, l'83enne smonta la narrazione del rimpatrio del settore manifatturiero. "L'anno scorso, gran parte del suo discorso riguardava il ritorno dell'industria negli Stati Uniti. Ma il numero di posti di lavoro in questo ramo è diminuito di diverse decine di migliaia. E se si pensa in modo sistemico, l'industria manifatturiera moderna è realizzata da robot. Anche se si riuscisse a riportare questo comparto, non porterebbe con sé i posti di lavoro. Inoltre, il mondo di domani sarà verde, mentre il presidente ha dichiarato guerra all'ecologia. Non ci sta mettendo sulla strada giusta per il futuro".
Stiglitz ha inoltre rivelato un aneddoto sulle intese in materia di investimenti annunciate dal presidente. "Ho parlato con una serie di persone che hanno negoziato accordi commerciali con Trump e che si sono impegnate a investire. Mi sono rivolto a una di loro e le ho detto: 'Non sapevo che il suo paese fosse diventato un'economia pianificata'. La sua risposta è stata: 'Abbiamo promesso di investire quello che avevamo comunque previsto di fare'".
Quanto all'inflazione, che secondo molti osservatori potrebbe influenzare le elezioni di medio mandato, Stiglitz è netto. "L'attuale rincaro rafforza l'impressione che l'amministrazione sia incompetente. Molte persone diranno che Donald Trump aveva buone intenzioni: pensavano inoltre che sarebbe stato capace di mantenere le sue promesse. Ma ha chiaramente fallito in molti modi. In un certo senso, ha approfittato dell'aumento dei prezzi post-Covid, che non era causata dal suo predecessore Joe Biden, ma era mondiale. Ora però subirà le conseguenze dell'inflazione di cui è in realtà responsabile. In questo caso, è responsabile di un errore grave: entrare in guerra contro l’Iran".
Sul sistema dei pesi e contrappesi, lo specialista riconosce che la Corte Suprema ha dichiarato illegali alcuni dazi, però ha ammonito: questo mostra che in alcuni casi, in particolare in materia economica, il tribunale svolge il suo ruolo, ma il sistema non funziona in modo più ampio. "La Corte Suprema ha dichiarato che fino a che una decisione non viene presa il presidente può fare ciò che vuole. Lui ha distrutto un'agenzia (l'Usaid) che sarà difficile ricreare. Il nostro sistema di pesi e contrappesi è molto precario: vi sono state molte violazioni dello stato di diritto".
Infine, interrogato sulla capacità dei cittadini di invertire la rotta, il premio Nobel ha indicato nella libertà di stampa un fattore chiave. "È fondamentale per proteggere la democrazia. Quando se ne beneficia, la si dà per scontata: ma mentre Trump calpesta lo stato di diritto, stiamo iniziando a capire perché ci teniamo così tanto", conclude.