Salim Malla racconta spari, detenzione su una nave per quasi 48 ore, annuncia ricorso alla Corte Penale Internazionale e chiede la liberazione dei portavoce
"Hanno fatto ciò che volevano con noi": con queste parole, Salim Malla, docente basco e membro della Global Sumud Flotilla, ha denunciato le presunte violenze subite dopo l'intercettazione da parte dell'esercito israeliano, nella notte fra giovedì e venerdì scorsi, mentre era diretto verso Gaza, e ha annunciato l'intenzione di presentare un ricorso alla Corte Penale Internazionale (CPI).
"All'abbordaggio c'erano armi da fuoco, vedevamo puntatori laser sulle nostre teste, ci hanno tenuti in ginocchio e ammassati in container", ha raccontato al suo arrivo in Spagna, ripreso dall'emittente TVE. Secondo il suo racconto, 22 imbarcazioni della flottiglia sono state bloccate a circa 60 miglia da Creta, con 180 persone a bordo, poi trasferite in quello che ha definito "un campo di concentramento galleggiante", una nave della Marina israeliana, dove gli attivisti sarebbero rimasti quasi 48 ore senza acqua né cibo.
Malla ha denunciato "maltrattamenti fisici e psicologici" e aggressioni "aleatorie", oltre alla mancanza di informazioni sulla destinazione finale.
L'attivista ha criticato "l'inerzia" dei governi spagnolo e basco nella gestione del rimpatrio, mentre ha ringraziato la Turchia per l'assistenza fornita.
Il docente ha inoltre assicurato che presenterà un ricorso alla CPI per presunte violazioni dei diritti umani. Ha reclamato la liberazione dei due portavoce della flottiglia, Saif Abuleschek, di nazionalità ispano-palestinese, e del brasiliano Thiago Avila, incarcerati in Israele, che "corrono un serio pericolo".