L'inflazione americana rallenta e scende a gennaio ai minimi da otto mesi. La Casa Bianca festeggia e prevede un'accelerazione della crescita, ma secondo gli analisti è prematuro cantare vittoria. Anche se il dato indica miglioramenti, un'analisi nel dettaglio evidenza come le pressioni inflazionistiche continuano a pesare sui consumatori americani, con rincari per le voci abbigliamento, sanità e biglietti aerei e riduzioni sui prezzi della benzina.
Il mese scorso i prezzi al consumo hanno segnato un +2,4%, sotto le attese degli analisti e meno del 2,7% di dicembre. Su base mensile l'aumento è stato dello 0,2%, anche in questo caso meno delle previsioni. L'indice core - quello al netto di energia e alimentari - ha segnato un +2,5% tendenziale, in linea con le attese. A livello congiunturale, l'aumento è stato dello 0,3%, in rialzo rispetto al +0,2% del mese precedente e ai massimi da cinque mesi.
Pur mostrando aumenti più contenuti delle attese, i dati non hanno fornito prove concrete sulla tendenza di rallentamento dei prezzi verso l'obiettivo della Fed del 2%, affermano gli analisti convinti che non sia arrivato ancora il momento di cantare vittoria sull'inflazione. I prezzi sono infatti aumentati per molte categorie alimentari - soprattutto quelle colpite dai dazi di Donald Trump - indicando come le aziende iniziano a scaricare i costi sui consumatori. In gennaio, inoltre, si è assistito ad aumenti consistenti per gli elettrodomestici, l'abbigliamento e le auto nuove. Voci che pesano sui portafogli degli americani, per i quali il tema dell''affordability' - la capacità di arrivare alla fine del mese - resta la maggiore preoccupazione.
I timori degli osservatori non intaccano la fiducia 7ella dell'amministrazione Trump: i dati - a suo avviso - dimostrano che le ricette economiche del presidente stanno funzionando. "Con l'inflazione ora bassa e stabile, l'economia americana è attesa accelerare ulteriormente grazie anche ai tagli dei tassi di interesse attesi da tempo", ha detto il vice portavoce della Casa Bianca Kush Desai. Per la Fed il rallentamento dei prezzi è sicuramente una buona notizia, anche se nel breve periodo probabilmente non inciderà sulla sua politica monetaria. Fino a maggio gli analisti non prevedono riduzioni del costo del denaro. Nella seconda parte dell'anno, quando sarà in carica il nuovo presidente (Trump ha nominato Kevin Warsh al posto di Jerome Powell, il cui mandato scade il 16 maggio), la banca centrale potrebbe spingersi fino a tre tagli da un quarto di punto ciascuno. Nulla però è scontato visto che Warsh potrebbe procedere con cautela per guadagnarsi la fiducia del mercato che, pur apprezzandolo, lo guarda con scetticismo perché nominato da un Trump che preme per tassi bassi.