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13.12.2021 - 18:33

Gli alberi, depositi di carbonio ma per pochi giorni l’anno

Una ricerca del Wsl mostra che, anche con un aumento delle temperature, il periodo di crescita degli alberi rimane limitato a pochi giorni

gli-alberi-depositi-di-carbonio-ma-per-pochi-giorni-l-anno
Roman Zweifel, WSL
Dendrometro a punte applicato su un tronco per la misurazione delle continue variazioni del raggio del tronco

L’aumento delle temperature dovrebbe portare a una maggiore crescita degli alberi e quindi a una maggior quantità di anidride carbonica catturata dai boschi: una sorta di azione di contrasto al riscaldamento globale provocato dalla presenza di gas a effetto serra tra cui, appunto, la CO2.

Tuttavia l’aumento delle temperature in primavera e in autunno non ha particolari effetti e non compensa gli effetti negativi di una maggiore siccità: è la conclusione alla quale è giunto uno studio pubblicato sulla rivista scientifica ‘Ecology Letters’ da parte di alcuni ricercatori del Wsl, l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio. Per otto anni sono stati monitorati 160 alberi presenti in 37 luoghi in tutta la Svizzera: per tutte e sette le specie arboree in esame, la creazione di nuove cellule legnose è avvenuta solo in un numero sorprendentemente basso di giorni.

I risultati dimostrano che solo una piccola finestra del periodo vegetativo (compresa tra il 12 e il 30% del totale) viene effettivamente sfruttata per la crescita annua. Dei 365 giorni di un anno, circa 250 costituiscono il periodo vegetativo e tra questi vi sono a loro volta 90-120 possibili giorni di accrescimento. Concretamente, tuttavia, gli alberi crescono ancora più raramente. «Il fatto sorprendente è che tutte e sette le specie arboree prese in esame sono cresciute solo dai 29 ai 77 giorni all’anno», ha commentato Sophia Etzold, biologa presso il Wsl a Birmensdorf e prima autrice dello studio. A crescere per il maggior numero di giorni all’anno è stato l’abete bianco, mentre all’ultimo posto si è piazzato il pino silvestre. Da parte sua, l’abete rosso ha fatto registrare i tassi di crescita giornaliera più elevati (25 µm/giorno), ma ha raggiunto mediamente solo 43 giorni di accrescimento all’anno.

La durata del periodo di accrescimento è quindi irrilevante. Inoltre, un inizio anticipato della crescita prima di aprile o una sua fine tardiva dopo ottobre portano addirittura a una minore crescita su base annua. «Si tratta di una scoperta importante nel quadro dell’aumento delle concentrazioni di CO2 e del conseguente riscaldamento climatico», ha sottolineato Roman Zweifel, responsabile della rete di rilevamento TreeNet, da cui provengono i dati. «La nostra ipotesi è che la riduzione della durata del giorno funga da segnale per concludere la crescita e dare la priorità ad altri processi (per esempio la lignificazione delle pareti cellulari secondarie, la formazione di frutti, gemme e riserve), attraverso i quali l’albero si prepara all’arrivo dell’inverno», ha spiegato Etzold. Per tutte le specie prese in esame, il modello annuale della durata del giorno determina una finestra temporale per l’accrescimento. All’interno di quest’ultima è poi l’umidità di aria e suolo l’aspetto decisivo per l’effettiva crescita degli alberi. Se aria o suolo sono troppo secchi, l’accrescimento del fusto viene quindi inibito: il riscaldamento globale allunga il periodo vegetativo, durante il quale regnano condizioni idonee alla crescita degli alberi, ma questo vantaggio non è in grado di compensare l’impatto negativo di calura e siccità durante i mesi da aprile a giugno, in cui si verifica effettivamente l’accrescimento.

Per la cattura del carbonio da parte dei boschi, non conta tanto se il periodo vegetativo si allunga, quanto piuttosto se anche in futuro ci saranno finestre temporali con condizioni favorevoli per l’accrescimento.

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