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29.07.2021 - 11:31
Aggiornamento: 14:14

Fazioli e Bernasconi dietro le vetrine di Paradeplatz

Per un anno i due autori sono andati a Zurigo per raccontare di un luogo andando al di là della faccia abusata delle cose

di Ivo Silvestro
fazioli-e-bernasconi-dietro-le-vetrine-di-paradeplatz

Una conversazione telefonica a tre, con Yari Bernasconi a Berna, Andrea Fazioli a Rossura e il sottoscritto in redazione a Bellinzona: al centro ideale di questo triangolo, Paradeplatz a Zurigo, luogo in cui i due autori si sono incontrati, una volta al mese, per un anno. Ne è uscito il reportage letterario ‘A Zurigo sulla luna’, pubblicato lo scorso aprile da Gabriele Capelli editore e che sarà presentato, nell’ambito della rassegna Chilometrozero, questa sera, giovedì 29 luglio alle 19 alla Biblioteca cantonale di Bellinzona.

Un libro di viaggio, ci spiega Fazioli, ma «con una particolare modalità di viaggio: muovendosi non sulla superficie orizzontale di un luogo ma sulla verticalità, tornando più volte sullo stesso luogo. È un esperimento che avevo fatto con una piccola piazza vicino a casa mia, pubblicato insieme ad altri testi in ‘Succede sempre qualcosa’ da Casagrande». Perché proprio Paradeplatz? «Dal punto di vista del marketing, non so quanto sia stato convincente uscire in Ticino con Zurigo, e Paradeplatz, in copertina» scherza Yari Bernasconi. Questione di convenienza geografica – serviva un posto facilmente raggiungibile da Berna e dal Ticino – ma anche «un luogo che fosse ben connotato». E Paradeplatz, aggiunge Fazioli, «è un luogo legato alla Svizzera, legato ai soldi, non a caso nel Monopoli svizzero è la casella dove si guadagna e si fallisce più facilmente. E poi è una piazza dove arrivano e partono tram, una piazza in cui sembra che nessuno voglia sostare». Una connotazione, conclude Bernasconi, che assume i contorni di pregiudizi: «Anche questa è stata una cosa interessante, scrivere di un luogo per andare al di là della faccia abusata delle cose, come cantava Guccini».

Il lavoro come si è svolto? Vi davate appuntamento in piazza e poi? «Siamo entrambi dei viaggiatori ferroviari distratti per cui era già una scommessa riuscire a trovarsi e infatti qualche volta c’è stato qualche inciampo, come racconta Yari che si è perso nel tragitto dalla stazione a Paradeplatz» spiega Fazioli e Bernasconi subito precisa: «Ogni volta che raccontiamo questo aneddoto tutti sorridono bonariamente, pensando “bravi l’avete preparata bene”, e forse è vero che inconsciamente coltiviamo il personaggio del viaggiatore distratto, ma è successo davvero». Una volta arrivati in Paradeplatz, un paio d’ore per annotare e discutere quel che colpisce l’attenzione e l’immaginazione. Poi a pranzo, «e già lì – racconta Fazioli –cominciava il lavoro creativo, rielaborando quanto visto e sviluppando una prima idea del testo. Poi ognuno scriveva una parte e l’altro rispondeva, intervenendo anche nello scritto dell’altro: se all’inizio il libro è scritto “a due voci”, gli ultimi testi di fatto non sono né di Yari Bernasconi né di Andrea Fazioli, ma di Bernasconi-Fazioli che ha uno stile suo, diverso dai nostri». «Con tutte le implicazioni, anche emotive: si dice sempre che la scrittura è una cosa personale e per questo difficile. Ritrovarci a scrivere insieme è stato, almeno per me, bello e spaventoso allo stesso tempo perché bisogna tenere da parte idee personali, modi di usare le parole, bisogna mettere in discussione la propria scrittura che è una cosa affascinante e inquietante».

Anche quando i due autori dialogano, cosa che accade soprattutto nei primi capitoli del libro, i testi sono sempre rivisti a vicenda e anche le fotografie e i brani dei taccuini che abbiamo inserito alla fine «non ricordo più cosa è mio e cosa è di Yari». Unici “sprazzi di scrittura individuale”, un racconto di Andrea Fazioli e una poesia di Yari Bernasconi che sarà anche pubblicata nella nuova raccolta che uscirà a settembre.

A scandire i dodici mesi di questo reportage letterario, alcune poesie. Eppure, per quanto detto prima, se si deve pensare a un “luogo poetico”, non viene in mente certo Paradeplatz. «Qualunque altro luogo al mondo, si potrebbe dire» scherza Fazioli. «La provocazione di fondo è stata proprio quella» aggiunge Bernasconi. «Ripetiamo spesso che la poesia e la letteratura in generale possano raccontare il mondo in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, per cui la sfida è stata appunto portare della poesia, e anche della poesia sorprendente come può essere quella medievale, in un luogo così poco poetico».

Nel libro anche molte citazioni, da Gianni Rodari a Kurt Vonnegut passando per Italo Svevo, Simenon e la Linea di Cavandoli. «Semplicemente arrivavamo in piazza con il bagaglio delle nostre letture, dei nostri pensieri e dei libri che poi mettevamo sul tavolo del bistrò in cui pranzavamo, riferimenti che poi saltavano fuori e che sono finiti nel libro» spiega Bernasconi. «Citazioni casuali mentre le dodici poesie erano “programmatiche”, decise di volta in volta da uno di noi e scoperte dall’altro, per provare a leggere la piazza partendo da quella poesia».

Le ricognizioni a Zurigo si sono svolte prima della pandemia, quando le piazze, i viaggi e gli incontri avevano un significato oggi in parte cambiato. A testimoniare cosa è accaduto nel frattempo, un breve capitolo introduttivo «nel quale la voce unica è più compiuta, perché è stato scritto dopo tutto il resto e dopo che abbiamo scritto altre cose insieme. Un nostro ritorno a Zurigo durante la pandemia, a gennaio, che abbiamo voluto fare per dire che è possibile mantenere questo sguardo sulle cose, questa attenzione alla realtà nonostante quello che è successo. Anzi, paradossalmente un viaggio come questo in cui non si va lontano, in cui si torna sullo stesso luogo per cercare di capirlo in profondità, è un viaggio da pandemia, anche se chiaramente nel 2018 non ci avevamo pensato» spiega Fazioli. Un invito «a non dimenticare le piccole cose, al di là dei titoli e delle parole reboanti: in vetrina Paradeplatz mette altro, ma noi abbiamo guardato dietro la vetrina anche se è sempre più difficile, in periodo di pandemia, guardare dietro la vetrina».  Bernasconi: «Prima ho citato Guccini: la canzone è ‘Scirocco’ ed è calzante non solo perché dedichiamo anche noi un capitolo a un vento, ma perché la citazione piena è che “arrivasse ogni giorno” questo scirocco “per spingerci a guardare dietro alla faccia abusata delle cose”».

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