la-diversita-da-george-floyd-all-opera-di-parigi
'Ho sentito molto chiaramente che non metti una persona di colore in un Corpo di Ballo perché è una distrazione' (Depositphotos)
ULTIME NOTIZIE Culture
Culture
4 ore

L’originale riscrittura di Mattia Insolia

Il deserto affettivo dei fratelli Acquicella, protagonisti del romanzo d’esordio di Insolia, e il modello di Niccolò Ammaniti
Culture
5 ore

Premio svizzero del libro per bambini a Martin Panchaud

L’illustratore e autore ginevrino ha vinto con il romanzo a fumetti ‘Il colore delle cose’
Culture
5 ore

Microcosmi. Decorare, fare comunità (episodio 3)

Sguardi sulle cose che cambiano, nel territorio nelle persone: un masso che ricorda Rocky, un centro culturale e artistico a Berna
Cinema
1 gior

'Padrenostro', anni di piombo e d'amicizia

Storia di Valerio, di papà Alfonso (il Favino Coppa Volpi a Venezia 77) e di un amico, forse, non immaginario: in sala dal 15 maggio il film di Claudio Noce
Spettacoli
1 gior

I settant'anni di Baglioni, in questa storia che è la nostra

Per Ennio Morricone, ‘Audio Bagliori’, soprannome di un cantastorie che domenica 16 maggio compie settant'anni, non necessariamente tutti d'amore
Rete Due
2 gior

Vallon-Michel-Rossy, un sabato 'Tra jazz e nuove musiche'

Per la rassegna di Rete Due, all'Auditorio Stelio Molo di Lugano-Besso, sabato 15 maggio alle 21, tra composizioni proprie, libere improvvisazioni e 'classici'
Spettacoli
2 gior

Al Sociale il teatro prende vita partendo da un libro

Da lunedì a Bellinzona la performance senza attore ‘Book is a book is a book’ di Trickster-p
Culture
2 gior

'Plume de paon' ad Anita Capaul di Chasa Editura Rumantscha

Lo ha deciso la XIX assemblea generale dell'associazione professionale svizzera delle autrici e dei traduttori editoriali. Il premio A*dS è alla nona edizione
Musica nel Mendrisiotto
2 gior

A Mendrisio il Trio des Alpes suona Smetana

Martedì 18 maggio alle 14 nella Sala Musica nel Mendrisiotto, ‘Dentro la musica’, il Trio in sol minore per pianoforte op. 15 del compositore boemo
Scienze
2 gior

Ricercatori dell'Eth scoprono il 'tallone d'Achille' del Covid

La scoperta potrebbe portare allo sviluppo di un farmaco in grado di attaccare tutte le varianti del virus
Arte
2 gior

'Donna seduta vicino a una finestra', Picasso da 103 milioni

Venduto da Christie's a New York dopo 19 minuti di battaglia tra collezionisti. Quasi raddoppiata la stima iniziale.
Musica
2 gior

Un anno dopo, a Minusio si ascolta la world-trance dei Lolomis

La band francese, attesa nella primavera del 2020 e fermata dalla pandemia, arriva all'Oratorio San Giovanni Bosco venerdì 21 maggio con l'album ‘Red Sonja’
Culture
2 gior

Il Teatro di Banco riparte con Giulia Fonti

Il 22 maggio, inaugurazione della Nicchia a cura della pittrice ticinese. In aggiunta, il duo Torre-Nartoni. A giugno Vasco Merciadri e Camilla Battaglia
Spettacoli
3 gior

‘Un altro giro’, al cinema arriva un po’ di alcol

Il film del danese Thomas Vinterberg, vincitore dell'Oscar per la miglior opera in lingua straniera, è nelle sale
Spettacoli
3 gior

David di Donatello, sette premi per ‘Volevo solo nascondermi’

Ai premi del cinema italiano Checco Zalone supera Laura Pausini per la statuetta per la miglior canzone originale
Spettacoli
3 gior

‘Sweat’, tre giorni nella vita di una influencer

Nei cinema il ritratto di una motivatrice del fitness e star di Instagram, ma il film del regista Magnus von Horn convince solo in parte
Cinema
3 gior

‘Rifkin’s Festival’, quell'europeo di Woody Allen

Uscito nel settembre del 2020, bloccato dalla pandemia, ironico omaggio a ‘quando il cinema era arte’: è nelle sale ticinesi ‘Rifkin's Festival'
Culture
5 gior

Pro Helvetia: sostenuti oltre 4mila progetti in 105 paesi nel 2020

Nonostante la pandemia, la fondazione svizzera per la cultura ha sostenuto numerosi progetti investendo oltre l'80% del budget
Società
5 gior

Il re degli Ottomila si sposa per la terza volta

L'alpinista italiano Reinhold Messner, 77 anni, convola a nozze a maggio con la compagna di 35 anni più giovane
Video
Culture
5 gior

Ruba un'opera d'arte armato di motosega elettrica

Nessun furto spettacolare, ma una performance di Aldo Giannotti avvenuta al Museo di arte moderna di Bologna
Spettacoli
5 gior

La Nbc non trasmetterà più i Golden Globe nel 2022

La decisione è stata presa alla luce delle polemiche che hanno investito la Hollywood Foreign Press Association che ogni anno assegna le statuette
Spettacoli
6 gior

Le storie che curano di Finzi Pasca e Pablo Gershanik

Dalla città ideale di La Plata alla dittatura argentina, abbiamo assistito alle prove del nuovo spettacolo della Compagnia Finzi Pasca
Culture
6 gior

Giornata internazionale dei musei, in Svizzera è #museumkick

Appendice online tutta svizzera all'interno dell'evento mondiale: cittadini e musei sono invitati a usare l'hashtag per dare vita al 'movimento museale'
Archeologia
6 gior

I neanderthaliani, ottant'anni dopo

Tanti ne sono passati dal primo cranio scoperto nel '39. E mentre al Circeo (Latina) spuntano altri nove nostri antenati, a Ercolano si scoprono nuove identità...
Jazz in Bess
1 sett

La 'Foresta' di Ivano Torre in solo, un'anteprima

Mercoledì 12 maggio alle 21, set unico per il suo concerto per batteria, lamofono, campane, e voce
Spettacoli
1 sett

‘Totò, Napoli e dintorni’, un viaggio tra poesia e musica

Ad Arbedo, domenica 16 maggio alle 17, con l'attore partenopeo Jano Di Gennaro e il quintetto Bonomi-Urbani-Bottelli-Cavinato-Cantoni
Culture
10.04.2021 - 14:330
Aggiornamento : 20:20

La diversità da George Floyd all'Opéra di Parigi

Nei giorni del processo, e in nome della vittima, il ‘Rapport sur la Diversité’ di Ndiaye e Rivière apre alla più grande discussione sulla diversità razziale.

Sembra che tutto funzioni su uno stesso binario: negli Stati Uniti, tra forti polemiche e contestazioni, in tribunale si giudica l’omicidio di George Floyd, mentre all'Opéra di Parigi si apre la più grande discussione mondiale sulla diversità razziale, proprio nel nome di quella tragica vittima della polizia. C'era bisogno di un ulteriore omicidio razziale per far ripensare le istituzioni ‘bianche’ sulla necessità di agire culturalmente contro quell’ignoranza culturale e civile che si nasconde sotto il nome di razzismo? Immaginiamo: le luci si accendono sulla musica di Camille Saint-Saëns, La morte del cigno; una diafana ballerina vestita da cigno allunga il bianchissimo volto, allarga le braccia e le muove come ali… danza e muore con la musica che termina, la luce si spegne.

Dov'è il razzismo, dove si accentua il problema della diversità? Lo spiegano Pap Ndiaye, professore all'Università di Parigi Sciences Po che insieme a Costance Rivière ha scritto il ‘Rapport sur la Diversité à l’Opéra National De Paris’, un testo destinato a fare scuola nelle istituzioni culturali dell'intero mondo democratico. Il loro rapporto si apre con una frase: “Per me, i problemi legati al colore della pelle sono i primi i problemi della società”, firmata Michel Pastoureau, Nero. La frase del grande antropologo è un buon punto di partenza per un cammino che Pap Ndiaye e Constance Rivière affrontano con un piglio costituzionale, coscienti del peso esemplare del loro dire. I due, in pochi mesi, nonostante la pandemia, hanno incontrato lavoratori e quadri del grande teatro parigino e insieme hanno discusso sullo stato presente e sotto la spinta del nuovo amministratore delegato, Alexander Neef, che ha spiegato: “Il nostro dovere è rappresentare sulle nostre scene la diversità che esiste nel nostro mondo”. I due hanno indagato le idee di un possibile futuro capace di combattere meglio i pregiudizi e gli stereotipi razzisti. Sono partiti dalla situazione attuale degli spettacoli di balletto e teatro musicale in repertorio, interessante una prima nota di riflessione: “L'opera lirica europea era la visione sublime dei governanti del mondo: quella degli uomini bianchi europei, al potere o vicini a lui. Con variazioni legate alle personalità dei compositori e ai momenti, gli spettacoli proposti hanno mostrato le molteplici sfaccettature di questo punto di vista. In quanto tali, hanno spesso ritratto non europei, la cui alterità, persino stranezza, doveva essere mostrata”. Ma gli autori vanno oltre ricordando che “‘Le Indie’ designavano tutti questi paesi, nel senso delle Indie Orientali e Occidentali, rappresentati in modo fortemente esotico – all'epoca in cui la colonizzazione e la schiavitù erano in pieno svolgimento e quando i francesi scoprirono il caffè e consumavano lo zucchero di canna, prodotti del sudore e del sangue degli schiavi, in quantità crescenti”.

Distrazioni

È chiaro che non si vogliono demonizzare né rinnegare Jean-Baptiste Lully e i suoi colleghi, piuttosto mettere il punto sull’ideologia che stava alla base del loro lavoro. E lo stesso si può dire di quanto succedeva in letteratura. Flaubert, nel suo Dizionario delle idee ricevute, scriveva: “Bayadère (il termine, di origine portoghese, si riferisce a una danzatrice indiana), tutte le donne dell'Oriente sono bayadères”. Questa parola porta l'immaginazione molto lontano, e in effetti, la bayadère offriva una rappresentazione esotica, fantasiosa e sensuale, essa stessa un elemento di un Oriente fantasticato, e nelle altre arti. Restando all’opera, L'Africaine di Meyerbeer (1865) presentava una principessa africana, esibita da Vasco de Gama “come un esemplare di una nuova razza". Questa era vestita in modo esotico, a volte con un costume da bagno marrone, ricoperto di vari gioielli e accessori. Pensiamo anche agli abiti affibbiati alla povera Aida e a suo padre. Di contro, nel balletto romantico: “La ballerina, con il suo tutù bianco e le scarpe da punta, incarna leggerezza, elevazione e sogno. Indossa un lungo tutù bianco di crepe e mussola, che rappresenta un ideale di femminilità basato sulla fragilità e la purezza. Il bianco del tutù andava di pari passo con la carnagione pallida”. Non a caso, recentemente, il ballerino e coreografo francese Benjamin Millepied ha stigmatizzato: “Ho sentito molto chiaramente che non metti una persona di colore in un Corpo di Ballo perché è una distrazione: vale a dire che se ci sono venticinque ragazze bianche con una ragazza nera, andremo solo a guardare la ragazza nera. In un Corpo di Ballo, tutti devono essere uguali; questo significa che tutti devono essere bianchi”. Di fronte a questo gli autori notano: “Sembra che la riproduzione di pregiudizi o stereotipi negativi non proceda generalmente da una volontà esplicita, ma più spesso è il risultato di una preoccupazione per la fedeltà a una tradizione a volte mitizzata”.

‘Cosa fare con il repertorio?’

I passi da fare, gli autori lo sanno bene, hanno una base anche al Metropolitan di New York, che ha preparato un film diretto da Cédric Klapisch durante la reclusione per la pandemia. Il Metropolitan Opera di New York, in un approccio che fa eco a quello lanciato dall'Opéra, ha pubblicato nel luglio 2020 un impegno a favore dell'antirazzismo, della diversità, il cui primo punto consiste nel “valutare la nostra storia”, indicando che un impegno antirazzista non può iniziare senza un'onesta revisione della storia dell'istituzione. Dunque Parigi non è sola, ma ogni teatro ha la sua originalità e i suoi dilemmi. Il rapporto fa un invito preciso; “… sarebbe gradito che l'Opera ricercasse diligentemente e rendesse omaggio alla memoria degli allievi ebrei della Scuola di Danza respinta a settembre 1940, dei suoi dipendenti ebrei licenziati nell'ottobre 1942 (sedici persone, tra cui una sarta, un macchinista, cinque musicisti dell'orchestra, tre danzatori e sei artisti del coro), alcuni dei quali probabilmente furono successivamente deportati”. Ma la domanda principale, che angoscia New York e Parigi, è: “Cosa fare con il repertorio?”. E fare delle scelte vuol dire: dobbiamo smettere di eseguire certe opere, certi balletti? Buttiamo giù i monumenti sgraditi come nelle strade e nelle piazze americane? Se è così, perché? Verranno creati sorte di comitato di censura che rivendicherebbero il diritto di rileggere opere del passato giudicando con gli occhi di oggi quelle che possono ancora essere eseguite? Si può rispondere che l'immaginazione razzista o sessista (spesso entrambe allo stesso tempo) che permea certi balletti od opere rende impossibile oggigiorno rappresentarli? Ma qual è il rischio di organizzare delle Bücherverbrennungen di stampo nazista? O non sarebbe più civile accompagnare il pubblico nella corretta visione d'immaginari altri? A essere fiscali le opere del XIX secolo, a vari livelli, contengono, a stragrande maggioranza, elementi razzisti, classisti e sessisti. Eliminiamo i balletti romantici e un intero repertorio di musica teatrale? Certo ci sono soluzioni alternative, nuove opere, nuovi balletti capaci d'interpretare il nostro oggi, ma allora non servono le grandi sale, che diventano un ostacolo. E poi, un altro non trascurabile fatto: investire in un'opera nuova non vuol dire assolutamente immetterla in un mercato, dando per scontato che sia accettata dal pubblico locale. Il problema non detto è quello del mondo economico, che si muove intorno allo spettacolo dell’opera. Gli autori si aggrappano al modello cinema che sforna sempre nuovi film, in realtà non capiscono qui che anche il mercato cinematografico si muove su linee precise e il ‘nuovo’ viene lasciato navigare nei festival per nicchie di pubblico. E anche l'esempio con il teatro non funziona, perché ha un altro mercato ancora più di nicchia.

Grazie

La soluzione infine potrebbe essere più blanda, con una cura particolare nei costumi e nei trucchi, nelle scelte di regia, nel far capire al pubblico i testi che affronta. Per quel che riguarda i cantanti, da tempo l'opera non guarda più il colore della pelle. Problema diverso è il balletto classico, ma anche qui basta il coraggio di provare a cambiare. Quello che deve più preoccupare è il far comprendere anche nelle periferie che l'opera e il balletto sono occasioni di lavoro, dove non conta il colore della pelle, ma la voglia di riuscire. Certo, da tener conto sono le culture diverse che ancora contano, e il cinema lo ha raccontato, con il peso che porta un bambino che vuol fare il ballerino classico anche se è bianco. Le grandi istituzioni hanno un compito fondamentale: fare veramente cultura, coinvolgendo, dando occasioni di crescita e di futuro. Il problema è che forse ci si vuol pulire da un po’ di polvere, senza rinunciare alle prospettive di fare mercato. Comunque, grazie a questo rapporto; grazie a Pap Ndiaye e Costance Rivière che con grande pazienza e cura lo hanno scritto, grazie a l'Opéra national de Paris che mostra di aver tempo di pensare mentre l'orologio segna pandemia. Infine, possiamo dire che Camille Saint-Saëns può stare tranquillo: il suo cigno può morire in scena, mentre noi sogniamo di vedere come cigno Michaela De Prince. Sogniamo.

 

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved