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Emanuele Zanforlin e Silvia Pellegrini
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22.02.2021 - 20:560

Zanforlin-Pellegrini, una stanza dell'arte per due

Un duo violino-pianoforte per l'appuntamento di martedì 23 febbraio al Cinema Teatro Chiasso con i giovani talenti della Svizzera italiana.

Silvia Pellegrini ringrazia gli organizzatori. Sa bene che non sarà come avere il pubblico in sala, «ma poco importa, spero che riusciremo a trasmettere emozioni pure e forti, anche attraverso uno schermo». Anche Emanuele Zanforlin sa cos’è un pubblico in carne ed ossa, ma «la sfida più grande – dice – è cercare di divertirsi lo stesso, di fare musica per il piacere di fare musica». Se qualcuno poi, dietro quello stesso schermo, potrà trarne giovamento, «saremo ancora più felici». Dvorák, Beethoven, Smetana. Sono nel programma che proporranno Silvia Pellegrini (pianoforte) ed Emanuele Zanforlin (violino), protagonisti della terza delle ‘Stanze dell'arte’, la rassegna dedicata ai nuovi interpreti della musica voluta del Centro Culturale Chiasso, in streaming dal Cinema Teatro su www.centroculturalechiasso.ch, con la consueta introduzione a cura di Francesco Bossaglia, 

Galeotto fu Vivaldi

È la Zürcher Hochschule der Kunste che lega attualmente i due musicisti, così come in giovanissima età li aveva legati la scuola di musica del Conservatorio della Svizzera Italiana. Folgorata in famiglia da una cassetta delle Quattro Stagioni di Vivaldi «che instancabilmente girava ogni volta che si saliva in auto», un bel giorno la mamma porta Silvia a un saggio degli allievi della Scuola di Musica del Conservatorio a Mendrisio: «Se non sbaglio, ascoltai tutti gli strumenti tranne il pianoforte, che alla fine, e per fortuna, poi scelsi come strumento». Bachelor of Arts in Music nel giugno del 2018, Silvia Pellegrini si perfeziona alle Konzertarbeitswochen di Goslar (Germania), per concludere il Master in Music Performance nel 2020. A Zurigo, sta frequentando il Master in Music Pedagogy. Accanto all’attività solistica e cameristica, crea progetti artistici interdisciplinari con l’obiettivo di avvicinare nuovo pubblico, specialmente bambini, alla musica classica: «Si può forse intenderli come una ‘missione educativa’ alla musica classica. Con questi progetti – spiega – mi piacerebbe far vivere le emozioni che la musica mi trasmette anche a persone che non si sentono così vicine a questa dimensione. Lo so, suona molto ambizioso, ma è qualcosa che mi sta davvero a cuore». 

Galeotto fu l'armadio

Da poco più di due mesi alla Zürcher Hochschule der Kunste, conlcusi gli studi di Bachelor proseguirà con un Master in Music Performance, da chiudersi il prossimo giugno. Premiato in Svizzera e fuori Svizzera, già primo violino di spalla dell’Orchestra Sinfonica Giovanile Svizzera e dell'Orchestra Arte Frizzante (Berna), primo violino dell’Orchestre Chambre de la Gironde (Francia), Emanuele Zanforlin si è esibito al Lac, alla Tonhalle di Zurigo, al Musikverein di Vienna. Dal 2018 è membro del quartetto ‘Modulor’, dalla regolare attività concertistica. «Come ho incontrato la musica? È sempre molto difficile per un musicista rispondere a questa domanda specialmente per chi, come me, non proviene da un famiglia di musicisti. Ho scoperto alcune vecchie cassette nascoste in un armadio di casa mia; da allora ho espresso il desiderio di studiare il violino o il pianoforte, ma i miei genitori, giudiziosamente, hanno preferito aspettare. Dopo tre anni di caparbie insistenze (trascorsi studiando il flauto dolce da autodidatta, l'unico strumento che avevo a disposizione!), hanno ceduto». Così, dall'età di undici anni, Emanuele suona il violino.

Lo abbiamo scritto. I due si conoscono dai tempi della Scuola di Musica del Conservatorio della Svizzera italiana, si sono ritrovati al Conservatorio di Zurigo tre anni fa, per proseguire ancora insieme nella sede attuale. «Dopo la sorpresa iniziale di ritrovarsi casualmente allo stesso posto – racconta Silvia – abbiamo cominciato a parlare dei nostri percorsi, dei nostri progetti e a buttarci l’idea di suonare assieme. Ci divertiamo molto e abbiamo una buona intesa. Forse perché durante le prove ci parliamo in dialetto?». Ema conferma: «Legati dalle origini e da un amore per la cultura dialettale del nostro Cantone, abbiamo recentemente scoperto di essere anche musicalmente compatibili: cosa si può desiderare di più?».

Streaming e dintorni

Non è la prima volta che Zanforlin e Pellegrini suonano in streaming, con tutte le limitazioni del caso: «Non posso dire che sia la situazione ideale dal punto di vista creativo», dice il primo; «L'atto musicale è intimamente legato allo scambio emotivo che avviene tra il musicista e l'ascoltatore. Pertanto un concerto in streaming si trasforma in un esercizio prezioso per poter scendere ancora più a fondo nella musica, trovando una concentrazione ideale e cercando comunque di divertirsi. In attesa di un ritorno al vero pubblico ancora più entusiasmante». Per Silvia, dal vivo «c’è un’energia che arriva direttamente dal pubblico presente in sala, che fa sì che anche il silenzio prima o appena dopo un brano sia ‘vivo’ e pieno di quella sana tensione che ci aiuta nel nostro intento di creare quella magia che solo la musica contiene».

Lo streaming, inevitabilmente, porta a quanto stiamo vivendo anche al di fuori della musica. Silvia: «Devo ammettere che sono una persona abbastanza riservata e introversa, che non cerca la folla, quindi da quel punto di vista non sto soffrendo molto le varie chiusure di locali e grandi eventi. La cosa che più mi manca è la sicurezza nell’incontrare amici e parenti. Non vedo l’ora del momento in cui ci si potrà stringere la mano o abbracciare di nuovo senza la paura di trasmettersi il virus». Emanuele: «L'umore attuale è buono, ma devo confessare di percepire come artista una certa stanchezza da parte della società, una necessità di un ritorno alla normalità. La scorsa settimana, in occasione di un piccolo concerto in una casa anziani, ho visto alcuni ospiti piangere di gioia. Erano appena stati tutti vaccinati, ma per diverse settimane non potevano uscire dalle loro stanze. Il nostro concerto è stato per molti di loro il primo momento di libertà. Un'esperienza toccante che ci ricorda quando è importante il contatto umano e il ruolo della cultura». 

 

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