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28.05.2022 - 06:31
Aggiornamento: 11:22

Il ‘risarcimento? Quegli oggetti non avrebbero dovuto esserci’

Il sindaco Michele Foletti non si scompone in attesa della decisione della Crp e riprenderebbe le stesse decisioni adottate nel maggio scorso

A un anno dallo sgombero del centro sociale Il Molino e dall’abbattimento di un edificio dell’ex Macello il sindaco di Lugano Michele Foletti non si scompone, in attesa della sentenza della Corte dei reclami penali, dopo il ricorso presentato dall’avvocato Costantino Castelli, legale dell’associazione Alba contro il decreto di abbandono deciso dal Procuratore generale Andrea Pagani. Quel pasticcio tradotto "in un’improvvisazione comunicativa di chi era al fronte" dal magistrato, non ha convinto il legale degli autonomi che contesta le conclusioni dell’inchiesta.

A un anno dai fatti di quella notte, prenderebbe la stessa decisione di sgombero, demolizione compresa? «Sì, per lo sgombero, la demolizione invece non l’avevamo decisa – risponde il sindaco di Lugano Michele Foletti –. La demolizione è stato un incidente, in base alla ricostruzione dei fatti da parte del procuratore generale Andrea Pagani. Vorrei precisare che il destino dell’edificio demolito (l’annesso F dell’ex Macello, non protetto quale bene culturale) era comunque quello di essere abbattuto, quando cominceranno i lavori per la costruzione del progetto Matrix (già approvato dal Consiglio comunale) e in quella parte del sedime è previsto l’edificio abitativo per gli studenti dell’università».

Quel ‘pasticcio’ tra politica e polizia

L’inchiesta penale, lo ricordiamo, è stata avviata in relazione alle ipotesi di reato di abuso di autorità, di violazione intenzionale, subordinatamente colposa, delle regole dell’arte edilizia, di infrazione alla Legge federale sulla protezione dell’ambiente e di danneggiamento. Pagani non ha individuato l’intenzionalità, per quanto riguarda l’ipotesi di reato più grave, ossia l’abuso di autorità. L’inchiesta, ha precisato lo stesso Pg, ha consentito di stabilire che il Capo impiego dello Stato Maggiore e un ufficiale della Polizia comunale di Lugano hanno chiesto alle 21.20 (del 29 maggio scorso, ndr.) alla titolare del Dicastero sicurezza della Città l’autorizzazione all’abbattimento del tetto ed eventualmente di una parete dello stabile. E Valenzano Rossi, in seguito, ha ottenuto telefonicamente il consenso da altri tre colleghi d’esecutivo cittadino (Marco Borradori, Michele Foletti e Filippo Lombardi, mentre non sono stati interpellati Lorenzo Quadri, Cristina Zanini Barzaghi e Roberto Badaracco). La decisione sulla demolizione parziale di un edificio riguardava un bene giuridico di valore inferiore rispetto al bene giuridico minacciato dal pericolo, ossia l’incolumità fisica dei protagonisti.

‘La disdetta era cresciuta in giudicato’

Nel frattempo, il legale dell’associazione Alba ha presentato un’istanza di risarcimento, quantificata in 100’000 franchi, nei confronti di Cantone e Città, ritenuti responsabili dell’abbattimento di un edificio dell’ex macello che conteneva i numerosi oggetti. Al sindaco chiediamo una reazione: «A titolo personale, posso dire che loro chiedono un risarcimento per oggetti presenti in un locale (l’annesso F, ndr.), che avrebbero dovuto lasciare, visto che la disdetta inoltrata dal Municipio era cresciuta in giudicato. Oggetti che quindi non avrebbero dovuto essere lì. Tra l’altro, non avrebbero nemmeno dovuto esserci in base a quanto stabilito dalla convenzione (sottoscritta dall’esecutivo nel 2002 e dall’Associazione Alba, in rappresentanza della realtà autogestione), perché l’uso dell’edificio F non faceva parte degli accordi. Nel merito, decideranno le istituzioni giudiziarie preposte».

A proposito di proposte culturali non istituzionali o provenienti dal basso che dir si voglia, la Città qualche mese fa ha annunciato l’apertura degli spazi dello Studio Foce, quante istanze avete ricevuto? «Prima era molto meno libera la struttura. Abbiamo ricevuto una marea di richieste, quindi ora stiamo valutando se ci sono altre strutture a disposizione di chi vuole liberamente presentare proposte culturali – osserva Foletti –. Con alcune realtà che frequentavano il centro sociale ci sono dei contatti e un canale di dialogo aperto, in particolare con i servizi culturali della Città che stanno portando avanti alcuni progetti. Da questo punto di vista, non c’è nessuna chiusura da parte nostra, per fare in modo che questa cultura spontanea possa esprimersi. Ci stiamo lavorando, le prime proposte e iniziative saranno per il prossimo autunno».

Quando verrà avviata l’inchiesta interna per chiarire quanto successo nella notte tra il 29 e il 30 maggio? «Attendiamo la chiusura dell’inchiesta e la cresciuta in giudicato della decisione del Pg Andrea Pagani – risponde Foletti –. Prima di procedere con gli approfondimenti, dobbiamo avere un punto fermo dal profilo giudiziario, dopodiché potremo passare all’inchiesta amministrativa interna».

Leggi anche:

Ex Macello di Lugano, ricorso contro il decreto d’abbandono

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