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07.05.2021 - 05:10
Aggiornamento: 11:55

Piazza Cioccaro a Lugano: ‘La Città intervenga!’

Carlo Fontana (LuganoDante) e Jean-Marc Balmelli (Acquarello) protestano per i raduni caotici. Karin Valenzano Rossi: ‘Misure in arrivo’

piazza-cioccaro-a-lugano-la-citta-intervenga
Sabato 24 aprile alle 23.30

Un fine settimana da dimenticare al più presto e soprattutto che non si ripeta più. Quello degli albergatori attivi in piazza Cioccaro, dopo il caos capitato nelle notti di venerdì 23 e sabato 24 aprile, non è soltanto un auspicio ma una richiesta esplicita alla Città di Lugano e alle forze dell'ordine. Altri proprietari di stabili e residenti nella zona hanno già messo nero su bianco le proteste tramite raccomandata indirizzata al Municipio e alla polizia. In gioco ci sono anche danni economici non quantificabili ma ingenti per gli albergatori confrontati con clienti che postano recensioni sconsigliando di pernottare negli hotel della piazza. In qualche maniera l'autorità è chiamata a intervenire. Come? Non è ancora stato deciso. Probabilmente incrementando il presidio della zona con agenti. «Ci vogliono limiti, altrimenti i paradossi sono sotto gli occhi di tutti a discapito dell'immagine della città, delle regole di convivenza civile e di tutte queste regole anti-Covid, con l'obbligo di indossare mascherine e di mantenere le distanze di sicurezza», dichiara Carlo Fontana direttore generale del LuganoDante.

Situazione monitorata

Siamo peraltro in una zona grigia e le autorità faticano a trovare il bandolo della matassa. Il contesto non è semplice come nel caso di un'infrazione delle norme della circolazione, tipo quella della velocità, che si 'risolve' con una multa o il ritiro della patente. L'autorità cittadina quali provvedimenti prenderà? «Prendiamo sul serio le segnalazioni di queste situazioni certamente incresciose che non dovrebbero capitare – risponde Karin Valenzano Rossi, titolare del Dicastero polizia di Lugano –. È un fenomeno che ha una componente sovra-urbana: circostanze simili sono capitate a San Gallo e in altre città svizzere. Per questo, la Polizia di Lugano ha già coinvolto la Cantonale per individuare misure coordinate con modalità che tengano conto degli animi esarcerbati delle persone a seguito delle restrizioni introdotte per limitare la diffusione del coronavirus. La parziale riapertura delle terrazze degli esercizi pubblici non ha contribuito a contenere questi assembramenti». Piazza Cioccaro non è mai stata un luogo di aggregazione per i luganesi. Da qualche mese lo è diventato, frequentato in gran parte da persone che arrivano da fuori città con il treno. Nei mesi scorsi, giovani e meno giovani si radunavano a far festa in cima all'autosilo Motta, in zona Cattedrale, in Pensilina e in numerose occasioni alla Foce del Cassarate suscitando analisicritiche e discussioni.

Malcontento, paura e danni economici

«Lo scorso fine settimana ero felice perché era brutto tempo che non è proprio una bella cosa», osserva con sarcasmo Fontana. Era brutto tempo, «ma c'era comunque gente sotto i portici ad ascoltare musica ad alto volume fino a notte inoltrata», rimarca Jean-Marc Balmelli, direttore dell'albergo Acquarello che in piazza Cioccaro abita. Queste feste incontrollate generano dunque malcontento ma soprattutto, come detto, danni economici importanti a chi fa dell'ospitalità un punto di forza della propria attività economica: «Non si può andare avanti così lasciando arrivare in piazza questa massa di persone che fa festa fino a notte inoltrata – sostiene Balmelli –. Da mesi non si riesce a chiudere occhio nel weekend, alcuni nostri ospiti hanno espresso paura a uscire la sera a causa della folla che si riunisce qui portandosi bottiglie di alcol e addirittura casse per ascoltare musica, visto che andare alla foce è diventato problematico. Alcuni commercianti hanno segnalato danni alle vetrate, poi al mattino troviamo vetri rotti, tracce di urina e vomito. Ritengo che questi assembramenti siano anche la conseguenza dei tam tam sui social in cui si parla di piazza Cioccaro come un luogo dove poter far festa. Non le nascondo la preoccupazione mia e dei miei colleghi: non vogliamo questo genere di turismo. Ci vogliono evidentemente altri luoghi per questo genere di raduni, sicuramente non il centro città».

Convivenza civile sotto scacco

«Scriveremo la nostra raccomandata all'indirizzo del Municipio di Lugano e della Polizia comunale – continua il direttore del LuganoDante –. Abbiamo atteso in quanto si sperava che, con l'apertura delle terrazze degli esercizi pubblici, la situazione potesse migliorare e la clientela si distribuisse in vari locali. In realtà, abbiamo constatato che nel fine settimana del 23 e 24 aprile c'è stato casino fino alle 4 di notte ed è accaduto di tutto. La mattina dopo la piazza, altre zone adiacenti e un tratto di via Motta era in uno stato pietoso e sconvolgente, con vetri rotti ovunque e davanti all'entrata del nostro garage, per cui abbiamo dovuto intervenire noi a pulire per il timore che le ruote delle vetture dei nostri ospiti si bucassero». Quella sera e fino a notte inoltrata c'erano almeno 500-600 persone e sono scoppiate un paio di risse. Erano talmente tanti che oltre a occupare le scale d'accesso alla funicolare, sono arrivati nella corte dove c'è l'hotel Acquarello. «Sono venute meno le regole della convivenza civile. Dal punto di vista aziendale, è chiaro che per noi, assieme all'hotel Gabbani e all'Acquarello è una questione di danni economici importanti. Il nostro mestiere è quello di offrire camere e riposo. Se un cliente non riesce a prendere sonno a causa del rumore, la mattina dopo protesta perché non è stato avvisato di questo caos. È evidente che questa situazione ci mette in difficoltà perché noi siamo chiamati a offrire ospitalità e invitare persone».

‘È urgente trovare soluzioni’

Il LuganoDante, recentemente ristrutturato con investimenti importanti, non può accettare che questi fine settimana con feste rumorose e incontrollate possano continuare. È una questione di convivenza civile, di educazione e del rispetto delle regole democratiche, fra le quali c'è il diritto al riposo notturno. «Abbiamo purtroppo constatato che non c'è stato il minimo rispetto nei confronti di chi vive o lavora qui. Abbiamo saputo anche di consumo di droga. Ci sono da considerare anche la violazione delle norme volute contro la diffusione del coronavirus. È chiaro che i giovani e meno giovani hanno la legittima voglia e il diritto di divertirsi ma non in pieno centro città, dove ci sono persone che a loro volta hanno il diritto di riposare. Mi rendo che per la Città la situazione non sia di facile soluzione ma è talmente evidente che è sfuggita di mano. Bisognerà che la politica e la polizia trovino soluzioni adeguate». Quali? «Non saprei dire», dice Fontana. Fino a qualche settimana fa la presenza di una camionetta con agenti di polizia in zona aveva contribuito a contenere il fenomeno. «Sì, però la polizia stava lì fino a una certa ora, poi andava via. Come si possa gestire questa situazione non saprei ma non è più accettabile né per i privati che risiedono qui e nemmeno per noi operatori economici che subiamo danni economici ingenti. Capisce che quando un ospite lascia un commento online scrivendo di evitare questa piazza a causa del caos, i danni sono incalcolabili. Lei prenoterebbe mai in un posto in cui non si riesce a dormire?».

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