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Edo Carrasco, esperto in politiche giovanili (Ti-Press)
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21.03.2021 - 21:00
Aggiornamento: 21:30

Lugano, Carrasco: 'Preoccupante il disagio giovanile'

Party illegale alla Foce e le violenze, l'esperto: 'Gli spazi di espressione libera sono fondamentali. Se repressi scatenano insofferenza'

«Sono molto preoccupato perché, senza giustificare quanto successo nella notte alla Foce del Cassarate, dove le violenze sono da condannare, la situazione e il contesto pandemico che stiamo vivendo sta creando nei giovani un disagio interiore preoccupante». Questo è il primo commento di Edo Carrasco, esperto in politiche giovanili, in merito ai disordini capitati nel corso di una festa alla quale hanno partecipato centinaia di giovani (stimati in 800 dalla polizia) organizzata in un luogo pubblico particolarmente sensibile: «Lugano dovrebbe dotarsi di una struttura che consenta al giovane di vivere e di esistere. Non mi riferisco unicamente alla questione del centro autogestito, ma parlo soprattutto all'idea che la cultura e la musica sono necessari per tutti i giovani che vogliono esprimersi». Questo bisogno di disporre di spazi di espressione, Carrasco lo avverte su tutto il territorio cantonale, da Chiasso a Locarno. «La politica deve fare uno sforzo – sostiene l'esperto in politiche giovanili –. Proviamo a metterci nei panni di un giovane: se io non posso fare musica né esprimere la mia cultura, il mio bisogno, allora il rischio è che cerco da qualche parte un luogo dove poter sfogare la rabbia che scaturisce dalla frustrazione di un'esigenza fondamentale». Carrasco ci spiega che «siamo intervenuti in diverse aree periferiche del Mendrisiotto dove abbiamo gli operatori di strada perché ci sono assembramenti, ma cosa possiamo fare quando i ragazzi vivono un'insofferenza anche nei confronti dell'autorità? È come prendere una persona per il collo. Corriamo il rischio di perdere la gioventù che ha voglia di agire e per questo è necessario fare prevenzione».

'Occorre una riflessione allargata'

Alla luce di quanto capitato, continua Carrasco, «occorre senza dubbio una riflessione sia cantonale che a livello di Lugano, che vuole anche essere una città diversa e viva, ma non possiamo immaginare che alle 22 si chieda ai ragazzi di andarsene a casa». Le limitazioni della libertà individuali introdotte per contenere la diffusione del Covid non hanno fatto altro che aggravare una situazione di disagio già presente. «Assolutamente, in Ticino abbiamo anche un problema legato all'invecchiamento della popolazione che va affrontato come una sfida. Per questo dobbiamo dare la possibilità ai giovani, che sono sempre di meno, di vivere una città diversa oppure di permettere a quelli che partono Oltregottardo per studiare, di tornare in città più dinamiche dove si può vivere». Se prendiamo la zona della Foce prima della pandemia, «già allora c'erano problemi, ma allora perché costruire una città dove se vai al fiume o al lago e finalmente trovi uno spazio per stare con gli amici rischi di avere dei problemi?». In nessun modo questa crescente insofferenza giustifica comunque la violenza.

'C'è il pericolo che disagio si aggravi'

Secondo l'esperto di politiche giovanili, «bisognerebbe evitare di usare termini come di coprifuoco. Sono parole troppo forti, dobbiamo insistere invece sulla responsabilità personale e collettiva». La situazione rischia di aggravarsi? «Questo pericolo esiste, se il giovane non trova lo spazio e se l'unica lettura che noi proponiamo è quella delle regole e del passaporto sanitario, dove siamo tutti in qualche modo controllati, questo si scontra con la necessità del giovane di essere libero – osserva Carrasco –.  Naturalmente non parlo di libertà di compiere vandalismi, però bisogna che da qualche parte ci possa essere uno sfogo a questa necessità. Bisogna provare, soprattutto a Lugano, a creare una città dinamica, non solo per le persone che stanno bene e che hanno voglia di tranquillità. Dovremmo anche cambiare il tipo di cultura propensa e mettere unicamente cartellonistiche per vietare di fare questo o quello. La reazione di fronte a queste regole, può sfociare in alcuni giovani nel cercare la maniera di andare contro, mentre è importante responsabilizzare dando loro le chiavi per costruire luoghi di vita e regole condivise. Altrimenti il pericolo che corriamo è che il giovane preferisca devastarsi interiormente e sfogare la propria ansia e rabbia in forme di violenza che possono diventare autolesionistiche. Dovremmo riflettere, guardare oltre i confini ticinesi a città come Losanna o Zurigo che sono aperte e comprendere che la gioventù per esistere ha bisogno di spazi».
 

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