Fra lumaconi, afidi e parassiti, una guida alla preparazione delle piccole coltivazioni casalinghe per districarsi fra semi, terreni, proverbi e rotazioni

Piccole lezioni orticole (e di vita agreste indipendente) insieme a Marco Pagani, giornalista di Rete Due (RSI) con la passione per l’orto. Ecco un calendario semiserio denso di lezioni d’esperienza: dal decotto all’aglio e peperoncino fino alla luffa delle spa, passando per la regola azteca e la farina di zeolite. Scopriremo che l’orto, tutt’altro che una romantica simbiosi, somiglia più a un terreno di battaglia all’ultima lumaca, dove anche se non c’è pacifismo vige una gran voglia di collaborare.
Febbraio che finisce mi fa venir voglia di iniziare a fare un orto, cosa mi serve?
Un forcone dai denti piatti e larghi, un rastrello, una zappetta, una forbice da potatura e una palettina. E il terreno che hai, ma quello te lo tieni com’è. Se è la prima volta, tagli il prato, e poi con la zappa scarifichi la parte superiore e lasci scoperto sotto. Strappi a mano le erbacce e poi copri bene con fieno, erba o, meglio di tutto, la paglia che accoglie i raggi solari, trattiene più umidità e ha un maggiore effetto anti-infestante. L’ideale è uno strato di trenta centimetri sul terreno, da compattare camminandoci sopra, sei a posto per un anno! Userai pochissima acqua (mi appunto ‘paglia’ sul mio taccuino mentale). D’inverno non fai quasi nulla, ma la regola di base è: mai il terreno nudo, mai vedere il marrone. Questa copertura del suolo protegge la microflora e la microfauna del terreno. Fa dormire sonni tranquilli ai lombrichi. E poi rilascia piano piano sostanze nutritive. A marzo, una zappatura leggera, vietata la vanga, che mi distrugge il terreno. Ottima per l’aerazione è la forca-vanga, uno strumento in voga nella Svizzera interna, fatto con due manici e una pedana di ferro con 6 o 8 denti, che non capovolge la zolla (mi annoto anche ‘forca-vanga’, che mi sembra un insulto, ma non lo dico). Poi, l’importante è ricoprire tutto, e scostare solo quando metti a terreno una piantina, o togli delle strisce per la semina.
© DepositphotosMa, appunto, parliamo di semi e piante…
Direi di iniziare a piantare nei vasetti i semini di pomodori, peperoni, melanzane e cocomeri, già da febbraio in casa. Se hai un balcone soleggiato con il tetto di vetro è il massimo, altrimenti li piazzi contro le finestre, a sud. Quando fa un po’ caldo, li metti fuori di giorno e li rincasi la notte, questo li rinforza tantissimo (come far crescere bambini sani insomma). Una regola d’oro, più il seme è grosso più è facile da piantare, pensa alla zucca!
Ottima cosa! Puoi provare a comprare un pomodoro e da lì far crescere la piantina. Se hai già il tuo orto, ti servi da lì ogni anno e sei completamente indipendente! Se parliamo di acquistare piantine, è molto importante resistere alla tentazione di comprare quelle ibride (in commercio le trovi con la scritta F1). Sono piantine fatte crescere in serra, vengono selezionate varietà ben distinte per generazioni poi unite allo scopo di creare una super-pianta. Sono una bomba, ma è come un culturista rispetto al contadino dalle braccia forti che lavorano la terra! Certo, la resa della piantina è potente, ma se vuoi ricavarne poi dei semi, sarà sforzo vano (mi annoto ‘no Formula1!’).
Torniamo alle cose pratiche, come capisco quando una piantina va messa a terra?
Se sono dicotiledoni, quando cacciano fuori foglioline diverse da quelle due verdi cicciotte dell’inizio. In generale, quando vedi che puoi tenere la piantina in mano senza che si sbricioli. Due chicche! La prima è la luffa, una zucca grande e allungata, più delicata, non commestibile. La lasci seccare, le togli la pelle, cadono i semi, rimane una struttura cava, reticolata, ruvida al suo interno: è una spugna naturale di alta gamma, fenomenale per lo scrub. E se vuoi piantare in casa… ti consiglio un bel sacco di patate! Prendi un sacco di juta, terra e qualche patata, aggiungi terra affinché rimanga sempre fuori un po’ di pianta, via via che cresce, per un po’ di volte. Così costringi la patata ad andare verso l’alto e a produrre più tuberi. E quando lo svuoti, hai un sacco di patate!
Mio nonno diceva, finché c’è la neve sul Boglia, non metter giù niente!
I detti son sacri. Detto ciò, se non hai una montagna da guardare, puoi aspettare che smetta di brinare, in aprile. E con la Luna? Che ci faccio? Regola generale e molto semplice: se sei in Luna calante pianta ciò che raccogli sotto terra. In Luna crescente invece, piante con foglia al tocco (questa è facile da ricordare!).
Tutto è a terra, come faccio a mantenere un bell’orto?
Prima di tutto, un buon compost, tutti gli anni a febbraio (o un mese prima di piantare) una bella gettata sul terreno. A fine lavori poi, una concimazione ‘verde’ con semi di trifoglio o veccia. E poi la rotazione (che a me fa girare la testa e quindi la salto). E la regola azteca, ovvero una pianta di granoturco, una zucchina e tre fagioli intorno (sembra una barzelletta, ma non lo è): la pianta di mais crea il fusto, la zucchina copre il terreno, e i fagioli si arrampicano sul granturco. Lo facevano i maya e gli aztechi. Il fagiolo (come tutte le leguminose) è un azoto fissatore, il granturco è un consumatore di azoto, in cambio dà il sostegno per salire. E una volta all’anno alla fine del lavoro, dai una bella seminata di piselli, ceci, fagioli (azoto a gogò) al nostro terreno.
© DepositphotosLumaconi, cimici e affini, parliamone…
Per i primi, ossido di ferro, una volta a settimana. È biologico, si scompone e diventa ferro. È anche vero che la lumaca muore con dolori atroci, ma è una guerra! Sennò meno efficaci: cenere, sabbia, sale. C’è anche la farina di zeolite, una pietra polverizzata, che infastidisce e basta. Per le cimici l’olio di Neem, la farina di roccia, o farina di basalto. Di efficacia relativa (ma odore importante): decotti di aglio, peperoncino e cipolla, ottimi contro gli afidi. E poi c’è il purino d’ortica, quello è il booster. Lo puoi mettere nel compost o sulle piante ogni due settimane, fa molto bene. (Io ho smesso di annotare ormai da un pezzo!).
Qui non si scherza, insomma.
Ci sono due strade per difendersi dai parassiti: o indebolisci loro o rinforzi la pianta. L’orto è una guerra. Mi ha sempre affascinato questo aspetto, la natura non è pace. Ogni centimetro è una lotta per la vita. Ma è anche cooperazione. Insomma, fare l’orto non è una passeggiata!
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