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07.10.2022 - 16:40
Aggiornamento: 20:59

La Svizzera nega il visto ai rappresentanti saharawi

I cinque componenti della società civile saharawi avrebbero dovuto testimoniare durante il 51° Consiglio dei diritti umani a Ginevra

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Keystone

Si sta concludendo il 51° Consiglio dei diritti umani a Ginevra e cinque rappresentanti della società civile saharawi dei Territori del Sahara occidentale occupati dal Regno del Marocco non hanno potuto testimoniare, davanti al Consiglio, delle gravi violazioni dei diritti umani che subiscono quotidianamente sotto il regime marocchino.

A denunciarlo il Comitato di sostegno alla popolazione saharawi tramite un comunicato stampa. Un popolo che, come scrive il Comitato, vive una "situazione di confinamento territoriale, di repressione, maltrattamenti, sorveglianza giorno e notte, mancanza di libertà di manifestare e radunarsi. Senza protezione, senza possibilità di contatto con gli organi e i funzionari dell’Onu, senza la possibilità d’incontrare la stampa e quindi privati della possibilità di testimoniare ciò che sta accadendo oltre il muro, costruito dalla potenza occupante tra il territorio occupato e il territorio liberato dal Fronte Polisario durante la guerra in anni, un muro che li separa dai loro fratelli e sorelle nei territori liberati e nei campi profughi in Algeria, i Saharawi che vivono sotto l’occupazione illegale e militare marocchina sono lasciati alla mercé di del potere arbitrario del Regno del Marocco".

In questo contesto, la Svizzera non avrebbe rilasciato a cinque persone – tre donne e due uomini, familiari di prigionieri politici sahrawi detenuti in Marocco – il visto dall’ambasciata svizzera a Rabat, per la durata della sessione delle Nazioni Unite sui diritti umani.

La ragione di tale scelta? "La paura che queste persone scelgano di non ripartire", scrive il Comitato, che continua: "Ammesso che questo possa essere un criterio per il rilascio del visto, un minimo di rigore giuridico richiederebbe, tuttavia, la presenza di elementi, perlomeno oggettivamente verosimili, che avvalorerebbero tale criterio. In realtà, da più di 20 anni, non c’è un solo saharawi che sia rimasto in Svizzera dopo aver partecipato al Consiglio di Ginevra".

Il nostro Comitato afferma poi di essere intervenuto a Berna, ma senza aver ottenuto risultati. "La Svizzera è stata appena eletta al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e sederà a New York a partire dal mese di gennaio dell’anno prossimo. In questa occasione, il governo svizzero ha assicurato, in particolare, il suo impegno a favore dei diritti umani, a favore della prevenzione e della costruzione della pace, della protezione della popolazione civile nei conflitti armati. Ma ecco che, non ancora in funzione e già la Svizzera vieta il suo territorio ai rappresentanti della società civile saharwi, la cui missione è recarsi in Svizzera per testimoniare le violazioni perpetrate dal Regno del Marocco sul loro territorio occupato militarmente e illegalmente da quasi 50 anni. Questi difensori hanno un dovere da svolgere nell’ambito della Comunità delle Nazioni Unite, un dovere che è stato loro negato dalla Svizzera".

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