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03.03.2022 - 14:57
Aggiornamento: 16:32

A Berna i ghiacciai ‘scaldano’ il dibattito

Dal dibattito in Consiglio nazionale scaturiscono un ‘no’ all’iniziativa e un ‘sì’ al controprogetto

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Ti-Press
Un tema che fa discutere

Dopo il voto negativo alla legge sulla Co2 dello scorso giugno, il Parlamento è tornato a occuparsi delle questioni climatiche, sulla scia del nuovo rapporto allarmante dell’Ipcc presentato lunedì. Sui banchi del Consiglio nazionale c’era l’iniziativa "Per un clima sano (Iniziativa per i ghiacciai)", che la maggioranza ha chiesto di respingere a favore del controprogetto diretto del Consiglio federale.

«Il voto dello scorso anno ha mostrato chiaramente una cosa: abbiamo bisogno di soluzioni sensate, soluzioni che non pesano troppo sulle spalle della popolazione», ha detto Philipp Bregy (Centro/Vs). «In quest’ottica, l’iniziativa popolare va bocciata perché troppo radicale. Il controprogetto va invece sostenuto anche se ha il difetto di non proporre norme vincolanti». Per il vallesano la soluzione verrà dal controprogetto indiretto, a livello legislativo dunque, che è ancora in fase di gestazione (sarà pronto per la sessione estiva).

«I cantoni di montagna sono già stati sottoposti a diktat, come l’iniziativa Weber (contro le residenze secondarie, ndr)», ha esordito da parte sua Sidney Kamerzin (Ppd/Vs) invitando il plenum a non peggiorare la situazione con l’iniziativa che non avrebbe alcun effetto pratico, ma che penalizzerebbe la mobilità, l’agricoltura di montagna e ancora una volta, appunto, gli abitanti delle regioni dove si trovano i ghiacciai. Ghiacciai che non saranno salvati da questa proposta di modifica costituzionale. Meglio quindi puntare sul controprogetto, come sostenuto dai partiti borghesi, a esclusione dell’Udc. Insomma, per il centro destra l’obiettivo dell’iniziativa – raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 – è da sostenere. A non piacere è invece il proposto divieto dei combustibili fossili.

«Ci sono ancora troppo incertezze sugli sviluppi tecnologici a lungo termine», ha detto Susanne Vincenz-Stauffacher (Plr/Sg). A suo avviso la scelta degli strumenti necessari per agguantare gli obiettivi deve rimanere aperta. «Questo è l’unico modo per garantire la flessibilità necessaria per raggiungerli», ha sostenuto la sangallese.

La sinistra ha chiesto con convinzione l’adozione dell’iniziativa: «Oggi il cambiamento lo viviamo sulla nostra pelle, sull’uscio di casa: incendi, siccità, afa mortale, aumenterà la fame, la miseria e le guerre», ha sostento Greta Gysin (Verdi/Ti). «L’iniziativa sui ghiacciai è fin troppo moderata, non eccessiva», ha aggiunto, affermando che «la sicurezza non è aumentare il budget dell’esercito, non è quella la vera urgenza». Claudia Friedl (Ps/Sg) ha evocato la siccità, che di questi tempi ha per esempio ridotto il Lago Maggiore a livelli bassissimi. Allo schieramento rosso-verde si è unita la voce di Anna Giacometti (Plr/Gr): «Come cittadina ed ex sindaca del comune di Bregaglia conosco bene gli effetti del cambiamento climatico», ha affermato elencando una serie di conseguenze, dalla mancanza di neve, alla siccità. Se vogliamo salvare i paesi alpini dobbiamo intervenire prima che sia troppo tardi poiché nelle Alpi le temperature aumentano più del doppio rispetto alla media mondiale, ha proseguito la grigionese. «Sosterrò per solidarietà l’iniziativa popolare e per convinzione il controprogetto», ha concluso la bregagliotta. Controprogetto che è invece stato bocciato dai Verdi perché ritenuto non abbastanza incisivo.

Di parere diametralmente opposto i parlamentari democentristi, che hanno definito l’iniziativa, ma anche il controprogetto, estrema e dannosa per la Svizzera. «Quali sono le ripercussioni di questa iniziativa sui cittadini e l’economia?», si è chiesto Piero Marchesi (Udc/Ti). «A che cosa siete pronti a rinunciare: alla mobilità, alla digitalizzazione?», ha domandato Monika Rüegger (Udc/Ow) sostenendo come l’iniziativa sia in contraddizione con l’ampliamento delle energie rinnovabili. «Fateci vedere cose serie e non fumo negli occhi», ha affermato all’indirizzo dei fautori del testo. Secondo Marchesi, che ha citato uno studio della Yale University, la Svizzera fa già molto in campo climatico: «È nei primi tre ranghi» per quanto riguarda una serie di fattori ambientali. Insomma, per non si deve «cadere nell’idealismo a scapito della ragionevolezza». A suo avviso la via da percorrere è una sola: «Continuare a migliorare nelle soluzioni quadro per investire nella ricerca».

A destra c’è poi chi, come Andras Gafner (Udc/Be), ha messo in dubbio l’origine umana del riscaldamento ambientale: «I cambiamenti climatici ci sono sempre stati. L’influsso del Co2 sul clima non è così grave come si dice», ha detto, rivolgendosi ai fautori delle proposte in discussione, «che l’influsso dell’umanità sul clima è minore di quello che sostenete». Ci sono già stati periodi di siccità ma non sono stati catastrofici per l’umanità, ce lo mostrano diversi siti archeologici, ha dichiarato il bernese.

Iniziativa e controprogetto

Benché simili, l’iniziativa e il controprogetto si distinguono in alcuni punti. L’iniziativa chiede che a partire dal 2050 la Svizzera non emetta più gas serra di quanto i serbatoi naturali e tecnici di Co2 ne possano assorbire. Entro tale data vanno poi vietati i combustibili fossili. Sono ammesse eccezioni per applicazioni tecnicamente non sostituibili, a condizione che le emissioni vengano compensate in Svizzera.

Anche il controprogetto chiede una compensazione delle emissioni entro il 2050. Una proposta di anticiparla al 2040 è stata bocciata con 110 voti contro 82. Nella controproposta, il consumo di combustibili e carburanti fossili non sarà vietato, ma dovrà essere ridotto «nella misura massima tecnicamente possibile, economicamente sostenibile e compatibile con la sicurezza del Paese». Come l’iniziativa, anche il controprogetto prevede che la legge d’applicazione stabilisca il percorso di riduzione delle emissioni di gas serra sino al 2050. Praticamente all’unanimità, la camera ha approvato una proposta individuale di Marco Romano (Centro/Ti) che chiede di modulare gli obiettivi in funzione della situazione di partenza dei diversi settori economici.

Con 135 voti contro 46 e 11 astenuti, il Nazionale ha poi completato il controprogetto con una proposta di Jon Pult (Ps/Gr) che chiede di tenere conto della situazione speciale delle regioni di montagna e periferiche. Anche la consigliera federale Simonetta Sommaruga era favorevole all’emendamento del grigionese: «Va nella direzione auspicata dal governo», ha detto.

Con 95 voti contro 92 e 5 astenuti la camera ha invece bocciato la proposta di Roger Nordmann (Ps/Vd) che chiedeva alla Confederazione di mettere a disposizione 500 milioni di franchi all’anno per sette anni per sovvenzionare la sostituzione di riscaldamenti a gas, nafta ed elettrici. Il rimpiazzo dei sistemi di riscaldamento è la chiave per abbandonare i combustibili fossili nel settore dell’edilizia, ha sostenuto Martina Munz (Ps/Sh).

«La proposta è interessante, ma la responsabilità per quel che concerne l’edilizia è sicuramente di competenza cantonale», ha replicato Matthias Jauslin (Plr/Ag). «È una disposizione che non ha posto nella Costituzione», ha aggiunto Christine Bulliard-Marbach (Centro/Fr). «Va inserita nella legge sul Co2», gli ha fatto eco Martin Bäumle (Pvl/Zh).

Infine, tanto per l’iniziativa quanto per il controprogetto, la legislazione d’applicazione dovrà essere elaborata entro cinque anni dall’accettazione da parte del popolo e dei Cantoni. Al voto, il controprogetto è stato approvato con 104 voti contro 67 e 21 astenuti. La raccomandazione di bocciare l’iniziativa con 99 voti a 89 e 4 astenuti. Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati.

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