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Keystone
02.12.2021 - 10:09
Aggiornamento: 14:18

Anche i vaccinati in quarantena in caso di contatto con Omicron

Lo conferma l’Ufficio federale di sanità pubblica. La misura è precauzionale in attesa di informazioni più precise sui rischi della variante

Anche le persone vaccinate che sono entrate in contatto ravvicinato con una persona infettata dalla nuova variante Omicron dovranno osservare una quarantena di dieci giorni. Lo conferma l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) rispondendo a 20Minuten. Si tratta di una misura precauzionale, nell’attesa di chiarimenti sulla effettiva pericolosità e contagiosità della variante e sulla protezione offerta dai vaccini contro di essa.

Per contatto ravvicinato si intende l’essere stati vicini alla persona contagiata per più di un quarto d’ora e a meno di un metro e mezzo di distanza senza indossare la mascherina per tutto il tempo. La quarantena scatta anche se c’è solo il sospetto di contagio con la variante Omicron, e non può essere interrotta anticipatamente con un test negativo. Ciò, come osserva 20Minuten, comporterà che molte persone in Svizzera saranno messe in quarantena nei prossimi giorni, come avvenuto a più di 100 persone a Basilea entrate in contatto con lo studente contagiato dalla nuova variante.

L’UFSP non è in grado di dire quanti siano al momento i casi sospetti, soprattutto fra i viaggiatori di ritorno da uno dei Paesi colpiti dalla variante e risultati positivi al test, o fra le persone il cui test Pcr mostra un risultato consistente che indica una variante: in questo caso, prima del sequenziamento viene svolto un test specifico.

Il caso dello studente di Basilea Città, spiega il portale, è stato invece scoperto per caso durante i test effettuati dalla scuola, e il 19enne non è stato né in una zona a rischio né a contatto con persone provenienti da esse: la variante è stata scoperta poiché il campione dello studente era stato selezionato casualmente per un controllo più approfondito.

Come spiega a 20Minuten Thomas Steffen, medico cantonale di Basilea Città, è possibile che il virus nella nuova variante sia entrato in Svizzera nel mese di novembre, ma che, come nel caso dell’Hiv, è possibile che il virus fosse presente già prima, anche se “non c’è da metterci la mano sul fuoco”. Da capire, al momento, se si abbia a che fare con casi singoli o veri e propri focolai

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