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Fabio Regazzi
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14.09.2021 - 08:00
Aggiornamento: 11:35

‘Proposta populista, tutti ne subiranno le conseguenze’

Il presidente dell’Usam e consigliere nazionale dell’Alleanza del Centro Fabio Regazzi sull’iniziativa 99% della Gioventù socialista

La Gioventù socialista (Giso) denuncia un aumento delle disuguaglianze. E stando alle cifre ufficiali, queste sono effettivamente cresciute negli ultimi vent’anni, soprattutto per quanto riguarda i patrimoni. Non è giusto fare qualcosa per frenare questa tendenza?

Le disuguaglianze esistono, non lo si può negare. Ma va detto che in Svizzera queste disuguaglianze sono meno marcate che in altri paesi. Non siamo messi così male da questo punto di vista. Un aspetto viene spesso ignorato: il nostro sistema fiscale, a tutti i livelli, si basa su aliquote sul reddito fortemente progressive [in virtù di queste, chi guadagna di più paga più tasse in termini percentuali di chi guadagna meno, ndr]. Questo – unitamente alle prestazioni sociali, come l’Avs – corregge in parte le disparità esistenti. Basti pensare all’imposta federale diretta (Ifd): il 10% dei contribuenti più benestanti versa l’80% dell’Ifd; e la metà dei contribuenti ne paga il 2%. L’effetto redistributivo invocato dai promotori dell’iniziativa esiste già.

La Svizzera resta nondimeno un paese di milionari. L’1% più ricco della popolazione possiede il 42,3% della sostanza totale. Non è giusto che questi super-ricchi contribuiscano maggiormente al gettito fiscale?

Già oggi questi cosiddetti super-ricchi contribuiscono in maniera molto importante. E dobbiamo solo rallegrarcene. Questa iniziativa è populista: vuole far credere alle cittadine e ai cittadini che si andrà a colpire soltanto un 1% di contribuenti super-ricchi, e che a beneficiarne sarà il restante 99%. Non è così. Per questo a una simile provocazione abbiamo risposto per le rime, affermando – con lo stesso linguaggio – che l’iniziativa della Giso è dannosa per il 100% della popolazione. Retorica a parte: sta di fatto che non sarà solo l’1% a essere colpito, ma una percentuale ben maggiore della popolazione. Anche se è difficile capire chi, tra privati cittadini e piccole e medie imprese (pmi) sarà effettivamente chiamato alla cassa: il testo dell’iniziativa è troppo vago e non permette di giungere ad alcuna conclusione al riguardo. Ma indirettamente ne subiranno tutti le conseguenze, anche semplici lavoratori toccati dalle supertasse sui capitali aziendali che ridurranno investimenti e impieghi.

Voi temete che i super-ricchi facciano fagotto. L’argomento è quasi sempre lo stesso, sia che si tratti di persone fisiche o di aziende.

Lo sappiamo: il capitale è molto mobile. E non va dimenticato che in Svizzera abbiamo un’imposta sul capitale che è un unicum a livello europeo. Se adesso, sotto il profilo fiscale, si penalizza ulteriormente questi personaggi super-facoltosi, qualcuno potrebbe anche decidere di andarsene. Se ne perdiamo anche solo alcuni, il gettito per le casse pubbliche rischia di subire una forte contrazione. Il probabile risultato è che, alla fine, non solo non avremo le maggiori entrate fiscali paventate dai promotori [10 miliardi di franchi l’anno, ndr], ma il saldo potrebbe essere vicino allo zero, se non addirittura negativo. E allora, per compensare le minori entrate, saremo forse costretti ad aumentare le imposte a tutti, anche alle persone con redditi medi e bassi.

Un miliardario non sceglie di vivere qui soltanto perché paga poche imposte. La Svizzera offre anche ottime infrastrutture, uno Stato sociale che funziona, certezza del diritto, buona qualità di vita e via dicendo.

Certo: non è solo con la leva fiscale che attiriamo – o viceversa allontaniamo – le persone più facoltose. Se fosse così, ne avremmo molte di meno. Perché la Svizzera su questo piano non è poi così ‘competitiva’: in altri paesi questi super-ricchi risparmierebbero parecchi soldi in imposte. Fortunatamente siamo in grado di offrire loro molto altro. Il fatto è che per queste persone si tratta spesso della scelta del domicilio fiscale, più che di quello effettivo. Uno fa relativamente in fretta a fare due calcoli e a decidere di spostare il domicilio altrove, a Montecarlo per esempio, mantenendo in Svizzera solo una residenza secondaria a Gstaad, St. Moritz o da qualche altra parte dove trascorrere solo alcuni mesi all’anno. È una questione di equilibrio, dunque. Non bisogna tirare troppo la corda della fiscalità, come succederebbe se quest’iniziativa dovesse essere accolta. Io vorrei piuttosto che questa categoria di persone venisse incentivata a stabilirsi da noi: più contribuenti facoltosi abbiamo, più facilmente manterremo una pressione fiscale moderata per tutti gli altri, e meglio riusciremo a finanziare i servizi essenziali dello Stato. Insomma: averne! E poi non dimentichiamolo: questa iniziativa tocca anche i proprietari di case, immobili o imprese, mica solo i superricchi.

Ronja Jansen, presidente della Giso, afferma che per raggiungere i 100mila franchi annui di reddito da capitale (la soglia a partire dalla quale scatterebbe l’imposizione maggiorata), uno dovrebbe investire oltre 3 milioni di franchi in azioni. Qualcosa che è alla portata di pochi, non trova?

Sì, ma si tratta comunque di un bel numero di persone: molte di più dell’1% che i promotori vorrebbe penalizzare. Non voglio dire che ci sia malafede da parte di questi ultimi, ma un po’ di faciloneria sì. Il testo dell’iniziativa è formulato in modo talmente vago, che uno in definitiva non sa bene cosa pensare e soprattutto su cosa voterà. La nozione di ‘reddito da capitale’ non viene definita da nessuna parte. Potrebbe rientrarvi ad esempio il ricavato della vendita di un’azienda o di un immobile.

Non è affatto strano che un’iniziativa popolare venga formulata in maniera generica. E come avviene sempre in questi casi, spetterà al Parlamento mettere i paletti, definendo tra le altre cose la nozione di ‘reddito da capitale’.

Certo. Però qui si vuole introdurre un concetto che non esiste: già solo questo è problematico, si va oltre ciò che a mio avviso è tollerabile. E poi non viene precisata la soglia a partire dalla quale si applica quest’imposizione maggiorata. È una questione di rispetto nei confronti delle cittadine e dei cittadini, che devono disporre degli elementi sufficienti per capire su cosa votano, qual è la posta in gioco. La Giso invece è rimasta volutamente sul vago, per confondere le idee.

La Giso ha nel mirino i super-ricchi. Voi invece affermate che l’iniziativa è “anti-imprenditoriale” e che va a colpire principalmente le pmi e le start-up. In che modo lo farebbe?

La Giso va dicendo che le pmi non subiranno alcuna conseguenza. È vero il contrario. Soprattutto gli imprenditori di famiglia – quelli che non hanno la possibilità di spostare in quattro e quattr’otto domicilio e attività e che sono ancorati al territorio da generazioni – si vedrebbero drenare risorse importanti dalle supertasse sul capitale. Sarebbero chiamati a pagare imposte su redditi mai realizzati (!). Meglio per il fisco e basta? No, queste risorse non potrebbero più essere reinvestite, con conseguente riduzione (o minor aumento) degli impieghi, della competitività, dell’innovazione. Per non parlare del delicato momento del trasferimento dell’azienda alla generazione futura: quest’ultima dovrebbe in molti casi indebitarsi per pagare le imposte. Dobbiamo smetterla di credere che se lo Stato mette pesantemente le mani nelle tasche di cittadini e imprese, non vi siano conseguenze. Qualcuno ha mai visto imprese senza capitali che creano impieghi? Io no.

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