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Tamara Funiciello
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13.09.2021 - 10:110
Aggiornamento : 11:36

‘Vogliamo riequilibrare il sistema, non la rivoluzione’

Tamara Funiciello è la ‘madrina’ dell’iniziativa 99% della Gioventù socialista. Nell’intervista spiega perché ‘bisogna andare in un’altra direzione’.

C’è chi afferma che la vostra è un’iniziativa ideologica, anticapitalista, radicale. Cosa risponde?

[ride] Sarebbe molto “pratico” se si potesse superare il capitalismo con un’iniziativa popolare. Purtroppo non è così che funziona. E poi questa iniziativa non è per niente estrema. Estremo è semmai l’accumulo di ricchezza nelle mani di poche persone. Noi stiamo semplicemente chiedendo di tornare ai livelli di tassazione che c’erano prima. 

Prima di cosa?

In particolare, prima della Riforma II dell’imposizione delle imprese [accolta in votazione popolare nel 2008 con il 50,5% di voti, ndr]. Ma anche oltre. È da decenni, infatti, che in Svizzera si abbassano le imposte sul capitale, mentre si aumentano quelle sui salari. E questo è un problema: le persone più ricche, che guadagnano perché possiedono ingenti patrimoni, sono diventate sempre più ricche; al contrario, chi non vive che del proprio lavoro fa sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese. Bisogna davvero andare in un’altra direzione.

In effetti la quota del patrimonio totale appannaggio dell’1% più ricco è aumentata negli ultimi vent’anni. Ma la Svizzera su quest’aspetto non è messa peggio di tanti altri paesi. E qui – come ha evidenziato la ‘Nzz’ – “la macchina della redistribuzione è già fortemente sviluppata”. Non state esagerando?

Beh, questo è quanto scrive la ‘Neue Zürcher Zeitung’; e non è certo una sorpresa. A me invece non sembra che questa ‘macchina della redistribuzione’ funzioni così bene. Nel 2003 l’1% più ricco possedeva il 36% della sostanza totale in Svizzera; nel 2016, questa quota era lievitata al 42,3%. Poi c’è stata la crisi del Covid: durante quest’ultimo anno e mezzo, le 300 persone più ricche hanno guadagnato miliardi di franchi. Mentre moltissimi cittadini – costretti a far fronte a premi di cassa malati e affitti in costante aumento – continuano a faticare per arrivare alla fine del mese, e riescono a farcela solo grazie al sostegno dello Stato. La stessa presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, non certo conosciuta per le sue simpatie di sinistra, ha detto che questa crisi porterà ad un aumento delle disuguaglianze. 

In Svizzera, però, il capitale complessivamente viene tassato di più rispetto alla media europei. E i redditi da capitale sono già oggi tassati a livello cantonale e comunale. Perché voler spremere ancora i contribuenti più ricchi?

La pressione fiscale non può essere così forte come lei sostiene. Altrimenti come si spiega il fatto che in Svizzera le 300 persone più ricche abbiano accumulato così tanta ricchezza negli ultimi anni? Secondo la rivista economica ‘Bilanz’, nel solo 2020 il patrimonio dei più facoltosi è cresciuto di 5 miliardi, arrivando a 707 miliardi di franchi. La stragrande maggioranza della popolazione invece marcia sul posto: vuol dire che qualcosa, da qualche parte, non funziona.

I contrari affermano che, con la vostra iniziativa, di mezzo ci vanno anche il ceto medio e le piccole e medie imprese (pmi). Va bene le buone intenzioni, ma non state sbagliando bersaglio?

L’iniziativa 99% riguarda le persone fisiche, non le aziende. L’argomento è sempre lo stesso: ‘se tassiamo troppo fortemente il reddito da capitale, verranno a mancare i soldi per investire nell’azienda’. Nel 2008, in occasione della votazione sulla Riforma II dell’imposizione delle imprese, si era detto che se tassiamo meno fortemente i dividendi, poi gli investimenti aumenteranno. Cos’è successo in questi 12 anni? I dividendi sono aumentati, gli investimenti no. E siccome i dividendi non sono assoggettati all’Avs, il primo pilastro continua a perdere soldi. Con l’iniziativa 99% vogliamo soltanto riequilibrare un po’ il sistema; non vogliamo certo fare la rivoluzione.

I titolari delle pmi non hanno nulla da temere, dunque?

Quanti titolari di una piccola e media impresa hanno un reddito da capitale superiore a 100mila franchi all’anno?

I contrari sostengono che non sono pochi.

È quanto dicono loro, per fare paura. Io non ci credo. Anche perché il 56% delle aziende in Svizzera non pagano alcuna imposta sull’utile. Ripeto: per superare la soglia di 100mila franchi, ci vuole un enorme patrimonio iniziale. Il testo della nostra iniziativa è molto chiaro: noi vogliamo tassare maggiormente il patrimonio dell’1% della popolazione, le persone più ricche. Se l’iniziativa verrà accolta, spetterà al Parlamento fare in modo che la volontà dei promotori venga seguita. 

In questo caso, il Parlamento potrebbe anche decidere di fissare una soglia più elevata. Voi sareste disposti a scendere a compromessi?

La nostra volontà è molto chiaro: l’1% delle persone più ricche deve pagare più tasse, perché è diventato sempre più ricco. Non vogliamo certo andare a colpire i piccoli e medi risparmiatori. Di tutto il resto siamo pronti a discutere.

I super-ricchi potrebbero decidere di lasciare la Svizzera, o scegliere di non venire ad abitare qui. Il gettito fiscale ne risentirebbe. Non rischiamo di tirarci la zappa sui piedi?

È il solito argomento, che torna anche in questa campagna. Mi sembra un modo quantomeno bizzarro di intendere la democrazia. Vogliamo che lo Stato si lasci prendere in ostaggio, dal punto di vista fiscale, dai super-ricchi? Queste persone non stanno in Svizzera solo perché pagano poche imposte. Da noi trovano anzitutto sicurezza, una buona istruzione per i loro figli, servizi pubblici efficienti e così via. Tutte queste cose, lo Stato le può finanziare e mettere a disposizione del 100% della popolazione solo se incassa abbastanza soldi con le imposte. 

D’accordo, ma all’aspetto fiscale va comunque accordato un certo peso. E se anche solo alcuni di questi super-ricchi decidono di andarsene, il mancato gettito si farà sentire.

Le cittadine e i cittadini del canton Zurigo hanno abolito nel 2009 l’imposizione forfettaria, i cosiddetti forfait fiscali. Anche in quell’occasione molti sostenevano che i ricchi stranieri si sarebbero trasferiti altrove in Svizzera e che di conseguenza le casse del cantone ne avrebbero risentito. Ebbene, nessuno se n’è andato. Adesso con lo stesso argomento si cerca di mettere paura a chi va a votare sulla nostra iniziativa. E la paura non è mai un buon presupposto per fare politica. 

Se l’iniziativa dovesse venire accolta, i cantoni potrebbero essere tentati – per non perdere importanti contribuenti – di giocare al ribasso sulla tassazione ordinaria sul reddito, oppure di abbassare l’imposta sulla sostanza. Non c’è il rischio di ravvivare la concorrenza fiscale intercantonale?

Il rischio lo abbiamo preso in considerazione. Ma purtroppo questo è un fenomeno che esiste da sempre, e che non può essere regolamentato a livello nazionale. Servirebbero delle regole per arginarlo, perché di questa corsa al ribasso alla fine traggono profitto solo le persone più ricche e le aziende più grandi, mentre la grande maggioranza dei contribuenti ci perde.

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