Calcio
22.09.2018 - 11:150

Renzetti: 'Novoselskiy è un uomo da fatti, non da parole'

Per il presidente del Lugano un primo accordo con l'imprenditore russo in merito a un'entrata nel pacchetto azionario potrebbe giungere prima di fine ottobre

Domenica la stagione del Lugano riparte dal Kybun Park di San Gallo, ma dalle parti di Cornaredo in questi giorni a far parlare è stata soprattutto la possibilità che il russo Leonid Novoselskiy, presidente del settore giovanile bianconero, entri nell’azionariato della Sa. Angelo Renzetti, attuale azionista di maggioranza del club, ha voluto precisare alcuni aspetti... «Spero innanzitutto che entro fine ottobre possano esserci delle novità concrete. Escludo, allo stadio attuale dei colloqui, che ci si possa subito accordare su una cessione della maggioranza, spero in primo luogo di portare a casa un accordo per la gestione comune del settore giovanile. Sono orgoglioso di avere un partner dello stampo di Novoselskiy, una persona che mette i fatti davanti alle parole». Perché proprio Novoselskiy quale possibile (e probabile) futuro azionista è presto spiegato... «Da quando ha preso in mano il settore giovanile, a suo rischio e pericolo, ha sempre lavorato molto bene. Dedica tempo, ideee e soldi veri per il bene dei ragazzi, senza avere un’azione dell’Fc Lugano Sa, dal quale dipende il settore giovanile. Io l’ho portato in Consiglio di amministrazione perché la cosa mi sembrava eticamente corretta, ma ora occorre legalizzare la situazione con l’acquisto di una quota o comunque la stipulazione di un accordo. Che io stia cercando un partner o un acquirente è cosa nota, perché dopo otto anni non posso più proseguire da solo. E prima di tirarmi in casa qualcuno che non conosco preferisco parlare con Novoselskiy, persona che mi ha dimostrato di saper lavorare e di farlo bene. Adesso stiamo cercando una soluzione che possa andar bene a tutti, ma per il momento escluderei la cessione a titolo definitivo, perché quello che faccio continua a piacermi. La presenza di Leonid al mio fianco mi permetterebbe di tirare un sospiro di sollievo, di avere un paracadute sulle spalle. Certo, se arrivasse qualcuno con un offerta strappa applausi per la cessione totale non potrei certo tirarmi indietro, ma al momento non è questa la priorità. Stiamo cercando di trovare un accordo per andare avanti fianco a fianco». Intanto, il Lugano torna in campo domenica dopo i quindici giorni di lavoro senza impegni agonistici di campionato. E ad aspettarlo c’è quella che un tempo veniva definita settimana all’inglese: domenica a San Gallo, mercoledì a Neuchâtel, domenica prossima a Cornaredo contro il Basilea... «I conti li faremo al termine della settimana. Sarei contento se uscissimo con quattro punti in saccoccia». Quella del Kybun Park è una sfida che il Lugano ha avuto tutto il tempo di preparare. Può dunque essere vista come una sorta di test del lavoro svolto... «Per me non si tratta di un esame. Giudicheremo alla fine della settimana, faremo il check-up della situazione, valuteremo i punti fatti, come sono andate le partite, cosa manca e, se del caso, gli eventuali correttivi. Certo, dovessimo perdere tutte e tre le sfide della settimana, la riflessione andrebbe fatta a partire da basi decisamente diverse, ma penso che con quattro punti rimarremmo in linea di galleggiamento. Non si tratta, comunque, di un confine che separa il bene dal male, ma soltanto del bottino che gradirei portare a casa». La rosa è finalmente al completo e il presidente la giudica... «L’ho detto in tempi non sospetti, è la migliore da quando siamo in Super League. Poi, però, le squadre non le fanno soltanto le rose, la loro forza dipende anche da altri fattori. Abbiamo fornito al tecnico ricambi di spessore in tutti i settori, poi la squadra risponde a dinamiche tutte sue. Se pensi che l’anno del terzo posto abbiamo disputato il girone di ritorno con 14 giocatori e quelli che stavano in panchina erano tutti contenti... Significa che si erano create le giuste dinamiche. Spero possano ripetersi. Le aspettative sono buone, poi nel calcio non si sa mai come va a finire».

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