Cari lettori,
oggi vi portiamo in un viaggio tra resilienza personale e dinamiche politiche internazionali. Scopriremo la toccante testimonianza di una granconsigliera che ha sconfitto la malattia, per poi spostarci a Davos, dove la presenza di Donald Trump ha trasformato una chiesa in un controverso ‘Santuario’ americano, scatenando reazioni e commenti che analizzano le sue ambizioni imperiali.
A soli 33 anni, la granconsigliera e consigliera comunale Raide Bassi ha affrontato e vinto una battaglia contro un tumore raro e aggressivo. La sua decisione di non indossare più pubblicamente la parrucca non è un atto di coraggio, ma un gesto per ‘normalizzare la malattia’. In un'intervista profonda, Bassi racconta la solitudine della lotta, la riscoperta della scrittura come valvola di sfogo e come questa esperienza le abbia cambiato le priorità, rendendola più consapevole del vero valore della salute e della serenità. Un racconto che va oltre la politica, toccando l'intima essenza della resilienza umana, come ci racconta Dino Stevanovic.
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A Davos, l'America di Trump ha letteralmente ‘noleggiato’ una chiesa evangelica, trasformandola nel suo quartier generale ribattezzato ‘The Sanctuary’. Un mix audace di richiami storici, religiosi e un tocco di kitsch ‘Maga’ ha avvolto l'edificio, con icone americane giganti e una fiamma della Statua della Libertà che ha assunto il colore dei capelli di Trump. Questa operazione di branding, tra slogan patriottici e un ‘Board of Peace’ che mira a ridefinire gli equilibri internazionali, non è passata inosservata, suscitando proteste e perplessità sulla scena mondiale. Roberto Scarcella, inviato a Davos, ci guida attraverso questa surreale messa in scena.
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Dietro lo ‘Trump Show’ di Davos, fatto di squilibrio, arroganza e minacce, si cela un programma ben definito di un'America imperiale come non mai. Il commento di Roberto Antonini analizza come il ‘Board of Peace’ di Trump, sottoscritto da una ventina di Paesi di varia natura e con una ‘tassa d'ingresso’ di un miliardo di dollari, miri a cancellare l'Onu, proponendo un'alternativa che convenga agli Stati Uniti e, soprattutto, a lui stesso. Un'analisi che svela le implicazioni di un approccio che, nonostante le apparenze, mira a colpire chi vuole, quando vuole, ridisegnando gli equilibri globali e mettendo in guardia sulla necessità di non ‘inginocchiarsi’ di fronte a questa nuova forma di potere.
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Speriamo che questi approfondimenti abbiano stimolato la vostra curiosità. Per rimanere sempre informati e leggere gli articoli completi, visitate il nostro sito laregione.ch. Buona lettura!