le-macerie-del-molino-le-macerie-di-lugano
Hanno fatto un deserto e l'hanno chiamato pace (Ti-Press)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
12 ore

Viaggio nell’arena (flatulente) della Rai

La decisione del direttore generale della tv di Stato italiana di separare i talk show dall’informazione ha sollevato una mezza rivolta
L’ANALISI
12 ore

Non è la panacea, ma proviamoci

La Sfl ha approvato il nuovo format della Super League: 12 squadre e playoff
Commento
1 gior

Il disagio psichico e il circo Barnum dei social

Un tempo erano donne barbute e nani ad attrarre la gente nei circhi, oggi il disagio psichico esposto impietosamente attira i click degli utenti del web
Commento
1 gior

Schröder, poltrone come matrioske

I tedeschi gli chiedono di mollare i suoi incarichi russi e lui ne fa spuntare altri. Il vizio tropical-mediterraneo della sedia incollata non ha confini
Commento
2 gior

L’eterno declino degli Usa

La strage razzista di Buffalo è l’ennesimo, tragico sintomo di un Paese diviso, le cui fratture interne sono speculari alla potenza militare
Commento
3 gior

Il Vescovo di Lugano e il vasetto (vuoto) di marmellata

Il prete del Mendrisiotto, fermato ubriaco e con precedenti accuse di molestie, ci porta a riflettere sul binomio superato di misericordia e giustizia
Commento
3 gior

TiSin, la Lega e l’arte della fuga

I granconsiglieri Aldi e Bignasca abbandonano il sindacato giallo che ha cercato di aggirare la legge sul salario minimo. Eppure molti minimizzavano
Commento
4 gior

Matignon: trent’anni dopo, una donna

Donna, autorevole, di sinistra e di sensibilità ambientale: Élisabeth Borne è la nuova prima ministra francese
Commento
5 gior

Lo Stato e la diligenza del buon padre di famiglia

La retorica della destra è riuscita a fare breccia: il pareggio nei conti pubblici andrà raggiunto entro la fine del 2025
laR
 
31.05.2021 - 05:30
Aggiornamento : 01.06.2021 - 14:32

Le macerie del Molino, le macerie di Lugano

Quanto accaduto costituisce un inammissibile abuso di potere, un’ostentazione di forza che la dice lunga sulle mani in cui è finita la città

Il contenuto di questo articolo è riservato agli abbonati.
Per visualizzarlo esegui il login

Un cumulo di macerie che fa pensare più a qualche Paese disastrato che alla Svizzera, qualche poliziotto tutto bardato, i volti afflitti di alcuni molinari, quelli perplessi dei passanti. Un gruppo di fascistelli invece provoca e se la ride: “O bella ciao, bella ciao” cantano in tono di scherno, tanto per ricordarci che la mamma dei cretini è sempre incinta. Ma soprattutto per ricordarci che hanno vinto loro. Perché la scena sul Cassarate, la mattina dopo la demolizione del Molino, vede il sole splendere sul trionfo delle ruspe, come nel sogno bagnato d’un Salvini qualsiasi, o sulle prime pagine arcigne e strafottenti del Mattino. Il Municipio e la polizia hanno approfittato della breve occupazione simbolica di un altro stabile – una goliardata di poche ore – non solo per sgombrare il centro sociale, ma anche per raderlo al suolo. Un atto di forza deliberatamente programmato, in attesa solo d’un futile pretesto, a meno che non si voglia credere che gli escavatori si possano spostare come utilitarie e che davvero – come qualcuno ha avuto la faccia tosta d’asserire – la polizia d’altri cantoni fosse lì per aiutare quella nostrana impegnata nel passaggio del Giro d’Italia (coi manganelli al posto delle borracce, come no).

Sabato si è visto il vero volto di un’amministrazione cittadina – ma verosimilmente anche cantonale – che ha perso completamente ogni senso del limite, inebriata com’è da un potere finito in mano ai boriosi e ai mediocri, coloro cioè che sanno esercitarlo solo col gesto plastico del compiaciuto flettere i muscoli. Abbiamo dovuto tirar giù tutto per non farli rientrare, ha spiegato il sindaco Marco Borradori. Ricorda quella famosa intervista a un marine dopo un attacco al napalm in Vietnam: “Per salvare il villaggio, l’abbiamo dovuto distruggere”.

Nessuna provocazione da parte dei molinari – episodi tutt’altro che clamorosi – può ancora giustificare l’equivalenza tirata da certi osservatori tra la loro violenza e quella delle istituzioni. Se errori e incomprensioni ci sono stati da entrambi i lati, la demolizione smaschera la burbanza del Municipio e fa capire la facilità con la quale le autorità abusano della loro posizione.

Per questo anche chi dell’autogestione non si interessa dovrebbe preoccuparsi dell’accaduto, riflettere magari sul valore simbolico di quei mostri meccanici che hanno divelto mura e tettoie, invece di pensare che “se fai il bravo non ti tocca”: chi agisce in modo così spregiudicato non si farà problemi a opprimere chiunque lo intralci o si trovi in una posizione di debolezza, anche in ambiti ben lontani dall’autogestione, ad esempio dove il disagio sbarra la strada all’avanzata di un’urbanizzazione tutta pettinata e patinata.

Certo, sarebbe bello credere che la forza si usa solo per garantire la sicurezza dei cittadini, la pace e la serenità della dimensione urbana. Purtroppo son bubbole, perché se è a quello che si mira allora si usano benne e uomini per costruire, non per distruggere. E mentre la città si compiace di progetti faraonici, orientati a un gigantismo megalomane che riduce sempre più l’abitante a formichina, nel cuore del centro è rimasto solo quel mucchio di macerie. Perfetta metafora d’una città smarrita, e simbolo deprimente del nostro morale.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
ex macello lugano molino sgombero
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved