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30.05.2021 - 17:36
Aggiornamento: 18:44

Demolizione del Molino ‘proposta’ dalla Polizia cantonale

Il Municipio di Lugano ha risposto alle numerose obiezioni sullo sgombero e distruzione dell’ex Macello

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Ti-press

Lo sgombero del Molino era la sera stessa un'opzione sul tavolo nel caso in cui la manifestazione fosse degenerata, ma non era previsto, mentre la demolizione dell'ex Macello di Lugano (la sua parte non protetta) è stata sottoposta in tarda serata dalla Polizia cantonale al Municipio di Lugano, che l'ha avallata con un voto a maggioranza. Questa la spiegazione fornita dal Municipio di Lugano in un incontro con la stampa convocato oggi pomeriggio, dopo la notte agitatissima che ha seguito la manifestazione degli autogestiti. Dalla piazza sono giunte dentro Palazzo civico le proteste sonore di una nuova manifestazione dei molinari, che hanno occupato Piazza Riforma. Il sindaco Marco Borradori spiega così quanto accaduto: "Ogni decisione è stata sottoposta al Municipio, quindi la responsabilità è nostra. Sembrava esserci uno spiraglio per presentare una alternativa per la sede del Molino, al posto dell'ex Macello. Per noi la manifestazione una volta partita dalla piazza sembrava finita, senonché ieri sera verso le 7 ci è stato comunicato dell'occupazione della Fondazione Vanoni, i cui dirigenti mi hanno chiamato e definito la situazione totalmente intollerabile. E da lì è cominciato tutto, esclusivamente a seguito della deriva dell'occupazione. Non c'era nulla di pianificato. È una fandonia".

Karin Valenzano Rossi, titolare del Dicastero sicurezza: "Non posso nascondere l'amarezza per quanto accaduto, anche perché sono municipale da poco. L'idea era quella di aprire un dialogo con gli autogestiti. Con Filippo Lombardi ci siamo presentati anche fisicamente all'ex Macello per aprire un canale di comunicazione. Non abbiamo trovato un muro, sei o sette persone sono uscite rimandando le decisioni alla loro assemblea. Siamo rimasti pure nei paraggi per un paio d'ore. Nei giorni successivi non abbiamo più sentito niente. Circa la manifestazione abbiamo saputo che ci sarebbero potuto essere supporti esteri, con effetti abbastanza pericolosi per la cittadinanza. La polizia era in forze per questo. La demolizione dell'ex Macello è stata una decisione presa dietro indicazioni strategiche di polizia, anche per ragioni di sicurezza. Il Municipio a maggioranza ha dato l'ok. I dipendenti che hanno svolto l'operazione sono stati allertati solo poco prima".

Filippo Lombardi, fresco di elezione nel Municipio di Lugano, come la stessa Valenzano: "Se ho accompagnato la collega in questo tentativo di dialogo è perché ci credevo, e ci credo. Penso che Lugano come altre città svizzere debba riconoscere una forma di aggregazione non convenzionale, però attraverso accordi con un'altra parte della società, che tra l'altro è maggioritaria. Il patto non scritto era molto chiaro: non ci sarebbero stati scontri delle forze dell'ordine se non fossero stati commessi reati. FIno alle 7 di sera eravamo contenti che questo patto non scritto fosse stato rispettato. La possibilità non viene cancellata da quanto successo".

Riguardo alla legalità dell'agire di polizia, per quanto riguarda il permesso di demolizione verrà effettuata una sanatoria.

Di nuovo Borradori "Fatta l'ultima intimazione, ho sempre detto che ogni momento per lo sgombero sarebbe stato quello giusto. Naturalmente coi pregressi che abbiamo avuto, penso per esempio agli scontri in stazione eravamo pronti anche al peggio. Abbiamo voluto assolutamente evitare di farci trovare impreparati. La polizia si è preparata puntigliosamente, abbiamo evitato qualsiasi provocazione. Ma se la manifestazione si fosse fermata col corteo all'Università non sarebbe successo nessuno sgombero".

Cristina Zanini Barzaghi era contraria alla soluzione drastica poi adottata. "Mi sono presentata su richiesta dei servizi comunali per indicare cosa mettere in sicurezza, pensavo che l'edificio rimanesse presidiato almeno fino a lunedì. 

Un piano insomma più poliziesco che politico, chiavi in mano per così dire? "Non ci sono chiavi in mano, c'era una situazione potenzialmente pericolosa, l'apparato di sicurezza era sotto il comando della Polizia cantonale", replica Karin Valenzano Rossi, precisando che però il Municipio ha dato il suo nulla osta.  AI manifestanti chiediamo di accettare il fatto che viviamo in una democrazia, dove ci sono un municipio e un consiglio comunale, e si lavori per una autogestione vera. Ultimamente c'è solo una strategia della tensione".

E ora? Sono allo studio delle sedi alternative per il centro sociale, le indiscrezioni parlano di uno stabile nel piano della Stampa. "È importante non bruciare queste possibilità. È prematuro dare indicazioni sui luoghi perché mancano gli approfondimenti e le valutazioni sulle fattibilità con il coinvolgimento di tutti", chiosa ancora Valenzano Rossi.

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