Real Madrid
1
Manchester City
2
fine
(0-0)
Lyon
1
Juventus
0
fine
(1-0)
La Chaux de Fonds
3
Ajoie
9
fine
(2-1 : 0-3 : 1-5)
GCK Lions
1
Kloten
6
fine
(1-1 : 0-4 : 0-1)
Turgovia
1
Visp
4
fine
(1-2 : 0-1 : 0-1)
Real Madrid
CHAMPIONS UEFA
1 - 2
fine
0-0
Manchester City
0-0
 
 
29'
MENDY BENJAMIN
VALVERDE FEDERICO
48'
 
 
MODRIC LUKA
54'
 
 
1-0 SUAREZ FRANCISCO
60'
 
 
 
 
78'
1-1 JESUS GABRIEL
 
 
83'
1-2 DE BRUYNE KEVIN
RAMOS SERGIO
86'
 
 
MENDY BENJAMIN 29'
48' VALVERDE FEDERICO
54' MODRIC LUKA
60' 1-0 SUAREZ FRANCISCO
JESUS GABRIEL 1-1 78'
DE BRUYNE KEVIN 1-2 83'
86' RAMOS SERGIO
First leg.
Venue: Santiago Bernabeu.
Turf: Natural.
Capacity: 80,000.
Referee: Daniele Orsato (ITA).
Assistant referees: Lorenzo Manganelli (ITA), Alessandro Giallatini (ITA).
Fourth official: Daniele Doveri (ITA).
Video Assistant Referee: Massimiliano Irrati (ITA).
Assistant Video Assistant Referee: Ciro Carbone (ITA).
Sidelined Players: REAL MADRID - Hazard, Asensio (Injured).
Ultimo aggiornamento: 26.02.2020 22:55
Lyon
CHAMPIONS UEFA
1 - 0
fine
1-0
Juventus
1-0
MARCELO FILHO
28'
 
 
1-0 TOUSART LUCAS
31'
 
 
CORNET MAXWEL
61'
 
 
28' MARCELO FILHO
31' 1-0 TOUSART LUCAS
61' CORNET MAXWEL
First leg.
Venue: Groupama Stadium.
Turf: Natural ( AirFibr hybrid grass).
Capacity: 57,261.
Referee: Jesus Gil Manzano (ESP).
Assistant referees: Diego Barbero (ESP), Angel Nevado (ESP).
Fourth official: Guillermo Cuadra Fernandez (ESP).
Video Assistant Referee: Juan Martinez Munuera (ESP).
Assistant Video Assistant Referee: Ricardo de Burgos (ESP).
Sidelined Players: LYON - Adelau00efde, Depay, Kone, Rafael (Injured).
JUVENTUS - Douglas Costa (Injured).
Second leg in Turin, Italy on 17 March 2020.
Ultimo aggiornamento: 26.02.2020 22:55
La Chaux de Fonds
LNB
3 - 9
fine
2-1
0-3
1-5
Ajoie
2-1
0-3
1-5
 
 
2'
0-1 THIBAUDEAU
1-1 COFFMAN
9'
 
 
2-1 DUBOIS
17'
 
 
 
 
26'
2-2 DEVOS
 
 
29'
2-3 SCHMUTZ
 
 
37'
2-4 STAIGER
3-4 CARBIS
41'
 
 
 
 
42'
3-5 HAZEN
 
 
52'
3-6 HUBER
 
 
54'
3-7 HUBER
 
 
55'
3-8 HAZEN
 
 
60'
3-9 CASSERINI
THIBAUDEAU 0-1 2'
9' 1-1 COFFMAN
17' 2-1 DUBOIS
DEVOS 2-2 26'
SCHMUTZ 2-3 29'
STAIGER 2-4 37'
41' 3-4 CARBIS
HAZEN 3-5 42'
HUBER 3-6 52'
HUBER 3-7 54'
HAZEN 3-8 55'
CASSERINI 3-9 60'
HC AJOIE leads series 3-1.
Ultimo aggiornamento: 26.02.2020 22:55
GCK Lions
LNB
1 - 6
fine
1-1
0-4
0-1
Kloten
1-1
0-4
0-1
 
 
10'
0-1 KNELLWOLF
1-1 RIEDI
11'
 
 
 
 
25'
1-2 FIGREN
 
 
26'
1-3 FORGET
 
 
29'
1-4 OBRIST
 
 
30'
1-5 FORGET
 
 
58'
1-6 LEHMANN
KNELLWOLF 0-1 10'
11' 1-1 RIEDI
FIGREN 1-2 25'
FORGET 1-3 26'
OBRIST 1-4 29'
FORGET 1-5 30'
LEHMANN 1-6 58'
EHC KLOTEN leads series 3-1.
Ultimo aggiornamento: 26.02.2020 22:55
Turgovia
LNB
1 - 4
fine
1-2
0-1
0-1
Visp
1-2
0-1
0-1
 
 
15'
0-1 HAUETER
1-1 MEROLA
18'
 
 
 
 
19'
1-2 HOFSTETTER
 
 
30'
1-3 WIEDMER
 
 
60'
1-4 BURGENER
HAUETER 0-1 15'
18' 1-1 MEROLA
HOFSTETTER 1-2 19'
WIEDMER 1-3 30'
BURGENER 1-4 60'
EHC VISP leads series 3-1.
Ultimo aggiornamento: 26.02.2020 22:55
Adriano Olivetti (Wikipedia)
Distruzioni per l'uso
15.02.2020 - 06:200
Aggiornamento : 12:01

La responsabilità sociale è un’impresa. Ma anche un diversivo

Il concetto suona bene e piace al governo, ma per incentivare comportamenti virtuosi serve riformare il contesto economico. Meglio non distrarsi

‘Responsabilità sociale d’impresa’ è un’espressione che suona benissimo: evoca subito i discorsi di Adriano Olivetti, il ping-pong e i pouf in sala caffè, un gruppo di manager che ripulisce il greto d’un torrente. Non stupisce che il Consiglio di Stato l’abbia inserita nel programma di legislatura, e che il Dfe vi dedichi giornate d’approfondimento, studi e perfino uno spettacolo teatrale. L’argomento è importante e lo slogan funziona, anzitutto perché nessuno (o quasi) preferirebbe aziende irresponsabili. Poi perché è così vago che ci si può mettere dentro di tutto: la tutela dei lavoratori, quella della comunità e dell’ambiente, il rispetto della clientela e dei diritti umani, e quelle cose dette in inglese così nessuno capisce bene di cosa si parla, nemmeno gli inglesi: la governance, per dire.

Siessàr

Vago, per ora, è quanto si può e si intende fare per promuovere la corporate social responsibility, o Csr: pronunciatela siessàr, se volete far pesare che siete gente di mondo. Martedì, alla Giornata dell’economia, Christian Vitta ha affrontato il tema partendo dalla più nota delle citazioni kennediane: “Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese” (ci si dimentica sempre che Jfk lo diceva in tempi di politiche keynesiane, abbondante spesa pubblica e fiducia quasi prometeica nell’ingegneria sociale, mentre in epoca di tagli e deregolamentazioni suona tutto diverso). Poi ha annunciato un messaggio e un credito per incentivare le imprese alla responsabilità sociale. Anche se non ha detto quanti soldi saranno, quali criteri saranno utilizzati per assegnarli e come si dovrebbe misurare il comportamento delle imprese; non sono quesiti da poco, visto che la responsabilità sociale è entrata anche nella Legge sulle commesse pubbliche.

Ora: io non penso affatto che gli imprenditori siano tutti padronazzi, e la presunzione di colpevolezza imposta loro dalla sinistra più radicale mi fa venire l’orticaria; poi suppongo che chi gestisce un’azienda non voglia uccidere il cavallo del quale tiene le redini. E sì, ci sono molte aziende che fanno attenzione al rispetto dell’ambiente e al benessere dei lavoratori, e ben venga lo sforzo di formazione per dare loro strumenti migliori e obiettivi chiari: dall'adozione di regole trasparenti a un rapporto equo con consumatori e fornitori, dal contributo alla cosa pubblica al benessere dei lavoratori.

Però vedo anche che la ‘siessàr’ può essere facilmente ridotta a puro marketing: faccio un rapporto di sostenibilità pieno di figure e disegnini, in copertina ci metto un bel bambino appartenente a una minoranza etnica – “quest’anno toglimi il cinesino, falpiasé” –, nei testi utilizzo parole a caso come mission, vision, inspiration, diversity. Poi stampo tutto su carta riciclata, e via. Spero che il Cantone non voglia fare lo stesso, anche se la vaporosità di certi discorsi è poco incoraggiante. 

Da Tijuana a Ivrea

Anche perché la responsabilità sociale c’entra poco o nulla con gli incentivi diretti (hai pulito il laghetto, ecco cento franchi). A incoraggiarla è l’intero contesto economico e normativo, sul quale la politica locale ha un potere forse limitato – siamo un satellite di realtà ben più vaste – ma comunque importante. Se ad esempio il quadro fiscale continua a incoraggiare l’insediamento di imprese corsare, che qui producono poco o nulla e lasciano dietro di sé gusci vuoti, sarà difficile diventare la nuova Ivrea olivettiana. Allo stesso tempo, si è visto che il ‘Jobwunder’ degli ultimi anni non ha interessato i residenti, fra i quali anzi si contano sempre più disoccupati – più che in Lombardia – e numerosi sottoccupati. Segno che fa ancora troppo comodo puntare su settori poco innovativi e competere solo sul prezzo, sfruttando i bassi salari sulla frontiera. Si potrebbero aggiungere il dumping, la speculazione edilizia, i consigli d’amministrazione nei quali girano sempre gli stessi nomi ‘politici’, i molti industriali che si oppongono all’iniziativa per multinazionali responsabili (“quelli che ‘non è per i soldi, è per il principio’…”, direbbe Beppe Viola). Finché la situazione rimane questa, è proprio l'imprenditore responsabile a rischiare uno svantaggio competitivo.

Lo dico senza voler fare del catastrofismo – un tessuto più solido e giusto esiste – e ben sapendo che non sono solo problemi di oggi: quando per cinquant’anni sei stato (anche) la Tijuana dov’era possibile quel che oltrefrontiera era proibito, cambiare paradigma richiede tempo. Ma se i problemi persistono e si aggravano, e la narrazione dominante continua col suo ‘tout va bien’, evidentemente si sta facendo troppo poco. Poi va benissimo affidarsi alle imprese perché facciano la loro parte, con o senza Kennedy. Se però a molti conviene ancora fare l’opposto, l’impressione è che parlare di responsabilità sociale possa diventare un facile diversivo.

 

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