Governo e Camera di commercio rassicurano sulla tenuta delle forniture di nafta e avvertono sui rischi di accaparramento
Il governo di Tokyo prova a rassicurare famiglie e imprese sugli effetti economici delle tensioni in Medio Oriente, mentre emergono segnali di crescente fragilità dal tessuto produttivo nazionale. Le autorità assicurano la tenuta delle forniture di nafta, materia prima strategica per numerosi comparti industriali, ma i dati sui fallimenti aziendali mostrano un deterioramento del quadro economico.
A richiamare alla calma è stato il presidente della Camera di commercio e industria giapponese, Ken Kobayashi, che ha invitato imprese e operatori a evitare reazioni eccessive di fronte ai timori di carenze. Secondo Kobayashi, il governo ha già predisposto misure di contenimento, tra cui il ricorso alle riserve petrolifere e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, ritenute sufficienti a garantire la continuità delle forniture. Derivata dal greggio e interamente importata dal Giappone, la nafta è utilizzata per la produzione di plastica, fibre sintetiche, fertilizzanti e componenti chimici destinati a settori che spaziano dall'automotive all'elettronica, fino al confezionamento alimentare. Alcune aziende hanno già avviato contromisure per limitare il consumo di derivati petroliferi, modificando ad esempio il packaging dei prodotti e riducendo l'uso di inchiostri. Kobayashi ha tuttavia avvertito che una corsa preventiva alle scorte potrebbe aggravare la situazione, creando strozzature nella distribuzione e amplificando le difficoltà.
A rendere più pesante il contesto sono i dati diffusi dalla Tokyo Shoko Research: ad aprile i fallimenti societari sono aumentati del 6,6% rispetto a un anno prima, il livello più elevato per il mese negli ultimi dodici anni. Le passività complessive hanno raggiunto 111,9 miliardi di yen, in crescita dell'8,8%. Secondo l'agenzia, alla base del peggioramento vi sono l'aumento dei prezzi, il rincaro del lavoro e i tassi di interesse più elevati, fattori che comprimono i margini e aggravano i problemi di liquidità, soprattutto tra le piccole e medie imprese. Sullo sfondo, le turbolenze in Medio Oriente rischiano di accentuare ulteriormente le pressioni su un'economia già alle prese con inflazione e consumi deboli.