Estero

Impennata di influenza aviaria in Ue, in 3 mesi 1443 casi

26 novembre 2025
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L'influenza aviaria sta colpendo pesantemente l'Europa: negli ultimi tre mesi, da settembre a novembre, i casi registrati sono stati infatti 1443, ovvero 4 volte in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A lanciare l'allerta è l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che definisce "imperativo rafforzare la sorveglianza e applicare stringenti misure di biosicurezza".

Tra il 6 settembre e il 14 novembre 2025, spiega l'Efsa, sono stati segnalati 1443 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) A(H5) negli uccelli selvatici in 26 Paesi europei, quattro volte in più rispetto allo stesso periodo nel 2024 e il numero più alto quanto meno dal 2016. Nel corso di tale periodo gli uccelli acquatici in varie parti d'Europa sono stati fortemente infettati dall'Hpai, con casi rilevati anche in uccelli selvatici apparentemente sani, il che, avverte Efsa, "ha provocato una contaminazione ambientale diffusa.

Si sono verificati focolai con un alto tasso di mortalità anche tra le gru comuni in Germania, Francia e Spagna". La stragrande maggioranza dei casi di infezione da virus Hpai (il 99%) è stata segnalata come A(H5N1) e la maggior parte era costituita da una nuova variante di un ceppo già in circolazione, introdotto in Europa dall'est prima di diffondersi rapidamente verso ovest. Tra le varie misure, afferma Efsa, "urge rafforzare la sorveglianza ai fini di una diagnosi precoce e garantire una biosicurezza stringente negli allevamenti, onde prevenire l'introduzione dell'Hpai nei volatili domestici e la sua ulteriore diffusione negli allevamenti di pollame".

Quanto ai contagi umani, gli esperti invitano alla calma, precisando che il livello generale di allerta non è stato innalzato poiché non si è determinata ad oggi alcuna trasmissione da uomo a uomo del virus. I contagi registrati sono stati infatti dovuti a contatto diretto con animali infetti.

A preoccupare sono soprattutto i possibili salti di specie da parte dei virus dell'aviaria. Lo scorso 22 novembre, un uomo è morto negli Stati Uniti dopo essere stato contagiato dal virus dell'influenza aviaria H5n5: è la prima volta che questo ceppo infetta l'uomo, dando luogo ad un salto di specie dagli uccelli all'essere umano. Lo scorso gennaio sempre in Usa, in Louisiana, si era registrato un altro decesso umano per influenza aviaria H5n1, ceppo più noto e diffuso.

L'influenza aviaria, chiarisce l'Istituto superiore di sanità, è un'infezione virale che si verifica principalmente negli uccelli. In particolare, gli uccelli selvatici sono il veicolo principale di diffusione di questi virus, che poi possono essere trasmessi, ad esempio, agli animali da allevamento e, sporadicamente, all'uomo (attraverso il contatto con animali infetti). I virus aviari hanno una grande capacità di mutare e, recentemente, alcuni di questi ceppi virali sono stati trasmessi anche ai mammiferi, tra cui bovini, e animali da compagnia come i gatti. I casi umani possono essere asintomatici, con sintomi lievi ma anche gravi e letali.

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