Con Wall Street in rosso, appesantita dai titoli tecnologici, nel pomeriggio ha invertito la rotta anche il valore dell'oro dopo aver macinato anche oggi nuovi record, sfiorando i 5600 dollari (4300 franchi al cambio attuale) l'oncia, in scia alle speculazioni per l'intensificarsi delle tensioni tra USA e Iran. Il prezzo spot del metallo giallo si è portato attorno ai 5250 dollari (-3%).
"Si tratta di un calo generale sul mercato delle materie prime, poiché l'aumento (dei prezzi, ndr) è stato troppo rapido e troppo consistente", spiega all'agenzia di stampa France-Presse (Afp) Kathleen Brooks, analista presso la piattaforma attiva nel trading in azioni XTB. Anche l'argento ha registrato un crollo, superiore all'8%, e anche il rame e il nichel hanno subito un calo, aggiunge Brooks.
Resta il fatto che la domanda di oro ha raggiunto un livello da primato negli ultimi mesi, con investitori e banche centrali che si sono riversati su questo bene rifugio come protezione dalle politiche imprevedibili del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il prezzo dell'oro è aumentato di conseguenza fino ai massimi registrati anche stamani vicino ai 5600 dollari l'oncia.
Secondo il rapporto annuale del World Gold Council (un'associazione delle principali aziende minerarie aurifere), gli acquisti hanno raggiunto massimi storici sia in volume che in valore lo scorso anno, con una domanda che ha superato le 5000 tonnellate e un valore che ha raggiunto i 555 miliardi di dollari, con un aumento del 45% su base annua.
"L'incertezza" è stata il fattore chiave della solida performance del metallo prezioso, spiega l'analista dell'associazione Krishan Gopaul. L'anno è stato caratterizzato dall'attacco tariffario di Trump contro i principali partner commerciali, tra cui Cina, Unione europea e India, che ha sovvertito i principi di libero scambio globali di lunga data.
A ciò va aggiunto che le critiche di Trump alla politica monetaria statunitense hanno alimentato preoccupazioni sull'indipendenza della Federal Reserve, la banca centrale, e contribuito all'indebolimento del dollaro.
Questi timori hanno spinto altre banche centrali ad aumentare significativamente le proprie riserve auree. Sebbene gli acquisti di oro da parte degli istituti di emissione siano leggermente diminuiti in volume rispetto all'anno precedente, il loro valore totale è aumentato del 13% nel 2025.
L'oro ora rappresenta oltre il 20% delle riserve delle banche centrali, un livello che non si vedeva dall'inizio degli anni '90, sottolinea ancora il World Gold Council.
La domanda è stata inoltre stimolata dall'entusiasmo per gli Etf, i fondi di investimento quotati, legati al prezzo dell'oro. "Gli Etf sull'oro hanno reso l'oro più accessibile a molti investitori", rendendolo facile da acquistare come un'azione aziendale, afferma ancora Gopaul.