Economia

Accordo Ue-USA sui dazi segna un passo avanti ma restano molte incognite

La dichiarazione congiunta è solo un framework, i veri negoziati potrebbero durare mesi

22 agosto 2025
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Più una tregua che una vera pace commerciale: la dichiarazione congiunta firmata giovedì da Ue e Stati Uniti sul commercio transatlantico segna un passo avanti sulla spirale sui dazi. Ma resta solo un "framework", una cornice negoziale, e non ancora un accordo commerciale vero e proprio. I lavori veri iniziano ora e potrebbero durare settimane, se non mesi.

Già entro pochissimi giorni, poi, la Commissione dovrà rimuovere i dazi Ue ai beni industriali statunitensi: basta che arrivi entro fine mese la proposta formale di Bruxelles (senza che l'iter legislativo sia stato completato) e Washington farà scattare retroattivamente già dal primo agosto il tetto del 15% alle tariffe sulle auto, sventando i dazi ora al 27,5%. Sarà comunque un lavoro "tecnico" laborioso visto che andranno precisati nel dettaglio tutti i codici doganali coinvolti.

Sui dazi Usa, comunque, l'incertezza resta alta. Dopo i mal di pancia seguiti all'accordo di fine luglio in Scozia, per un'intesa ritenuta squilibrata a favore degli Usa, dopo il sollievo per la dichiarazione congiunta sembra ora arrivato il momento dei distinguo e delle solite divisioni europee. Berlino appare la più soddisfatta. Ha ottenuto il taglio delle tariffe alle auto, il cuore della sua manifattura di esportazione. Diversa la prospettiva per gli altri. L'Italia ha già fatto sapere di voler lavorare per estendere le esenzioni, a partire dal comparto agroalimentare. Invano Francia, Italia e Belgio avevano occhi di riguardo su vino, liquori e superalcolici, sui quali i dazi restano al 15%. "Una delusione profonda", hanno lamentato gli esportatori francesi. Ferita aperta anche per i birrai belgi, che pur hanno sottolineato come sia "meglio il 15% che il 50% evocato nelle scorse settimane".

Nell'intesa con Washington, al di là degli estesi accordi commerciali da mettere nero su bianco, restano altri nodi da sciogliere, a cominciare dalle "rules of origin", le regole che stabiliscono il vero Paese di origine di un prodotto, decisive per evitare triangolazioni da Paesi terzi. E sarà questo uno dei tavoli più delicati dei prossimi mesi.

Anche sul fronte dell'acciaio e dell'alluminio la preoccupazione resta alta. Eurofer, l'associazione europea dei produttori siderurgici, ha notato come già il dazio del 15% sui veicoli possa mettere a rischio circa un milione di tonnellate di acciaio europeo, senza contare la tariffa del 50% che al momento ancora grava sull'export diretto di acciaio e alluminio verso gli Stati Uniti.

Sul piano pratico non mancano poi altri contraccolpi dai dazi. Le poste europee, da Poste Italiane a Deutsche Post, passando per il servizio postale francese e ceco, hanno annunciato la sospensione delle spedizioni standard verso gli Usa, a causa del nuovo regime doganale che dal 29 agosto cancella l'esenzione fiscale per i piccoli pacchi. Una misura che pesa soprattutto su piccole imprese ed e-commerce.

La Federal Reserve americana, dal canto suo, ha osservato già un impatto sui prezzi: "Gli effetti dei dazi sono visibili", ha affermato il presidente Jerome Powell, segnalando aumenti in diverse categorie di beni al consumo. Dunque la certezza è che il clima commerciale non peggiora. Ma la vera partita è appena iniziata.