L'indice economico UBS-CFA mostra un aumento, ma prevale ancora l'aspettativa di un rallentamento congiunturale
La fiducia degli analisti finanziari riguardo al futuro dell'economia svizzera migliora, dopo il crollo del mese scorso, rimanendo comunque orientata a un pessimismo di fondo: è quanto emerge dall'indice sulle prospettive economiche calcolato da UBS e da CFA Society Switzerland sulla base di un sondaggio fra esperti.
L'indicatore principale si è attestato in maggio a -22,0 punti, 29,6 punti in più di marzo, quando aveva perso in un solo colpo 40,9 punti. Malgrado il netto aumento il parametro rimane ancora pesantemente negativo, segnalando che sono più numerosi gli specialisti che si aspettano un raffreddamento della congiuntura, rispetto a quelli che puntano sull'evoluzione opposta.
Andando nei dettagli, il 32,2% degli interrogati in maggio pronostica un peggioramento della situazione congiunturale nei prossimi sei mesi, il 10,2% un miglioramento, mentre il 57,4% è convinto che non vi saranno cambiamenti (valori che determinano poi l'indice complessivo: 10,2 meno 32,2 = -22,0). Rispetto ad aprile sono diminuiti i pessimisti (-22,5 punti), mentre sono aumentati gli ottimisti (+7,1 punti) e coloro che puntano sullo status quo (+15,4 punti).
La maggiore fiducia per il futuro elvetico si accompagna a un'analisi migliorata per l'Eurozona (-8,6, con una progressione di 38,2 punti), la Cina (-16,9, +18,0 punti) e gli Stati Uniti (-57,6, +25,2 punti). Più confortante, nel paragone mensile, è anche il giudizio sulla situazione congiunturale elvetica attuale, con un indice che diventa positivo a 1,7 punti, beneficiando di un incremento di 8,0 punti.
Particolarmente importanti sono i segnali per quanto riguarda il rincaro: l'inflazione in Svizzera è vista in aumento dall'11,9% del campione, mentre il 28,8% si aspetta un calo e il 59,3% stabilità. I tassi d'interesse sono attesi in contrazione nel corto termine (75,0%), mentre una minoranza li vede stabili (23,2%) e quasi nessuno in rialzo (1,8%). Nel lungo termine prevale l'opinione di chi non vede cambiamenti (47,2%), ma non mancano coloro che si aspettano un aumento (18,2%) o, al contrario, una diminuzione (34,5%).
Il 45,5% degli interrogati (+9,9 punti rispetto ad aprile) prevede inoltre un incremento dell'indice di borsa elvetico SMI nei prossimi sei mesi, il 29,1% punta su valori stabili e il 25,5% su una flessione. Sul fronte valutario, il 45,5% si aspetta un rafforzamento del franco rispetto all'euro, il 12,7% un indebolimento e il 38,2% ritiene che non vi saranno cambiamenti nel corso; nei confronti del dollaro le rispettive quote sono del 66,7%, del 24,1% e del 9,3%. Riguardo alla disoccupazione il 47,4% vede una crescita dei senza lavoro, il 50,9% una stagnazione e l'1,8% un calo.
Agli esperti è stato anche chiesto come si muoverà la Banca nazionale svizzera (BNS) nel prossimo esame trimestrale della situazione economica e monetaria, in programma il 19 giugno. Lo scenario più gettonato, scelto dal 49% degli interpellati, è un taglio del tasso guida (che oggi è dello 0,25%) di 25 punti base; al secondo posto, con il 29%, seguono coloro che scommettono sullo status quo; al terzo, molto più staccato con il 16%, figura chi pensa a una riduzione di 50 punti base, cosa che porterebbe l'indicatore della BNS in territorio negativo.
Al sondaggio, effettuato fra il 15 e il 21 maggio, hanno partecipato 59 analisti della comunità finanziaria elvetica. L'inchiesta in questione viene realizzata dal gennaio 2017: fino all'agosto 2023 partner di CFA - un'associazione di professionisti dell'investimento che ha radici americane - era Credit Suisse, ora è UBS, banca che ha rilevato il concorrente.