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26.06.2022 - 14:00
Aggiornamento: 16:35
di Giuditta Marvelli, L’Economia

‘Blockchain, tecnologia ad alto potenziale ma poco compresa’

Intervista a Jenny Johnson, da due anni Ceo di Franklin Templeton. ‘Futuro con alti tassi di interesse, ambiente al quale i gestori non sono più abituati’

Fintech e mercati ‘private’. Le due parole per sintetizzare i piani di Franklin Templeton, storico gestore indipendente americano che oggi gestisce 1’500 miliardi di dollari, sono sofisticate. Racchiudono due mondi, quello dell’innovazione tecnologica nella finanza e quello degli investimenti in aziende non quotate, sempre più importanti ma non sempre comprensibili. Soprattutto per i piccoli risparmiatori. Però Jenny Johnson, Ceo dell’azienda da due anni, una lunga carriera dentro il gruppo fondato da suo nonno 75 anni fa, è capace di aprire all’interlocutore le porte di tutti e due. Chi scrive ha ricevuto da questa signora appassionata e non da un giovane nerd, la spiegazione più interessante sentita fino a oggi sul tema della blockchain. Johnson ha guidato (e non è finito, dice) un processo di crescita per acquisizioni che ha portato al raddoppio delle masse gestite. L’ultima, due settimane fa, è stata quella di Alcentra.

L’Italia quanto è importante per voi?

Molto. Siamo nel vostro Paese da 25 anni. È un mercato aperto, pieno di risparmio.

Come vede i mercati?

Per i gestori attivi, come siamo noi, un quadro di grande volatilità consente di mostrare il proprio valore. Purtroppo non vedo soluzioni semplici per la guerra. Il rischio è un "congelamento" del mondo con una polarizzazione Russia-Occidente – e Cina e India amiche di tutti e di nessuno – che porterà anche a una circolazione più frammentata dei capitali.

E l’inflazione?

Ci aspetta un futuro con alti tassi di interesse, un ambiente dove i gestori non sono abituati a lavorare da molti anni. In parte è generata dai lockdown cinesi, che andranno avanti fino a novembre, cioè fino alla rielezione di Xi Jinping. Ma mentre il caro prezzi in Europa è legato a cibo ed energia, quello negli Stati Uniti è decisamente più "cattivo". La Fed non avrà altra scelta se non quella di alzare i tassi in maniera aggressiva.

Negli ultimi anni avete fatto molte acquisizioni. Ne farete ancora?

La scorsa settimana abbiamo annunciato quella di Alcentra, uno dei maggiori gestori europei specializzati in credit e private debt, con 38 miliardi di dollari di asset. Con quella di Legg Mason, due anni fa, è iniziato un percorso di crescita che ci ha portato a essere un asset manager da oltre 1’500 miliardi di dollari con un registro completo di offerta: dagli Etf, tra i più economici del mercato, ai fondi specializzati nei mercati private. Soprattutto private credit e real estate. Ma anche private equity. Un settore, quest’ultimo, in cui ci piacerebbe allargare ancora la nostra gamma di prodotti, magari con un focus sulle infrastrutture. Ma faremo acquisti, se troviamo società interessanti, anche nel campo del Fintech. Per aumentare l’efficienza dei servizi da offrire ai consulenti che lavorano con noi.

Perché è così importante il mercato private per gli asset manager oggi?

Perché il mercato dei fondi che investono in asset quotati si è ristretto, mentre quello dei portafogli "private" è in espansione. E siccome si è allungato il tempo in cui una società resta "private" prima di approdare in Borsa, non investire in questo settore significa perdere molte opportunità. Secondo le nostre stime se un fondo pensione investisse tra il 10 e il 30% in private credit e real estate il rendimento finale medio si alzerebbe di una quota che va dall’1% al 3% l’anno.

Ma quali sono i rischi?

Ci sono due grandi sfide da accettare: l’illiquidità e i costi. C’è una grande dispersione di rendimenti nel settore: chi performa bene si fa pagare molto. Chi ha risultati mediocri costa poco. Offrire risultati discreti a prezzi accettabili è la prossima gara.

Avete lanciato mesi fa un fondo monetario ‘tokenizzato’ acquistabile con ewallet disponibile su Apple store. Come funziona?

È un monetario "dematerializzato", non serve intermediazione per usare il denaro investito. In teoria si può utilizzare come metodo di pagamento in un negozio. Si può comprare e vendere senza data/valuta e senza intermediari in qualsiasi momento. È l’unico del genere dotato di autorizzazione Sec (la Consob Usa). In sintesi propone al risparmiatore i principali vantaggi della tecnologia blockchain: semplificazione e costi ridotti. Certo per poterlo utilizzare serve che il sistema sia diffuso, per esempio che i negozi accettino questo tipo di transazione, e oggi così non è. Per il momento il fondo è disponibile solo in alcuni Stati degli Usa.

È una fan della blockchain?

Sì. Credo sia una tecnologia ancora poco compresa. Eliminando la necessità della terza parte che convalida i contratti, aiuta a ridurre i costi e aumenta il potere contrattuale di chi ne ha di meno. Faccio un esempio a cavallo tra finanza e industria: una piccola azienda che sta alla fine di una catena di fornitura in cima alla quale c’è una società molto grande e forte, oggi se vuole credito da una banca può solo dichiarare i rapporti commerciali con i suoi clienti diretti, poco importanti. E non avrà abbastanza peso per ottenere soldi a un buon tasso. Domani, con un token che certifica in modo inequivocabile la sua appartenenza a quella catena che termina con un nome di spicco, potrà farsi valere. E strappare finanziamenti a un tasso migliore.

E dei bitcoin che cosa pensa?

Le criptovalute sono come una religione, qualcosa che secondo alcuni ci salverà, secondo altri ci distruggerà. A me interessa solo la tecnologia con cui sono fatte. La blockchain, appunto. Che ha delle enormi potenzialità positive in tutti i campi.

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