Sogno o son Festival

Sanremo 2019: le pagelle della 'Regione'

Dalle gemme di Silvestri, Zen Circus e Cristicchi – giù giù fino a Federica Carta – ce n'è per tutti

Dentro l'Ariston
6 febbraio 2019
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Francesco Renga, ‘Aspetto che torni’ – Il nome Bungaro tra gli autori accende sempre una lampadina, ma il brano – troppo lieve – non regge il Renga – troppo sinfonico. Giudizio: avercene, comunque

Nino D’Angelo e Livio Cori, ‘Un’altra luce’ – Il ragazzo della curva B con la fidanzata carina che ti chiedevi perché lui sì e io no non c’è più da un pezzo. Dice in conferenza stampa: «Peter Gabriel mi ha cambiato la vita, mi ha insegnato che si può fare musica anche con pochi accordi». Ma Peter Gabriel non intendeva così pochi. Giudizio: buio in sala

Nek, ‘Mi farò trovare pronto’ – Il Neviani dal pregevole look canta un tunz-tunz-rock di pregevole fattura con pregevole intonazione. Giudizio: Pregio della Critica

Zen Circus, ‘L’amore è una dittatura’ – I testi di Appino – sorta di Tricarico con rock band al seguito – brillano più nell’autoanalisi (‘Catene’) che nella denuncia sociale (‘Zingara’). E questo splendido ritratto dell’umana condizione – coreograficamente tra Orwell e il Palio di Siena –  è un calcio nel didietro. Giudizio: venghino siori, venghino

Il Volo, ‘Musica che resta’ – “Baciami l’anima” è concetto nanniniano che gravita dalle parti del “trottolino amoroso”, ma l’ovazione della Scala del pop ha un senso. E pure condiviso. Giudizio: la notte vola

Loredana Berté, ‘Cosa ti aspetti da me’ – Testo alla Vasco – manca solo qualche “va beh” – il motivo c’è: a scrivere è Curreri. Parafrasando il Fossati, che meglio scrisse per lei, Loredana non lascia la scia. Giudizio: alla carriera

Daniele Silvestri, ‘Argento vivo’ – È teatro canzone esteso al rap, è ‘L’uomo col megafono’ che chiude il cerchio lasciando tutti ‘A bocca chiusa’ (Sanremo 2013). Giudizio: oro puro

Federica Carta e Shade, ‘Senza farlo apposta’ – Il brano sta, per contenuti, un gradino sotto ‘Un jeans e una maglietta’. Il verso “Da quando hai buttato le Barbie per giocare con le persone” capovolge il messaggio di un classico della festa della salamina intitolato “Alle donne piacciono i bastardi”, facendo presente che, evidentemente, agli uomini piacciono le str****. Giudizio: Carta canta (ma scripta non manent).

Ultimo, ‘I tuoi particolari’ – La formula ricorrente del crescendo con incazzatura finale alla Fabrizio Moro (ma senza le mani in tasca) ricorre anche qui, come in molte (troppe) sue cose. Ma è in odore di santità, e stampa e pubblico femminile porteranno il romano molto in alto. Giudizio: Urtimo

Paola Turci, ‘L’ultimo ostacolo’ – Signor brano cantato da signora cantante. La Patty Smith romana nelle mani del produttore Chiaravalli non sbaglia un colpo (nemmeno con la voce non al meglio). Giudizio: oltre (l’ostacolo)

Motta, ‘Dov’è l’Italia’ – Premio Tenco per Premio Tenco, Brunori con ‘L’uomo nero’ diceva le cose come stanno. Quest’Italia appena accennata, questo vorrei ma (è meglio che) non posso, è un’occasione persa. Giudizio: dov’è Motta?

BoomDaBash, ‘Per un milione’ – I BoomDaTrash snocciolano paragoni del tipo “come una mamma aspetta quell’ecografia” e “come i bimbi aspettano il Natale” per i quali si sono mossi onnipresenti come Cheope (‘Battito animale’, ‘Nessun grado di separazione’, ‘Il diario degli errori’) e Federica Abbate (‘Roma Bangkok’ e i piagnistei di Alessandra Amoroso). L’orecchiabilità è tanta quanto i passaggi radiofonici futuri. Giudizio: comunque, nemmeno per 10 franchi

Patty Pravo con Briga – “Ma cosa sono venuta a fare, una passeggiata o a cantare?”. Problemi tecnici frenano nonna Patty con acconciatura biondo-rasta e il nipote superdotato (quanto a voce) Briga. Poi, la loro ‘Un po’ come la vita’ scorre. Come la vita. Giudizio: Bene, Pravo, bis

Simone Cristicchi, ‘Abbi cura di me’ – Più che una canzone, un ciclo di sedute psicanalitiche per le quali bisognerebbe pagare 100 franchi ogni ascolto. “Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro”. Porca miseria quanto è vero, Simone. Giudizio: ti regalerò una cura

Achille Lauro, ‘Rolls Royce’ – Con il chitarrista tamarro alla sua sinistra sdrammatizza il concetto di trapper con i biglietti da 500 euro sotto le ascelle e la carta igienica Dolce e Gabbana. Al Casinò di Sanremo potrebbe portarsi via l’intera posta. Giudizio: jackpot

Arisa, ‘Mi sento bene’ – Quando canta, Rosalba Pippa agli altri cantanti gli fa il cognome. Nuovo e ritmato inno alla ‘Semplicità’, il pezzo ha il potere di ricordare tutto, da Cher agli Earth Wind & Fire fino ai Ricchi e Poveri. E il qualcosa di già sentito é – il Maestro Morricone autorizza – il segreto del successo popolare. Giudizio: Superpippa

Negrita, ‘I ragazzi stanno bene’ – Il tema iniziale e finale è ‘L’estate sta finendo’, e calza come un calzino a righe lungo sotto un pantalone a quadri corto. Ma – Ruggeri docet – noblesse oblige. Giudizio: nobili

Ghemon, ‘Rose viola’ – Nome da videogame, gran voce, pezzo filo-R’n’B dove "è il bene che vince e il male che perde” (cit. Ruggero). Giudizio: Sì, ma anGheno

Einar, ‘Parole nuove’ – Nome da aperitivo contro il logorio della vita moderna, gareggia con Ultimo per arrivare primo (e per diventare il nuovo Eros). Ma la canzone è un optional. Giudizio: Fatti un Einar.

Ex-Otago, ‘Solo una canzone’ – Riletto e riascoltato, il verso “Scoprire nuove tenebre tra le tue cosce dietro le orecchie” a noi rimanda sempre a una delle varianti più entusiasmanti del Kamasutra. Ma non chiamatelo indie. Giudizio: se si votasse da 1 a 70, allora 69

Anna Tatangelo, ‘Le nostre anime di notte’ – Con un incipit come “Quante bugie ci siamo detti, amore” il pensiero va subito a D’Alessio, ma pure a ‘Non chiamarmi Annarella’, hit di Tony Tammaro che va ascoltata. Anche calata dentro melodie pausiniane, la ragazza di periferia resta impeccabile. Giudizio: ragazza di discografia

Irama, ‘La ragazza con il cuore di latta’ – Sotto un testo importante c’è il nulla cosmico; il coro gospel c’entra come un assolo di Angus Young su ‘Fin che la barca va. Un tentativo di sensibilizzazione che sa di furbata. Giudizio: Ira

Enrico Nigiotti, ‘Nonno Hollywood’ – Il nonno di Superman, quello che accoglie in casa il piccolo Clark Kent prima di morire d’infarto, ci ha lasciato un ricordo più rassicurante di “Mi mancano i tuoi fischi mentre stai a pisciare”. Ma “nonno mi hai lasciato dentro ad un mondo a pile, centri commerciali al posto del cortile” vendica il pisciatoio. Forse non nuovissima, ma è un fior di canzone. Giudizio: c’è poco da scherzare

Mahmood, ‘Soldi’ – L’italo-egiziano Alessandro già aveva spettinato tutti nella gara di dicembre che l’aveva portato nei Big. È world music, è il vero nuovo che avanza in mezzo a finti giovani. Giudizio: (parafrasando Annarella) ragazzo di periferia

 

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