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Chi ha paura di Marc Z. Danielewski?

Non si apre ‘Only Revolutions’ (66thand2nd) per leggere un libro, ma per fare un'esperienza

Una circolarità di spunti e collegamenti
21 settembre 2023
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Dato più volte per defunto, il romanzo si ostina a sopravvivere ai compiaciuti referti mortuari compilati dalla critica negli ultimi decenni, mostrando un’infinita capacità di rigenerarsi nelle forme e nei contenuti. Non sono state ancora esplorate, come nell’incubo più spaventoso di Borges, tutte le possibili combinazioni di segni grafici, e l’inesauribile Biblioteca di Babele è piena di scaffali vuoti. Per di più, i furori orwelliani e l’ira funesta delle cagnette che pretenderebbero di censurare anche la Bibbia non potranno invalidare la constatazione di Giorgio Manganelli: “Un fondamentale elemento di disubbidienza governa gli impulsi della letteratura. Vedete come rilutta, come accetta anche di morire, quando la si vuol fabbricare onesta. È ascetica e puttana. Possiamo forse vedere la letteratura come una satira totale, una pura irrisione, anarchica e felicemente deforme; una modulazione del blasfemo. Nel cuore della letteratura sta chiuso un riso tra olimpico e demente, qualcosa di cui molti hanno paura”. E sicuramente gli editor fissati con la leggibilità e il pareggio di bilancio, le fragili creature da cui cola letteratura ombelicale come liquido marroncino da rubinetti guasti, i pavidi recensori che anche nel bugiardino di un antipiretico ravviserebbero un imprescindibile capolavoro, devono avere paura, e molta, di quelli come Mark Z. Danielewski, che nei loro atti di fede nei confronti del romanzo allargano i confini di ciò che la letteratura può fare e dilatano a dismisura l’esperienza del lettore. Lettore a cui ‘Only Revolutions’, edito da 66thand2nd nell’eroica traduzione di Leonardo Taiuti, chiede molto, in una circolarità di spunti e di collegamenti che può essere ricostruita, come nella protasi che nel proemio dell’Odissea segue l’invocazione alla Musa, partendo da un punto qualsiasi.

Né retro, né fronte

Scegliamo di iniziare dalle due copertine, che fanno sì che il libro non abbia né retro né fronte e si possa leggere da entrambi i lati. Due protagonisti, Hailey e Sam, per due voci narranti che scorrono parallele: ogni pagina le contiene entrambe, e la prima di Hailey contiene, capovolta, l’ultima di Sam, e viceversa, così come la seconda di lui contiene la penultima di lei e via di seguito. Per questa ragione l’editore suggerisce di leggere il libro girandolo ogni otto pagine, alternando le due voci. Voci di due solitudini che finiscono per combaciare, ognuno prendendo progressivamente atto dell’esistenza dell’altro, in una storia d’amore e di formazione che percorre a bordo di vari veicoli la geografia degli Stati Uniti e abbraccia due secoli di storia americana, dal 1863 della Guerra Civile a un 2063 ancora da scrivere, con l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy del 1963 a fare da spartiacque: non è un caso il rilievo grafico dato al pronome NOI, che in originale è US, come l’acronimo di United States.

Questa è soltanto una delle contraintes a cui, alla maniera degli oulipiens francesi, Danielewski ha deciso di vincolarsi, per rendere in tutti i modi possibili l’aspirazione del titolo, che suggerisce l’idea del giro, del cerchio, della rotazione, del ritorno. E dei 360 gradi, tanti quanti le pagine finali, le parole contenute in ogni pagina e chissà che altro. Il cerchio è anche la forma dell’iride e della pupilla, richiamata nelle copertine, ma non solo: Sam ha “occhi d’oro con schegge di verde”, Hailey “occhi verdi con schegge d’oro”, particolarità che si riflette graficamente nelle lettere O, che sono verdi nella parte di Hailey e dorate nella parte di Sam, quasi a marcare la titolarità dei punti di vista. Lasciamo ai lettori il gusto di scovare tutti gli elementi che, in una rigida struttura tipografica, compongono la performance visiva prevista per loro, oltre alle corrispondenze, ai Leitmotiv e ai giochi di parole attraverso cui i due protagonisti si conoscono, si amano e si fondono, per sottolineare un’altra particolarità: ‘Only Revolutions’ è un raro esempio di romanzo in versi narrativi, secondo le coordinate suggerite da Eugenio Montale: “Mentre la poesia si avvicina alla prosa, il romanzo tenta di liberarsi delle sue impalcature e aspira alla condizione di prosaicissima poesia”. Una lettura che, a seconda della disponibilità e della pazienza del lettore, può appassionare o sfiancare: di sicuro, un’esperienza diversa da qualsiasi altra cosa si possa trovare in libreria.

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